Coronavirus

Coronavirus, 100 giorni che hanno stravolto l’Italia

Sono passati 100 giorni dal 21 febbraio 2020, quando è stato identificato il primo caso di coronavirus in Italia.

Il 21 febbraio 2020, un ragazzo di 38 anni di Codogno, in provincia di Lodi, diventava il primo caso italiano di coronavirus. Da quel giorno nulla sarebbe più stato come prima, qualcosa che avremmo capito solamente molto tempo dopo. Ricordiamo alcuni dei momenti che hanno segnato questi 100 giorni, sottolineando le nuove consapevolezze che abbiamo appreso e che speriamo possano accompagnarci verso un futuro migliore, per noi e per il Pianeta.

Preludio

Gennaio – Febbraio 2020

Il 2020 ha aperto il decennio decisivo, l’ultimo a disposizione, per combattere la crisi climatica. Abbiamo meno di 10 anni per rimediare ai danni inflitti al pianeta dagli esseri umani, come lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali. Danni che il 31 dicembre 2019, stavano per ritorcersi contro di noi in quella che sarebbe diventata la prima crisi mondiale di natura ambientale.

Proprio il 31 dicembre infatti, alle ore 13:59, il governo cinese annuncia la scoperta di alcuni casi di “polmonite sconosciuta” nell’area del mercato di animali vivi di Wuhan, nel sud del paese. Nel giro di poche settimane i contagi in Cina aumentano vertiginosamente e così anche i morti. La causa è nuovo coronavirus, il Sars-Cov-2, responsabile della malattia Covid-19, caratterizzata da sintomi molto simili a quelli dell’influenza. Si ipotizza siano stati alcuni degli animali uccisi e venduti nel mercato a infettare l’essere umano. La situazione è così drammatica che nel giro di pochi giorni le autorità locali rimandano le celebrazioni del Capodanno cinese, chiudono tutti i luoghi pubblici e costruiscono ospedali d’emergenza per fronteggiare l’enorme numero di malati – e morti – che cresce vertiginosamente.

Di lì a poco, in un mondo dove il locale diventa globale, il virus avrebbe contagiato tutto il pianeta con conseguenze devastanti.

L’inizio, il giorno zero

Venerdì 21 febbraio

Venerdì 21 febbraio il Sars-Cov-2 viene ufficialmente diagnosticato in Italia. Le prime pagine dei quotidiani riportano la notizia che nessuno avrebbe voluto leggere “Coronavirus, primo contagio a Codogno. L’uomo non è stato in Cina”. Mattia Maestri, 38 anni di Codogno, un paese nel lodigiano, è stato ricoverato in ospedale qualche giorno prima, dopo aver lamentato problemi respiratori diagnosticati come “polmonite laterale”. Non è stato in Cina negli ultimi tempi, è un ragazzo sportivo e in salute, quindi non ci sono motivi di sospettare che sia Covid-19. Grazie alla scrupolosità di un’infermiera si scopre che effettivamente non è stato in Cina, ma qualche settimana prima ha incontrato un amico che lavora a Shanghai. Così gli viene fatto un tampone.

Quello è il momento decisivo: l’Italia – e con lei anche l’Europa – registra ufficialmente il primo caso di coronavirus. Chiunque sia venuto in contatto con Maestri viene messo in isolamento. Tutti i contatti vengono ricostruiti: non ci si può permettere che il virus si diffonda. Nel pomeriggio si tiene la prima di molte conferenze stampa quotidiane, tenute tra gli altri dal presidente della regione Lombardia Attilio Fontana, dall’assessore al Welfare Giulio Gallera e dal ministro della Salute Roberto Speranza, a Palazzo Lombardia. La situazione è tesa ma, per il momento, sembra essere sotto controllo.

uomo indossa tuta protettiva bianca contro coronavirus e parla con agente guardia di finanza con berretto verde coronavirus 100 giorni
Venerdì 21 febbraio è stato scoperto il primo caso di coronavirus in Italia © Emanuele Cremaschi/Getty Images

Il primo decesso in Italia per coronavirus e le prime misure di lockdown in Lombardia

Sabato 22 febbraio – Domenica 23 febbraio

Nella notte di sabato 22 arriva un’altra, preoccupante, notizia: un uomo di 78 anni è morto per coronavirus. Si chiama Adriano Trevisan ed è di Vo’ Euganeo, in provincia di Padova. L’uomo è stato ricoverato una decina di giorni prima per precedenti patologie, ma le sue condizioni sono peggiorate così velocemente che “non c’è stato neppure il tempo per poterlo trasferire”, afferma il governatore del Veneto Luca Zaia. Si contano nuovi contagi in Lombardia, Piemonte e Veneto. I numeri aumentano così velocemente che è quasi difficile tenere il conto.

