Michelin, come e dove il colosso francese investe nella sostenibilità (italiana)

Le aziende del comparto automotive sono sempre più responsabili. E, cosa ancora più importante, credono che investire localmente sulla sostenibilità sia una scelta vincente. Come dimostra l’impegno di Michelin in Italia.

Una multinazionale come Michelin impatta fortemente nel territorio in cui opera. Un’accezione positiva, a favore della comunità e della sostenibilità. Il colosso francese del pneumatico è il primo produttore di coperture in Italia; sono 14 milioni quelle che escono dagli stabilimenti presenti nel nostro paese. Per questo motivo, al di là delle questioni prettamente industriali, Michelin ha sempre agito con l’intento e la volontà di dare valore alle imprese presenti sul territorio. Dopotutto è tra le aziende più importanti a livello nazionale e, grazie ai suoi 3.800 dipendenti che fanno capo a Michelin Italia, è il primo datore di lavoro nel settore dei pneumatici.

Michelin, così diamo valore alle eccellenze italiane

Attraverso la Fondazione Michelin Sviluppo, la multinazionale francese sostiene le piccole e medie imprese presenti nelle aree in cui si trovano i propri impianti. Un’interazione professionale che si traduce anche in aiuto economico. L’attenzione si rivolge in particolar modo a quelle realtà votate all”innovazione e alla sostenibilità.

La Fondazione Michelin Sviluppo, attiva dal 2004, ha infatti permesso la creazione di oltre 2.400 posti di lavoro, grazie al sostegno destinato a 316 piccole medie imprese, di cui ben 36 startup, con un investimento previsto di 2,2 milioni di euro.

Il legame con il territorio si manifesta anche grazie alle connessioni con le istituzioni e con le associazioni industriali. Come avviene per esempio con il Politecnico e l’Università di Torino. Realtà piemontesi, regione in cui Michelin è presente con diversi stabilimenti. Quello di Cuneo per la produzione di pneumatici per autovetture, e quello di Alessandria destinato invece alla produzione di coperture per autocarri. A Torino c’è poi uno stabilimento specializzato nella lavorazione di semi finiti, prodotti destinati alla produzione di pneumatici.

Michelin stabilimento Cuneo
L’ingresso allo stabilimento Michelin di Cuneo © Michelin

L’importanza di investire sostenibilmente

Un aspetto di cui spesso non si tiene conto, immaginando la complessa “macchina” aziendale di un colosso come Michelin, è la logistica. Valore fondamentale sia nel normale svolgimento del processo produttivo, ma altrettanto determinante quando si parla di stoccaggio. Dopotutto gli pneumatici dovranno in qualche modo essere conservati prima di arrivare ai vari rivenditori sparsi nel territorio.

Lo scorso 7 ottobre è stato inaugurato l’European Distribution Center di Torino. Segnale evidente di quanto sia forte il legame che unisce Michelin alla regione Piemonte. Il primo stabilimento costruito da Michelin fuori dalla Francia fu proprio quello di Torino nel 1906. Mentre il nuovo impianto diventa esempio di come si debba costruire in modo sostenibile.

In 60mila metri quadrati sono movimentati 150mila tonnellate/anno, vale a dire quasi 16 milioni di pneumatici vettura e 12.500 camion che transitano da questo maxi magazzino per servire tutto il nord Italia. Numeri da capogiro che celano un’efficienza unica nel suo genere. Basti pensare che sono in grado di soddisfare qualunque richiesta in 24 ore sul territorio nazionale (48 per le isole). Risultati raggiunti grazie ad una migliore rotazione degli stock e ad un layout aziendale votato alla funzionalità. L’impianto Michelin va ad affiancare un altro European Distribution Center, quello di Pomezia nel Lazio. Nella struttura torinese lavorano 160 persone.

Michelin Torino
Il murales realizzato nello European Distribution Center (EDC) Michelin di Torino © Michelin

Tutela del territorio e delle persone: le azioni di Michelin in Italia

L’interesse e l’attenzione che Michelin dedica ai territori in cui è coinvolta, è ben rappresentato dal sistema che ha regolato la realizzazione dell’European Distribution Center di Torino. La prima cosa da sottolineare è che tale realtà non abbia minimamente sottratto spazio destinato ad aree verdi e tantomeno alla coltura. Il modello costruttivo dell’impianto ha permesso un efficientamento energetico tale, da ridurre i consumi del 40 per cento.

È stato realizzato in una zona industriale bonificata, quindi già predisposta per questo genere di attività. Buona parte dei materiali, oltre a essere a basso impatto ambientale, derivano da elementi riciclati presenti in loco, derivati per esempio dalle demolizioni di fabbricati precedentemente esistenti. Ciò significa che sono stati ridotti in modo considerevole le attività di trasporto legate alla costruzione dell’impianto, abbattendo le emissioni nocive già in fase di realizzazione.

L’efficienza viene misurata pure dalla qualità del lavoro. Sono infatti stati creati spazi comuni, studiati per essere più piacevoli e adatti anche a momenti di convivialità, nuove sale di formazione per lo sviluppo delle persone e aule multimediali. In linea generale, negli ultimi 15 anni, la carbon footprint ambientale degli stabilimenti Michelin è stata dimezzata.

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