A Kabul una giovane donna sfida le leggi del regime talebano con la musica

Negin Khpalwak dirige un ensemble sinfonico di sole donne in un Paese dove il regime talebano vieta di suonare qualsiasi strumento musicale.

Negin Khpalwak è una ragazza pakistana di diciannove anni. È nata nel 1997 a Chitral, in Pakistan, città che si trova a pochi chilometri dal confine con l’Afghanistan, in un territorio popolato per lo più dal gruppo etnico-linguistico pashtun. Anche Negin è cresciuta in una famiglia  estremamente conservatrice di etnia pasthun.

La sua situazione non è affatto facile: Negin ama la musica forse più della sua stessa vita, dal momento che per seguire la sua passione ha sfidato le leggi istituite durante il regime talebano ancor oggi radicate che vietano di suonare qualsiasi strumento musicale a chiunque, figuriamoci a una donna.

 

Negin in un’intervista a Reuters ha affermato:

Nella mia città non ci sono scuole e studiare musica è impossibile. Tutti mi dicevano continuamente: ‘Come può una ragazza pashtun riprodurre la musica?’. Soprattutto nella nostra tribù, dove ancora oggi neppure un uomo ha il diritto di farlo.

 

La stessa famiglia ha ripudiato Negir dopo averla vista in un’apparizione televisiva all’interno dell’Afghanistan national institute of music. Tutte le volte che ha cercato di tornare a casa, la ragazza ha subito ostilità e minacce da zii e fratelli. Come ha rivelato: “Fatta eccezione per mio padre, che mi ha sempre aiutata, tutti in famiglia sono contrari alla mia passione (…) Per questo non potrò mai più tornare a casa”.

 

Infatti, nel 2006 Negir è scappata dalla famiglia per seguire il suo sogno. Si è rifugiata in un orfanotrofio della capitale afgana Kabul, dove tutt’oggi vive e lavora presso l’Istituto nazionale afgano per la musica: la sua perseveranza è stata tale da farla diventare oggi la più giovane direttrice d’orchestra del Paese.

 

 

Negin dirige la Zhora Orchestra, un ensemble sinfonico di trentacinque elementi tutto al femminile, che propone musica tradizionale ma anche musica occidentale. ”La musica è tutto per me. Mi piacciono Chopin, Beethoven. Anche Tchaikovsky”, racconta. ”Sono i miei preferiti, ma io adoro tutta la musica occidentale”.

Grazie all’Istituto di musica, nel 2013 Negir ha potuto recarsi negli Stati Uniti, dove si è esibita al Carnegie Hall di New York e al Kennedy Center di Washington.

 

Ahmad Naser Sarmast, musicologo tornato in Afghanistan dall’Australia dopo la caduta del regime talebano proprio per fondare e dirigere l’Istituto nazionale per la musica  di Kabul, ha detto: “Nell’Afghanistan post-talebano la formazione di un’orchestra è già un grandissimo successo”.

 

Lo stesso Sarmast ha rischiato la vita in un attentato terroristico al centro culturale francese di Kabul nel 2014, quando due kamikaze si sono fatti esplodere durante un concerto dell’orchestra sinfonica dell’istituto.

 

Ma Negir non si lascia scoraggiare e dice:

Spero di essere un esempio per tutte le ragazze che cercano di realizzarsi, di fare qualcosa. La voce di un cantante a volte mi fa piangere, ma l’emozione mi dà speranza. La musica è questo. La musica è speranza.

 

Immagine di copertina: ©Reuters/Ahmad Masood

 

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