Domenica 23 il Consiglio dei ministri vara il primo di una lunga serie di decreti-legge: “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”. Il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana approva un’ordinanza valida su tutto il territorio che prevede, tra le altre, la sospensione di manifestazioni pubbliche, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado e la chiusura parziale di bar e ristoranti. È l’inizio di un confinamento, di una quarantena, di un lockdown – una parola che tutti avremmo imparato a conoscere – che di lì a poco paralizzerà tutta l’Italia.

coronavirus ordinanza Lombardia 100 giorni
A seguito dell’ordinanza della regione Lombardia, molte partite di serie A sono state sospese © Laura Lezza/Getty Images

L’Italia è il terzo paese al mondo per contagi dopo Cina e Corea del Sud

24 febbraio – 1 marzo

Il virus, come dirà in seguito il capo della Protezione civile Angelo Borrelli al quotidiano Repubblica, “viaggia più veloce di noi”. In meno di una settimana, l’Italia diventa il terzo paese al mondo per numero di contagi dopo la Cina e la Corea del Sud. Viene creata una zona rossa intorno ai comuni più colpiti dall’emergenza: nessuno può entrare o uscire e si procede con un controllo capillare dei contagi. L’atmosfera durante le conferenze stampa quotidiane riflette quella del paese: c’è tensione, confusione e anche un po’ di paura.

poliziotto verifica documenti di una macchina durante epidemia di coronavirus 100 giorni
Le autorità creano una zona rossa intorno ai comuni più colpiti dall’emergenza coronavirus © Emanuele Cremaschi/Getty Images

Non dobbiamo avere paura degli animali, ma di ciò che stiamo facendo ai loro habitat

1 Marzo

Il mese di marzo si apre con una nuova consapevolezza, che non ci avrebbe più abbandonato: è vero, l’origine del nuovo coronavirus è animale, ma il problema principale è la distruzione degli habitat causata dagli esseri umani. Il 70 per cento delle nuove malattie emerse negli ultimi trenta anni infatti è di origine zoonotica. La maggior parte di queste malattie proviene da luoghi selvatici, non addomesticati dall’uomo, ma anche da allevamenti intensivi che rappresentano una grave minaccia per la salute pubblica, come hanno già dimostrato i virus dell’influenza suina e aviaria. La responsabilità dell’epidemia da coronavirus quindi è unicamente umana e l’unico modo che abbiamo di guarire è quello di riallacciare il nostro rapporto con la natura.

Ascolta “Coronavirus, quando una pandemia apre il decennio più importante per il clima” su Spreaker.

Per questo motivo intervistiamo anche Ilaria Capua, virologa, veterinaria, professoressa dell’Università della Florida divenuta nota al mondo per gli studi sui virus influenzali, come l’aviaria. Ci esorta a usare l’intelligenza perché per il coronavirus siamo solo un altro animale da infettare. “Il virus più “parente” al nuovo coronavirus si trova nei pipistrelli – ci racconta –. E questo virus, che prima si trovava bello tranquillo dentro i pipistrelli nella giungla, all’improvviso si è ritrovato dentro un mercato di animali vivi, mercati rudimentali, sporchi di feci, urina, macellazioni, un po’ come i mercati italiani degli anni Quaranta e Cinquanta, però con tantissimi animali diversi perché nei mercati cinesi ci sono pangolini, serpenti, rane e quindi si è creata una situazione del tutto innaturale nella quale il pipistrello della foresta si è trovato esposto ad altri ospiti che hanno amplificato il virus, lo hanno modificato consentendogli di trovare un altro animale da infettare: l’essere umano”. In pratica è avvenuto quello che è stato definito lo spillover, il salto di specie. Ancora una volta viene ribadito lo stesso concetto: l’essere umano è l’unico responsabile di questa epidemia.

