Popoli indigeni

Verso le elezioni in Messico. Chi è Marichuy, la voce negata dei diritti degli indigeni, delle donne e della natura

Ha tentato di correre per le elezioni presidenziali in Messico del 2018, senza riuscirci. Questa è la storia di Marichuy, rappresentante degli indigeni scelta per dare nuova vita al femminismo e alla difesa dell’ambiente.

Dopo essere stata eletta portavoce delle comunità messicane indigene, il 16 ottobre del 2016 Marichuy ha avviato la sua campagna come candidata indipendente nelle elezioni presidenziali che avverranno in Messico a luglio del 2018. È la prima volta che il Paese permette a candidati indipendenti di partecipare alle elezioni, a patto che raccolgano almeno 850mila firme. E per questo la richiesta di Marichuy di correre alle presidenziali è stata respinta: non ha raggiunto questo numero entro la scadenza prevista, il 19 febbraio. Tuttavia la sua campagna è stata un successo nell’ambito dei diritti delle donne, degli indigeni e della natura.

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Marichuy durante un raduno © Adrian Martinez/Wikicommons

Marichuy, la candidata indipendente e indigena

Marìa de Jesùs Patricio, nota come Marichuy, è nata nel 1963 all’interno comunità Nahua di Tuxpan nello stato di Jalisco ed è un’esperta di medicina tradizionale, tanto che nel 1992 ha fondato la clinica Calli Tecolhuacateca Tochan, nella sua città natale. Ma tutta la sua vita è stata caratterizzata anche da un incessante attivismo politico. È stata una delle figure chiave dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln) che, nel 1994, ha tentato di unificare le comunità indigene messicane e combattere la politica neoliberista, ad esempio l’accordo nordamericano di libero scambio (Nafta) tra gli Stati Uniti e il Canada, che è entrato in vigore proprio quell’anno, mettendo a rischio l’esistenza stessa delle comunità indigene e delle loro terre native.

Dopo la rivolta armata dell’Ezln e il conseguente trattato di pace con il governo messicano del 1996 (noto come gli Accordi di San Andrès), Marichuy ha contribuito alla creazione del Congresso nazionale indigeno (Cni). Quest’ultimo è stato creato da varie comunità indigene e i loro rappresentanti come spazio dove incontrarsi ed organizzare una politica comune e indipendente, promuovendo forme alternative di organizzazione, rappresentanza e processi decisionali. Gli zapatisti ed il Cni non si uniformarono agli altri partiti politici, e decisero di creare delle comunità autonome ed indipendenti chiamate “Caracoles” in tutto il paese, fondate sul principio dell’autodeterminazione, diventando un modello di autogoverno per il resto mondo.

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Membri dell’ Ezln che indossano le loro maschere tipiche © Daliri Oropeza/Wikicommons

Marichuy è stata la prima donna indigena a candidarsi per le elezioni in Messico

A ottobre del 2016 il Cni e l’Ezln avevano annunciato la loro partecipazione alle elezioni appoggiando un candidato indipendente. Marichuy era stata scelta per via del suo ruolo di sostenitrice dei diritti delle donne, degli indigeni e della natura. Infatti, la questione della conservazione della biodiversità le stava e le sta particolarmente a cuore: come esperta di medicina tradizionale, usufruisce delle foreste e di ciò che la circonda come risorsa di sapere e fonte di medicine.

Una campagna breve ma diversa, indipendente

Questa decisione arrivava in un momento di tensione per il Messico per via delle dure condizioni dei poveri e delle comunità oppresse. Questioni come le sparizioni forzate, i conflitti per l’estrazione delle risorse ed i diritti delle donne e degli indigeni hanno dato vita alla ricerca di una voce al di fuori dei partiti tradizionali, tra i quali si trovano il Partito rivoluzionario istituzionale (Pri) del presidente attuale Enrique Peña Nieto ed il Partito d’azione nazionale (Pan).

La campagna di Marichuy racchiudeva tutti questi temi e il Cni ha contribuito alla sua importanza politica creando un consiglio governativo indigeno che aderisce ai sette principi del Congresso: servire e non servirsi, costruire e non distruggere, rappresentare e non sostituire, convincere e non vincere, ubbidire e non comandare, scendere e non salire ed infine proporre e non imporre. L’esatto opposto dei programmi dei partiti politici tradizionali.

