I mercatini dell’usato rispettano l’ambiente. E riducono l’illegalità

Due studi dell’associazione “Occhio del riciclone” mostrano che i mercatini dell’usato riducono le emissioni di CO2 e ostacolano la criminalità organizzata.

Il riciclo di abiti è una pratica virtuosa ed efficace per tutelare il benessere del Pianeta e a dimostrarlo è il centro di ricerca economica e sociale della onlus “Occhio del riciclone”, in collaborazione con Mercatino Srl, la catena dell’usato più grande d’Italia. Lo studio, condotto su oltre 200 punti vendita di oggetti di seconda mano, ha riportato che il riutilizzo di materie prime nell’ultimo anno ha fatto risparmiare oltre 107 mila tonnellate di CO2 ed è riuscito a far recuperare più di 23 mila tonnellate di oggetti.

 

“Inseriremo questi dati su un’etichetta per rendere l’informazione trasparente, così ognuno potrà conoscere le conseguenze dei suoi acquisti”, ha dichiarato Sebastiano Marinaccio, presidente del franchising dell’usato alla Convention nazionale a Garda.

 

Mercatini dell'usato

Foto © www.fieradisinigaglia.it

 

I mercatini dell’usato si confermano, così, un importante motore della green economy. Ma l’impatto ambientale non è l’unico problema che si può arginare attraverso il riciclo di merce usata. L’Occhio del riciclone, insieme a “Humana People to People”, ha sollevato anche la questione della criminalità organizzata che si infiltra nella raccolta di vecchi indumenti nei cassonetti gialli.

 

Uno studio presentato dalle due associazioni ha infatti dimostrato che, dietro le 110 tonnellate di abiti usati raccolte ogni anno, si aggira un business “parallelo” di oltre 200 milioni di euro che finiscono direttamente nelle mani della malavita.

 

“Più la filiera viene controllata da soggetti che non praticano il lucro, più aumenterà la quota di abiti usati effettivamente destinata a programmi di solidarietà”, riferisce Karina Bolin, Presidente di Humana People to People Italia. “Noi come Humana siamo impegnati affinché all’interno dei bandi di gara si introducano criteri di oggettività e sana competizione sui temi economici, dell’efficienza, del sociale e dell’ambiente: ovvero che le stazione appaltanti si assumano la responsabilità non solo di evitare che gli abiti usati finiscano in discarica, ma anche di assegnare il servizio di raccolta a soggetti che garantiscano l’effettiva chiusura del cerchio di un percorso virtuoso. Rispettando, in questo modo, il mandato del cittadino”.

 

In queste condizioni, le bancarelle di seconda mano risultano, dunque, una garanzia di trasparenza per chiunque sia mosso da un’iniziativa solidale verso i più bisognosi. E il commercio di oggetti usati si dimostra una risorsa economica sensibile alle questioni ambientali.

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