Non si sbaglia mai a rispettare la natura, anzi dobbiamo rispettarla sempre di più. Ilaria Capua

Animali esposti al mercato nella città cinese di Shenzhen
Tra le specie di animali selvatici più commercializzate ci sono uccelli e mammiferi, seguiti dai rettili © AFP/AFP via Getty Images

 

La curva dei contagi si impenna. La Lombardia e altre 14 province vengono chiuse

2 – 8 Marzo

La prima settimana di marzo è una delle più cruciali. La curva dei contagi fa un’impennata mai registrata prima superando la soglia delle 5mila unità. Aumentano vertiginosamente anche i decessi. Il governo decide di adottare una serie di misure drastiche nel tentativo di contenere la diffusione del coronavirus sul territorio nazionale. La prima è la “chiusura” della Lombardia e di 14 province di Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Marche. Questo provvedimento genera il panico.

Nella notte tra il 7 e l’8 marzo vengono prese d’assalto le stazioni ferroviarie: le persone cercano di tornare nelle proprie città d’origine, terrorizzate dall’idea di rimanere lontane dai propri cari durante uno dei periodi che si preannuncia essere tra i più duri di sempre. Così facendo però diffondono ulteriormente il virus. In un’inchiesta realizzata dal quotidiano Repubblica si apprende come il 20 per cento dei passeggeri che scendono dai treni notturni diretti in Puglia quella notte abbia la febbre.

Inizia il lockdown e vengono vietati gli assembramenti. Il coronavirus è una pandemia

9 – 15 marzo

“Con il tempo, alla luce delle nostre raccomandazioni, potremo ritrovare tutto ciò. Abbiamo una crescita dei ricoveri, delle terapie intensive e purtroppo dei deceduti. Le nostre abitudini vanno perciò cambiate. Ora. Dobbiamo tutti rinunciare a qualcosa, per il bene dell’Italia. E lo dobbiamo fare subito”. È con queste parole che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte apre la conferenza stampa di lunedì 9 marzo, una delle tante che terrà nei mesi successivi, che rende tutta l’Italia una zona protetta, vietando gli spostamenti. Dopo qualche giorno, le misure vengono strette ulteriormente e l’Italia, come la Cina prima di lei, piomba in un lockdown quasi “famigliare”, una triste routine che l’accompagnerà per i prossimi mesi. Parola chiave: io resto a casa, una condizione necessaria per evitare gli assembramenti e abbassare la curva dei contagi, due concetti chiave di questa pandemia.

In breve, senza controlli il punto di saturazione degli ospedali, in particolare dei posti letto in terapia intensiva, si raggiungerebbe in pochi giorni e molte persone rimarrebbero senza cure. La curva dei contagi aumenterebbe esponenzialmente e in poco tempo la totalità della popolazione potrebbe contrarre il virus, anche in modo asintomatico. Per l’Italia si tratterebbe di un disastro visto che la percentuale di persone con più di 65 anni in Italia, le più fragili, è la più alta in Europa: 35,7 per cento secondo Eurostat.

Il distanziamento sociale è l’unico modo per proteggere sé stessi e gli altri. Ma gli italiani, come vedremo più volte durante questi 100 giorni, sono un popolo solidale e si inventano qualcosa che verrà accolto e replicato in tutto il mondo: alle 18:00 di ogni sera, si ritrovano sui propri balconi per cantare, ballare e suonare insieme. Un momento di condivisione per restare uniti, nonostante la distanza.

 

 

 

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Mercoledì 11 marzo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) cataloga il coronavirus come una pandemia: in questo momento sono 118mila i casi in 114 paesi e 4.291 persone hanno già perso la vita. La situazione peggiorerà ulteriormente. Passa qualche giorno dall’inizio dei provvedimenti, le città italiane si svuotano lasciando spazio ad atmosfere surreali. La vita nei luoghi pubblici si è messa in pausa. Le saracinesche sono state abbassate, gli uffici chiusi, gli eventi cancellati e la gente si è ritirata nelle proprie dimore, per contribuire a far passare questo momento il più in fretta possibile.

