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Negli ultimi 14 anni, il 16 per cento dei comuni italiani è stato interessato da uno o più incendi. I dati del nuovo report di Legambiente sono allarmanti.
Italia in fumo. Si intitola così il nuovo report sugli incendi pubblicato dall’organizzazione ambientalista Legambiente. Un’espressione che a prima vista può sembrare un po’ estrema ma, in realtà, restituisce appieno le dimensioni di un fenomeno che non può nemmeno essere definito come “emergenza”, non essendo né inaspettato né temporaneo. Negli ultimi quattordici anni, dal 2008 al 2021, 5.298 incendi hanno incenerito oltre 723.924 ettari del territorio nazionale. Un’area grande quasi quanto l’intera regione Umbria. Su tutti i comuni italiani, 1.296 (cioè più del 16 per cento) sono stati toccati dalle fiamme. Fiamme che mettono a repentaglio anche aree protette e siti che appartengono alla rete Natura 2000.
Il quadro non sembra migliorare, anzi. Molti ricorderanno le immagini delle faggete del parco nazionale dell’Aspromonte circondate dai roghi, nel torrido agosto del 2021. Un anno che in Italia è stato particolarmente critico, con 159.437 ettari (di superfici boscate e non) devastati dalle fiamme. Più dell’estensione della provincia di Milano. L’incremento rispetto al 2020 è considerevole: +154,8 per cento. Aumentano anche i reati (5.385, il 27 per cento in più rispetto all’anno precedente) e le persone denunciate (658, il 19,2 per cento in più). Ma gli arresti sono appena 16, sintomo di una diffusa illegalità ancora da scardinare.
In Sicilia si trova più della metà della superficie nazionale attraversata dalle fiamme: 81.590 ettari, più dei comuni di Viterbo e Ferrara messi assieme, per un totale di 993 reati riscontrati. Considerando l’estensione andata a fuoco, la classifica continua con Calabria (35.480 ettari inceneriti), Sardegna (19.228 ettari) e Lazio (6.854 ettari).
Di fronte a numeri del genere, appare evidente come spegnere gli incendi sia una necessità, ma non certo una soluzione. Per questo Legambiente avanza dieci proposte che puntano innanzitutto a evitare che si creino situazioni favorevoli alle fiamme: una volta innescate, queste ultime vanno poi gestite con un approccio integrato e guardando fin da subito alla ricostruzione.
“In questa partita servono investimenti veri, ricerca, strumenti e tecnologie, semplificazione di procedure e competenze all’interno di una strategia complessiva definita in condivisione con le popolazioni locali e i portatori di interesse”, conclude Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “Una necessità impellente, anche perché la tendenza che si prospetta nel 2022 e nei prossimi anni è di una crescita del fenomeno degli incendi boschivi a causa della siccità prolungata”.
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