Cosa prevede il nuovo Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

Il ministero dell’Ambiente ha pubblicato la versione aggiornata del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.

Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha pubblicato sul proprio sito internet il nuovo Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Si tratta della versione aggiornata del documento, analogo, che fu presentato nel 2018.

Analisi, impatti, azioni e governance nel Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

Il nuovo testo, che consta di oltre 100 pagine, dovrà ora essere sottoposto a consultazione pubblica, come previsto dalla procedura di “valutazione ambientale strategica”. Si tratta quindi un documento suscettibile di essere modificato nel corso del tempo. Successivamente, diventerà operativo l’Osservatorio nazionale, organismo che sarà deputato a rendere operativo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.

Quest’ultimo è suddiviso in cinque capitoli. Il primo analizza il quadro giuridico di riferimento, il secondo la situazione climatica attuale in Italia, il terzo gli impatti del riscaldamento globale sul nostro territorio, il quarto le misure e le azioni che è possibile intraprendere per adattarci alle condizioni imposte dal clima e, infine, l’ultimo si concentra sulla governance dell’adattamento.

Pichetto: “Dobbiamo rendere l’Italia più resiliente”

“Si tratta – ha spiegato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin – di uno strumento di programmazione essenziale per un paese come il nostro, segnato da una grave fragilità idrogeologica. Le recenti tragedie di Ischia e delle Marche hanno ricordato quanto sia assolutamente necessaria in Italia una corretta gestione del territorio e la realizzazione di quelle opere di adattamento per rendere le nostre città, le campagne e le zone montuose, le aree interne e quelle costiere più resilienti ai cambiamenti climatici”.

Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin © Simona Granati/Corbis/Getty Images

Per quanto riguarda l’analisi della situazione italiana, sono stati presi in considerazione 27 indicatori. A partire dai dati raccolti tra il 1981 e il 2010, nonché le proiezioni per il futuro, basate anche sulle stime dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. I cui scenari variano sensibilmente: in Italia possiamo aspettarci un aumento della temperatura media contenuto ad un solo grado centigrado, nel 2100, rispetto ai livelli pre-industriali, nel caso in cui vengano adottati piani drastici di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

In Italia la temperatura media potrebbe crescere di 5 gradi

Ma la situazione, nel peggiore degli scenari, potrebbe risultare drammatica: con una temperatura media di ben 5 gradi superiore ai livelli pre-industriali. Ciò comporterà inevitabilmente ondate di caldo eccezionali, eventi meteorologici estremi e gravi episodi di siccità, soprattutto nelle regioni meridionali. Aumenteranno inoltre gli incendi, e saranno forti gli impatti economici, in particolare su turismo, trasporti e agricoltura.

Di qui la necessità di adattamento, le cui direttrici sono state indicate in macro-capitoli di azioni: quelli considerati “soft” e quelli “settoriali”. Sono stati riassunti quindi in una tabella i programmi concreti: dall’informazione alla popolazione all’organizzazione e gestione, dai partenariati agli adeguamenti normativi, dalle infrastrutture “di difesa” alle soluzioni per ecosistemi forestali, fluviali, costieri e marini. Le azioni saranno quindi inserite in un database e valutate periodicamente.

La proposta di Piano è stata già illustrata alle Regioni nel corso di due riunioni che si sono tenute il 7 novembre e il 20 dicembre scorso. Esaminate le osservazioni e conclusa la procedura di valutazione ambientale strategica, il testo dovrà essere approvato definitivamente con decreto del ministro e si procederà infine all’insediamento dell’Osservatorio nazionale.

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