Piazza San Marco a Venezia © Marco di Lauro/Getty Images
Piazza San Marco a Venezia © Marco di Lauro/Getty Images

 

Il numero di morti in Italia supera quello della Cina e l’Europa chiude le frontiere

16 – 22 marzo

A metà marzo, il numero di morti in Italia causati dal coronavirus arriva quasi a toccare le duemila unità con un incremento di quasi quattrocento vittime in una sola giornata. Un dato inquietante, se si tiene conto del fatto che neanche in Cina era mai stato raggiunto un valore simile, neppure nel periodo di maggiore gravità dell’epidemia. Considerando il sempre crescente numero dei contagi a livello mondiale, l’Unione europea vieta per 30 giorni l’ingresso di persone provenienti da nazioni extracomunitarie.

A questo punto l’epicentro italiano cambia: da Codogno, si sposta nella bergamasca, in particolare nei paesi di Nembro e Alzano Lombardo, al punto che il 18 marzo, assistiamo a delle immagini che non ci dimenticheremo mai: un’impressionante, infinita, colonna di mezzi militari attraversa il centro di Bergamo con a bordo i feretri delle vittime di coronavirus che i cimiteri bergamaschi non riescono più a gestire. Un momento straziante che unisce l’Italia nel dolore e che forse ci fa realizzare per la prima volta la gravità della situazione. Anche alcune organizzazioni internazionali decidono di aiutare il servizio sanitario nazionale: Emergency allestisce un ospedale da campo proprio a Bergamo, realizzato dagli alpini, dai volontari di Confartigianato e dalla Protezione civile, e mette a disposizione una serie di strutture mobili e di sportelli sul territorio per dare un aiuto concreto a chi in questo momento ne ha più bisogno.

La solidarietà come vaccino e le parole di papa Francesco

23 – 29 marzo

Le conferenze stampa della Protezione civile scandiscono il passare del tempo, che da un mese sembra essersi fermato. Ciò che emerge dagli incontri di questa settimana è un fil rouge che ci accompagnerà fino alla fine del lockdown: la solidarietà, in momenti come questi, fa la differenza, è quasi un vaccino. Si parla di solidarietà internazionale, europea, ma soprattutto nazionale: la Protezione civile apre un fondo di sostegno dedicato alle donazioni e la cifra che raccoglie in pochi giorni è incredibile: 25 milioni e mezzo da destinare all’acquisto di materiali tra i quali dispositivi di protezione individuale, come le mascherine, e per le terapie intensive, come i respiratori. Borrelli, capo della Protezione Civile, è così commosso che fatica quasi a trovare le parole per ringraziare.

Il 27 marzo papa Francesco tiene uno dei discorsi che segneranno il corso di questa pandemia. “Non ci siamo fermati davanti a guerre e ingiustizie. Non abbiamo ascoltato il grido dei poveri e del pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”, dice da una piazza San Pietro vuota, segnata da una pioggia battente che sembra proprio il pianto di un pianeta malato, un’atmosfera quasi lugubre che aggrava il peso delle sue parole.

Non possiamo pensare di continuare a sfruttare la natura senza pagarne le conseguenze, ci racconterà mesi dopo Isabella Pratesi, direttrice del programma di conservazione di Wwf Italia, perché nuove pandemie sono sempre in agguato.“Dobbiamo ripensare al modo in cui usiamo le risorse naturali – ci ha raccontato nel podcast che abbiamo realizzato per capire la ripartenza italiana –. Non possiamo non usarle, ma dobbiamo farlo in modo intelligente, proteggendo il capitale naturale, ovvero quel capitale di natura che produce queste risorse. Se distruggiamo questo capitale ci troveremo letteralmente in bancarotta, quindi con niente in mano per mantenere la nostra esistenza”.

Ascolta “Coronavirus, viaggio per capire la ripartenza italiana” su Spreaker.

Bisogna cambiare il paradigma dello sviluppo. Intanto gli animali approfittano delle città deserte

31 marzo – 5 aprile

Il 1° aprile arriva l’annuncio che la Cop 26, la conferenza delle parti per il clima, è stata posticipata al 2021 a fronte dell’emergenza sanitaria in corso. Con lei viene rimandata anche la pre-Cop, che si sarebbe dovuta tenere a Milano. Ma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa non si lascia scoraggiare dalla notizia e durante una conferenza stampa afferma che i lavori per il green deal europeo non si devono fermare. Al contrario, devono proseguire con più forza che mai perché la minaccia della crisi climatica è sempre in agguato.

