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Dietro una semplice cassetta per frutta e verdura c’è Cpr System, un sistema cooperativo che riduce sprechi e imballaggi lungo tutta la filiera.
Al supermercato, nel reparto ortofrutta, capita di imbattersi (magari senza farci caso) in una cassetta beige, dalle superfici traforate e dal design forse un po’ insolito. Si chiama Redea e racconta una storia che parte dal 1998, ben prima che le parole “circolarità”, “sharing” o “ecodesign” entrassero nel lessico di tutti i giorni. Dietro quest’oggetto si muove in realtà una delle più longeve e concrete esperienze italiane di economia circolare applicata alla logistica agroalimentare: quella di Cpr System, nata da un’intuizione quasi naturale oggi, lungimirante all’epoca: rivedere l’intero ciclo degli imballaggi non come una sequenza di passaggi isolati, ma come un’unica responsabilità comune. Oggi la cooperativa conta oltre mille soci lungo tutta la filiera.
Nel settore ortofrutticolo produttori e distributori hanno spesso interessi divergenti, tempi diversi, esigenze diverse. Cpr System ribalta questa logica costruendo un sistema in cui la filiera lavora insieme per ridurre sprechi, ottimizzare i trasporti e abbassare i costi. Gli effetti sono molto concreti: l’utilizzo di casse riutilizzabili permette di eliminare una grande quantità di imballaggi monouso, riducendo rifiuti ed emissioni lungo tutta la catena di valore. Tutto questo in un paese, l’Italia, in cui gli imballaggi costituiscono l’8 per cento dei rifiuti totali.
Redea trasforma un oggetto apparentemente ordinario in un bene comune, gestito collettivamente e mantenuto in circolazione per anni prima di essere reintrodotto nel ciclo produttivo come materia prima seconda. Come sottolinea il presidente Gabriele Ferri, la vera forza del modello sta nel lavoro di squadra. Ed è proprio questo che rende Cpr System un caso raro in Italia e in Europa: essere una cooperativa significa lavorare insieme, condividere i benefici e mantenere una direzione stabile nel tempo, al di là degli alti e bassi del mercato.
Redea è un oggetto di ecodesign evoluto, sviluppato dal Politecnico di Milano seguendo il diagramma di Voronoi. La trama traforata si ispira allo stesso schema geometrico che dà forma alle celle di un alveare, alle macchie delle giraffe o agli stomi delle foglie. Applicato alla cassetta, questo design permette di aumentare la ventilazione interna, utile per conservare meglio i prodotti freschi; di ridurre il peso senza comprometterne la robustezza; di migliorare il drenaggio dell’acqua nel lavaggio e di ottenere una superficie più elastica e resistente agli urti. Un esempio di biomimetica applicata.
Il percorso di Redea inizia negli stabilimenti dove viene stampata, prosegue nei campi e nei magazzini dei produttori, arriva nei supermercati e ritorna infine ai centri di lavaggio, dove viene sanificata con sistemi che ottimizzano consumi idrici ed energetici. A fine vita, Redea viene interamente regranulata: la plastica recuperata torna nel ciclo produttivo, riducendo in modo strutturale la dipendenza da risorse vergini. La percentuale di materiali avviati al recupero supera il 96 per cento.
In sostanza, grazie alle cassette Redea ottimizzate in dimensioni e peso, Cpr System riesce a ridurre i trasporti di circa il 20 per cento in media, una scelta che si traduce anche in un taglio di più del 10 per cento delle emissioni di anidride carbonica nella fase di trasporto e in una riduzione di quasi il 2 per cento dei consumi di carburante e delle distanze percorse.
Accanto a Redea c’è Noè, il pallet in plastica completamente riciclata e riciclabile prodotto da Newpal, una società partecipata da Lucart e Cpr System. Noè è prodotto con una tecnologia unica in Europa, utilizzando la frazione plastica dei poliaccoppiati post-consumo, come quelli dei cartoni Tetra Pak, che tornano a nuova vita e rientrano in un ciclo di utilizzo condiviso.
Questa attenzione alla materia procede insieme alla trasformazione dell’infrastruttura: la cooperativa sta sviluppando sistemi di tracciabilità avanzata, nuove piattaforme di lavaggio più efficienti e un sistema informativo capace di seguire ogni passaggio della filiera. Il primo bilancio di sostenibilità, redatto volontariamente secondo gli standard europei sulla base dei dati del 2024, segna proprio la volontà di rendere misurabile e verificabile questo impegno. E la certificazione per la parità di genere, ottenuta da Cpr e dalla società collegata FCLog, rappresenta un ulteriore tassello per un ecosistema cooperativo inclusivo.
Per i consumatori italiani, il packaging è un aspetto che conta eccome. I nostri connazionali lo ritengono sostenibile quando è completamente riciclabile (51 per cento), commisurato alla quantità e alle caratteristiche del prodotto (43 per cento), con materie prime derivanti da fonti rinnovabili (40 per cento) o realizzato con ridotte emissioni di CO2 (35 per cento). La forza del modello Cpr System sta anche nella sua capacità di incidere sulla quotidianità senza chiedere alle persone di cambiare abitudini, fare scelte diverse o aggiungere un prodotto nel carrello. È un’infrastruttura che lavora “dietro le quinte”, ma produce un effetto diretto sulla qualità del cibo, sulla quantità di rifiuti evitati, sulla riduzione delle emissioni e sulla tracciabilità della filiera.
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