Coronavirus

Secondo l’Oms il peggio della pandemia di coronavirus deve ancora arrivare

L’Oms lancia un allarme a sei mesi dall’inizio dell’emergenza: il peggio deve ancora arrivare, le divisioni internazionali aiutano il virus a diffondersi.

“Sei mesi fa, nessuno di noi avrebbe potuto immaginare come il nostro mondo, e le nostre vite, sarebbero stati gettati in subbuglio da questo nuovo virus”, ha commentato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità), durante l’aggiornamento sulla pandemia di lunedì 29 giugno. “Con 10 milioni di casi, e mezzo milione di decessi, a meno che non affrontiamo la mancanza di unità nazionale, di solidarietà e tutte le divisioni che permettono al virus di diffondersi, il peggio potrebbe ancora arrivare“.

Sono passati sei mesi dall’inizio dell’emergenza mondiale

Sono passati esattamente sei mesi da quando tutto è iniziato. Il 31 dicembre 2019 alle ore 13:59, il governo cinese annunciava la scoperta di alcuni casi di “polmonite sconosciuta” nell’area del mercato di animali vivi di Wuhan, nel sud del paese. Pochi giorni dopo ne è stata identificata l’origine: un nuovo coronavirus, il Sars-Cov-2, responsabile di una malattia con sintomi simili a quelli di una normale influenza, la Covid-19.

Sembra passata una vita, ma sono solo sei mesi. In questo periodo, gli occhi di tutto il mondo sono rimasti fissi sulla mappa realizzata dall’università Johns Hopkins, con i numeri ufficiali del virus in tempo reale, in tutto il mondo. Guardarla oggi fa male: oltre 10 milioni di contagi e mezzo milione di morti. Ma se in alcuni paesi l’emergenza sembra essere relativamente passata, in altri la situazione è ancora grave: negli Stati Uniti i numeri non accennano a diminuire (oltre 2,5 milioni di contagi e più di 100mila morti), così come in Brasile, con oltre un milione di casi, e Russia e India dove i contagi hanno superato il mezzo milione. In questo contesto, le parole pronunciate dal direttore generale dell’Oms risuonano ancora più pensanti: “il peggio potrebbe ancora arrivare”.

La pandemia sta accelerando a livello globale

“Nei prossimi mesi, tutti i paesi dovranno capire come vivere con il virus. Sarà la nuova normalità”, ha spiegato Ghebreyesus. “Alcuni paesi stanno registrando un aumento di casi man mano che riaprono, perché il virus ha ancora modo di diffondersi. Vogliamo tutti che finisca, vogliamo tutti poter continuare con le nostre vite ma la realtà è che non siamo neanche lontanamente vicini a una fine. Infatti, anche se molti paesi hanno fatto progressi, a livello globale la pandemia sta accelerando”.

Magari fate parte di una categoria a basso rischio, ma le scelte che fate potrebbero rappresentare la differenza tra la vita e la morte per qualcun altro.

Tedros Adhanom Ghebreyesus
Tedros Adhanom Ghebreyesus © Naohiko Hatta – Pool/Getty Images

Il virus sfrutta le divisioni internazionali per diffondersi

“La pandemia di Covid-19 ha messo in luce il meglio e il peggio dell’umanità. In tutto il mondo abbiamo assistito ad atti commoventi di resilienza, inventiva, solidarietà e gentilezza. Ma abbiamo anche visto segni preoccupanti di stigma, disinformazione e politicizzazione della pandemia“, ha proseguito il direttore.

“La cosa che conta è il bene che facciamo per le persone. Siamo stati chiari fin dall’inizio: abbiamo chiesto di mettere in quarantena le divisioni politiche perché abbiamo bisogno di unità. E c’è un motivo se l’abbiamo detto: il virus è veloce, contagioso e soprattutto letale. Riesce a sfruttare le divisioni ed è per questo che dobbiamo sconfiggerlo con l’unità. Il problema non riguarda solo alcuni paesi, si tratta di azioni a livello mondiale. Mi spiace dirlo, ma con questo genere di ambiente e condizioni temiamo il peggio. È per questo che dobbiamo unirci e sconfiggere il virus insieme”.

Articoli correlati