“Il post-Covid deve accelerare necessariamente delle riflessioni che nel pre-Covid stavamo già facendo. Il paradigma economico deve cambiare, il green deve diventare la spina dorsale di un nuovo modo di concepire il rapporto sociale e produttivo”, ci racconta durante il 6° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, la nostra indagine annuale sull’atteggiamento degli italiani nei confronti della sostenibilità.

Durante questi giorni diventano virali una serie di video che vedono gruppi di animali passeggiare indisturbati per le città deserte. Così le discussioni sul ruolo dell’uomo nel pianeta si moltiplicano: senza l’essere umano, gli animali riprendono possesso dei loro habitat, la vegetazione prospera, la qualità dell’aria migliora. Il Pianeta vive. “Il virus siamo noi”, ci scrivono alcuni lettori sui social.

Capra che vaga a Llandudno, Galles, approfittando del lockdown
Capra che vaga nelle strade deserte di un un piccolo centro abitato della contea di Conwy © Christopher Furlong/Getty Images

Aumenta la voglia di ripartire, ma il lockdown viene esteso

6 – 12 aprile

L’inizio di questa settimana è dato da una voglia sempre crescente di ripartire. La mancanza degli abbracci, delle chiacchiere davanti a un bicchiere di vino, delle passeggiate con gli amici inizia a pesare, specie con l’arrivo della bella stagione. Ma il lockdown pesa soprattutto sull’economia. Come ci ha raccontato Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio a Milano, “le imprese di Milano, dell’area metropolitana milanese allargata, la fase uno l’hanno sofferta molto. I dati della situazione del lockdown sono stati pesantissimi: il 90 per cento delle imprese hanno avuto un calo del fatturato del 100 per cento perché erano chiuse. Questo tipo di ferita sarà molto più difficile da rimarginare. Nella fase due, la loro volontà di riprendere e rialzarsi è molto forte”.

Strade di Bergamo vuote durante il coronavirus 100 giorni
Il lockdown pesa soprattutto sull’economia © Marco Di Lauro/Getty Images

L’8 di aprile giunge una splendida notizia dalla Cina: il lockdown a Wuhan è ufficialmente finito. È un segno che la situazione, in futuro, potrà migliorare; ma per l’Italia ci vorrà ancora un mese.

Infatti, il 10 aprile, il presidente del Consiglio Conte decide di prorogare le restrizioni fino almeno al 3 maggio. “Non possiamo vanificare gli sforzi fatti fino adesso”, ammette rassegnato in conferenza stampa. Gli italiani ne escono a pezzi, distrutti economicamente e moralmente dalla continua impossibilità di mettere fine a un lockdown che sembra durare all’infinito. L’idea della ripartenza però c’è. Il premier crea una task force dedicata alla fase 2, con alla guida Vittorio Colao, “uno dei manager italiani più apprezzati anche all’estero”, che comprende “esperti, personalità, sociologi, psicologi, esperti dell’organizzazione del lavoro, manager”. Saranno loro a dover creare un piano per risollevare il paese. All’interno della task force sono presenti anche Enrico Giovannini, portavoce di Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, e Donatella Bianchi, presidentessa del Wwf Italia.

Uno studio di Harvard collega la mortalità da inquinamento a quella da Covid-19 e i Fff scrivono una lettera all’Italia

13 – 19 aprile

Il 13 aprile arriva un’altra notizia che conferma ancora una volta la correlazione tra l’attività umana e le morti per Covid-19. Uno studio dell’università americana Harvard scopre un legame tra l’inquinamento da polveri sottili e la mortalità da coronavirus. All’aumento di appena un microgrammo per metro cubo di pm2,5, cioè le particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 2,5 micrometri (μm), corrisponderebbe un aumento del 15 per cento del tasso di mortalità del virus Sars-Cov-2. Il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro lo definisce “uno studio assolutamente solido, che sollecita una riflessione importante”. Diventano virali i video che testimoniano il cambio della qualità dell’aria prima e dopo il lockdown, anche a Milano.

Intanto il 18 aprile, i ragazzi italiani di Fridays for future (Fff), il movimento degli scioperi del venerdì in nome del clima fondato dall’attivista svedese Greta Thunberg, scrivono una lettera all’Italia in cui invocano una ripresa sostenibile dalla pandemia che eviterà di farci ripiombare, in futuro, in un’altra disastrosa epidemia mondiale.

