Pendolaria 2025, sempre meno fondi per i treni tranne che per il Ponte

Il rapporto di Legambiente sullo stato del trasporto pubblico mostra lo scarto tra i fondi destinati alle grandi opere e il definanziomento del tpl.

  • Ben 15 miliardi per il Ponte sullo Stretto, mentre il Fondo nazionale trasporti scendi ai livelli del 2009: il rapporto Pendolaria 2025 mostra il paradosso del trasporto pubblico italiano.
  • La legge di bilancio 2026 definanzia molte opere locali, da Roma a Milano passando per Napoli.
  • Circumvesuviana e Metro Mare di Roma le linee peggiori, ma le difficoltà sono in tutta Italia.

Mentre le città italiane faticano a garantire un trasporto pubblico efficiente, le grandi opere continuano a drenare risorse ingenti. È il paradosso registrato, nella sua fotografia del 2025 scattata a dicembre, dal rapporto Pendolaria 2025 di Legambiente. Un dato su tutti: il Fondo Nazionale Trasporti, se si considera l’inflazione, sarà nel 2026 dell 38 per cento in meno rispetto al 2009, mentre la legge di Bilancio 2026 appena approvata taglia fondi cruciali per la metro C di Roma (50 milioni, che forse verranno messi dalla Regione Lazio, proprio mentre la terza linea della Capitale prendeva slancio con l’apertura della fermata di Colosseo dopo 12 anni di lavori), la M4 di Milano e il collegamento Afragola–Napoli.

Tra Ponte sullo Stretto e tpl, il bilancio di Pendolaria

Il contrasto tra grandi opere e mobilità urbana, secondo Pendolaria, è evidente: il famigerato Ponte sullo Stretto di Messina, se davvero vedrà la luce, costerà 15 miliardi di euro per soli 3 chilometri, mentre con un terzo di quella cifra – 5,4 miliardi – si realizzano 250 chilometri di tranvie in 11 città, infrastrutture capaci di migliorare concretamente la qualità della vita di milioni di persone.

Anche perché il trasporto pubblico locale continua a perdere pezzi: nel 2024, scrive Pendolaria, sono circolati 185 treni regionali in meno rispetto al 2023, a causa di rotabili vecchi non sostituiti. Il tutto mentre crescono inoltre gli impatti della crisi climatica, dovuto anche all’inquinamento causato dal traffico su gomma: dal 2010 al 2025 Legambiente ha registrato 229 eventi meteo estremi, con danni stimati fino a 5 miliardi di euro l’anno entro il 2050.

Vita da pendolare, male da nord a sud

Le linee peggiori raccontano una realtà drammatica: la Circumvesuviana, a Napoli, ha perso 13 milioni di passeggeri in dieci anni; la Roma Nord–Viterbo ha registrato oltre 8mila corse soppresse nei primi dieci mesi del 2025; e la Milano–Mortara–Alessandria soffre ritardi cronici. Restano aperte ferite storiche come la Catania–Caltagirone–Gela e la Palermo–Trapani via Milo, chiuse da oltre un decennio.“I dati mostrano che la carenza di trasporto pubblico diventa un drammatico fattore di esclusione sociale – sottolinea Roberto Scacchi, responsabile Mobilità di Legambiente –. Famiglie che spendono fino al 10,8 per cento del reddito per spostarsi superano di gran lunga la soglia europea del 6 per cento, rinunciando a lavoro, studio o cura”. mNon mancano segnali positivi: l’età media dei treni regionali scende a 14,7 anni, aumentano i viaggiatori giornalieri (2,538 milioni) e proseguono elettrificazioni e raddoppi di linee come la Pistoia–Montecatini e la Genova Voltri–Sampierdarena. A Firenze, il progetto “Ti porta Firenze” riduce fino all’80 per cento il costo degli abbonamenti, mentre a Milano funziona il nuovo servizio Milano–Trento–Bolzano.

Legambiente chiede al governo di rifinanziare il trasporto pubblico su ferro e urbano, riportando il Fondo Nazionale Trasporti ai livelli reali del 2009, aumentando corse e frequenze, sviluppando la mobilità integrata e sostenibile, e puntando su infrastrutture che migliorino concretamente la vita quotidiana e riducano traffico, inquinamento e costi sanitari.

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