Inoltre, il consiglio aveva dichiarato di voler svolgere la propria campagna elettorale senza utilizzare i fondi del budget federale anche se Marichuy fosse riuscita a raggiungere il ballottaggio, il che la avrebbe autorizzata ad utilizzare i fondi statali messi a disposizione dei candidati indipendenti, sottolineando l’importanza del messaggio, invece di pensare solo a guadagnarsi qualche voto.

Bettina Cruz, una donna indigena Binni Zaa di Oaxaca, membro importante del consiglio ed ambientalista ha spiegato che “non stiamo cercando di guadagnare il vostro voto, il motivo per il quale vogliamo che uno dei nostri candidati raggiunga il ballottaggio è quello di sfruttare l’interesse che circonda le elezioni per organizzarci in tutto il paese”.

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Una marcia che si è svolta a Città del Messico per protestare contro la sparizione di 43 studenti della scuola Normale di Ayotzinapa nello stato di Guerrero a settembre del 2014 © Brett Gundlock/Getty Images

La strada per diventare un candidato indipendente

Sarebbe stato necessario ottenere 866.592 firme (l’un per cento della popolazione votante) per poter essere registrati come candidati indipendenti. Questi voti avrebbero poi dovuto essere autenticati attraverso un’applicazione che richiede un dispositivo cellulare ed una connessione internet funzionante: un grande ostacolo per le comunità rurali povere dove l’accesso ad internet, i dispositivi cellulari e specialmente gli smartphone non sono sempre presenti. Un ostacolo all’accesso alla democrazia stessa.

Alcuni dichiarano che queste regole siano state imposte per assicurare che solo i politici professionisti con accesso a fondi cospicui potessero raggiungere il ballottaggio. In altre parole, l’introduzione dei candidati indipendenti sarebbe vista come un modo per “i soliti noti” che non sono stati scelti come candidati dai partiti di provenienza, di rientrare nella sfera politica. Al posto che essere un trampolino di lancio per le nuove forze politiche indipendenti. Tra quelli che sono riusciti a registrarsi, infatti, troviamo Jaime Rodriguez e Margarita Zavala, due veterani dei partiti politici tradizionali.

“Queste elezioni non sono per i poveri, ma per i ricchi, che per raccogliere le firme ci obbligano a utilizzare delle tecnologie assenti in molte comunità”. (Marichuy)

Ruben Albarran, frontman del gruppo Caffè Tacuba, durante un raduno a favore di Marichuy tenuto all'università UNAB a Città del Messico © Adrian Martinez/Wikicommons
Ruben Albarran, frontman del gruppo Caffè Tacuba, durante un raduno a favore di Marichuy tenuto all’università Unab a Città del Messico © Adrian Martinez/Wikicommons

Marichuy non raccoglie le firme necessarie ma fa sentire la sua voce

Così il 19 febbraio Marichuy è stata esclusa dalla lista dei candidati indipendenti, ottenendo solo un quarto delle firme necessarie. Nonostante la sua sconfitta sostanziale, la campagna di Marichuy ha rappresentato un grande momento storico. Non solo per aver messo in luce le sfide che deve affrontare la politica, ma anche per quanto riguarda la sensibilizzazione sulle difficoltà affrontate dagli indigeni e dalle donne in Messico che lottano per difendere l’ambiente.

“Noi indigeni dichiariamo di non essere d’accordo con il sistema, di essere sfruttati, di lasciare che continuino a distruggere le nostre comunità. Dovrebbe essere il popolo a dare ordini e il governo ad obbedire”. (Marichuy)

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Una donna zapatista ad un incontro del CNI nel Chiapas, dove Marichuy fu eletta come portavoce ufficiale © Daliri Oropeza/Wikicommons

Per tutto questo deve essere considerata una grande vittoria l’attenzione posta da Marichuy sulla forza distruttrice del capitalismo globale, sul collegamento tra la difesa dell’ambiente e la giustizia sociale e sulla convinzione che le donne e gli indigeni debbano essere ascoltati perché il loro contributo è fondamentale per il futuro della Terra.

Visitando le comunità isolate, parlando con gli abitanti e ascoltando quello che hanno da dire, Marichuy non ha solo aiutato i cittadini a organizzarsi e ottenere uno stato di autodeterminazione, ma ha anche mostrato al mondo intero i problemi creati dal razzismo e dal sessismo. E le condizioni drammatiche in cui versa la natura.

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