 

 

 

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Per la prima volta diminuisce il numero delle persone positive in Italia e Milano lancia un ambizioso piano per la mobilità

20 – 26 aprile

Lunedì 20 aprile, finalmente, arriva una notizia positiva che aumenta la speranza degli italiani: per la prima volta dall’inizio dell’epidemia in Italia è diminuito il numero delle persone positive. È diminuito ugualmente il totale delle persone ricoverate nelle terapie intensive e continua ad aumentare il numero dei guariti. Qualcosa inizia a muoversi, le misure funzionano. Come diceva Conte, forse gli sforzi non sono stati vani.

Il 21 aprile, il comune di Milano dimostra di aver capito l’importanza di tutelare l’ambiente e di promuovere una ripartenza sostenibile. Viene annunciato Strade aperte, uno dei progetti più ambiziosi d’Europa sulla mobilità che ha come obiettivo la riduzione dell’uso dell’auto nella fase 2. Vengono riconvertiti 35 chilometri di strade in piste ciclabili e vengono garantite nuove aree pedonali entro l’estate. L’iniziativa accoglie consensi in tutto il mondo, tra i quali spicca il tweet di Greta Thunberg, entusiasta del provvedimento.

Il 26 aprile, Conte presenta il decreto sulla fase 2: l’Italia riaprirà in due ondate, una il 4 e una il 18 maggio. A questo punto mancano solo pochi giorni alla fine del lockdown, ma sembrano durare mesi.

strada di milano deserta durante 100 giorni lockdown per coronavirus
Il 26 aprile mancano solo pochi giorni alla fine del lockdown, ma sembrano durare mesi © Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

 

L’Italia riapre timidamente e scopre i congiunti

Lunedì 4 maggio

Lunedì 4 maggio inizia ufficialmente la fase due. Vengono riaperti il commercio all’ingrosso, la manifattura, e le costruzioni. Si può tornare a fare sport all’aria aperta, passeggiare in ville, giardini e parchi pubblici. Bar e ristoranti possono riaprire a patto che forniscano un servizio d’asporto. Si può far visita alle persone care, coloro che abbiamo scoperto essere i nostri congiunti, una parola entrata di colpo nel nostro linguaggio comune e che ha causato non poca confusione. Tutto deve essere fatto nel rispetto totale delle norme igienico sanitarie e nella consapevolezza che se la curva dei contagi dovesse tornare a salire, potrebbe essere necessario chiudere tutto di nuovo. Non è molto, forse è meno di quello che tanti avrebbero voluto, ma è abbastanza per riassaporare un briciolo di libertà.

Ristorante italiano durante i 100 giorni del coronavirus
Il 4 maggio l’Italia ha cominciato a riaprire © Marco Di Lauro/Getty Images

 

La fase 2 entra nel vivo tra nuove normalità e decreti

11 – 17 maggio

Il 13 maggio, il governo vara il decreto Rilancio per dare una nuova spinta all’economia e inserisce una norma sulla regolarizzazione dei migranti: varrà solamente per 6 mesi, per lavorare come braccianti, colf o badanti, e riguarderà solo chi ha già lavorato nel 2019. All’interno del decreto è previsto anche un bonus per finanziare biciclette e monopattini elettrici, nell’intento di spingere gli italiani a utilizzare mezzi non inquinanti e sicuri, che evitano assembramenti. Quest’iniziativa è un successo, come testimoniano le foto scattate davanti ai negozi di biciclette.


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Il 16 maggio, Conte annuncia ciò che tutti aspettavano da settimane: un nuovo decreto concede ulteriori libertà, un nuovo respiro. Da lunedì 18, gli italiani possono tornare a muoversi liberamente all’interno della propria regione, possono riaprire le attività commerciali e ci si avvia verso quella che viene definita “nuova normalità“, “nuova” perché la normalità di prima è stata quella che ci ha condotti in questa situazione. Certo, le misure di sicurezza vanno sempre rispettate e dovremo continuare a farlo ancora per molto tempo.

cartello andrà tutto bene roma esposto da balcone durante 100 giorni pandemia coronavirus
Uno dei cartelli simbolo di questa pandemia recita Andrà tutto bene da un balcone di Roma © Marco Di Lauro/Getty Images)

I 100 giorni

31 maggio

Domenica 31 maggio sono 100 giorni dall’inizio della crisi italiana: 33mila persone hanno perso la vita nel nostro paese e almeno 230mila persone hanno contratto la Covid-19.

“Almeno 230mila” perché si ipotizza che siano di più. L’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) ha stimato che siano circa tre milioni le persone contagiate nel nostro paese.

Ce ne ha parlato Matteo Villa, uno dei ricercatori che hanno riesaminato le cifre ufficiali: “I dati della Protezione civile ci danno una descrizione, anche se parziale, della realtà. Sostanzialmente sembra che ci dicano che una persona su 7 delle persone che contraggono l’infezione, quindi circa il 13 per cento del totale, muoia. Nella realtà sappiamo che il virus uccide solo l’uno per cento delle persone che contraggono l’infezione. Questo non significa sminuire la gravità del virus stesso perché basta pensare all’influenza stagionale che uccide solo lo 0,1 per cento delle persone che la contraggono, una persona su mille. Il Sars-CoV-2 ne uccide una su cento, quindi dieci volte tanto, ma certo non il 13 per cento. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che dobbiamo correggere i numeri della Protezione civile per arrivare al numero di casi realmente contagiati in Italia. Se prendiamo i numeri di oggi ci dicono che le persone contagiate siano circa 200mila, la realtà è che probabilmente siamo intorno ai due milioni e mezzo, quasi tre milioni di persone. Per riassumere: i numeri ci danno un’idea parziale ma comunque importante perché da lì, con qualche calcolo, si può risalire all’entità effettiva dell’infezione. È importante ricordare però che non è solo l’Italia a sbagliare, ma che tutti i paesi occidentali, nella fase iniziale di esposizione, hanno perso un po’ i conti e se facciamo questo conto con Belgio, Spagna e Francia, un po’ tutti hanno sottostimato di almeno dieci volte l’estensione reale dell’epidemia”.

un cimitero a roma durante 100 giorni coronavirus italia pandemia
Quasi tutti i paesi europei hanno stimato l’estensione della pandemia di coronavirus © Marco Di Lauro/Getty Images)

L’epilogo, la fine del lockdown

3 giugno

Nessuna situazione critica“. Queste tre semplici parole pronunciate sabato 29 maggio dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte mettono definitivamente fine al lockdown italiano. Da mercoledì 3 giugno sarà possibile tornare a muoversi liberamente in tutta Italia. Dopo tre mesi, i divieti sono finalmente caduti.

madre con in braccio figlio durante epidemia di contagi di coronavirus 100 giorni
Il 3 giugno finisce il lockdown italiano © Stringer/Getty Images

Il bivio al quale ci ha messo davanti questa pandemia determinerà il futuro dell’essere umano sul pianeta. Abusare della natura come abbiamo fatto fino a questo punto ha contribuito solamente a provocare la peggior crisi ambientale, sanitaria, economica e sociale della storia.

Gli italiani sono un popolo solidale, lo hanno dimostrato in continuazione durante questa emergenza: gli uomini e le donne del servizio sanitario nazionale non si sono mai tirati indietro, per quanto critica diventasse la situazione, moltissime persone hanno fatto donazioni alle raccolte fondi degli ospedali, si sono prese cura dei senzatetto, senza dimenticare tutte le piccole iniziative locali che purtroppo non hanno raggiunto le prime pagine, ma che per molti hanno fatto la differenza. La solidarietà è dentro ognuno di noi ed è qualcosa che si costruisce giorno dopo giorno, questo coronavirus lo ha dimostrato.

È giunto il momento di dimostrarla anche al Pianeta, smettendo di abusare della natura come se le sue risorse fossero illimitate; scegliendo mezzi di trasporto che non inquinino la stessa aria che respiriamo, ma soprattutto facendo scelte più compassionevoli quando decidiamo cosa mangiare.

 

Questo longform prende spunto da articoli pubblicati su LifeGate a partire dal 21 febbraio al 30 maggio 2020 a firma di Andrea Barolini, Cecilia Bergamasco, Lorenzo Brenna, Tommaso Perrone.
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