Per saper amare bisogna amarsi

Una buona amante

Una buona amante? E’ una donna che ama se stessa.
Si tratta di un concetto fondamentale, che spesso dimentichiamo.
L’amore che proviamo per noi stesse è il pilastro delle
relazioni con gli altri. Solo con una grande fiducia in noi
possiamo credere di essere amabili, e di essere in grado di dare
piacere.
Fare l’amore significa poi avvicinarsi al compagno, rivelarsi,
farsi conoscere in un senso profondo: solo chi si accetta veramente
può tollerare un tale sguardo ravvicinato. Purtroppo,
invece, tante donne malate di non-amore rimangono incastrate in una
sessualità difensiva, in cui magari la performance è
perfetta ma non c’è vero abbandono o reale apertura. (Il
discorso vale ovviamente anche per gli uomini, che però
spesso vivono il disamore di sé con dinamiche
differenti).

La persona che non si accetta frequentemente non apprezza il
proprio corpo, è timorosa nei gesti, ha paura del giudizio
del partner, non osa esprimersi, provare nuovi comportamenti,
espandersi.
Ma forse la caratteristica più evidente è l’abitudine
a scegliersi il compagno sbagliato: negativo, critico, giudicante,
incapace di amare, oppure non libero. La tendenza al rifiuto di
sé, con tutte le sue conseguenze sulla relazione e la
sessualità, è molto diffusa: “Donne che amano
troppo”, un libro della psicoterapeuta americana Robin Norwood, che
analizza tali dinamiche, ha venduto più di dieci milioni di
copie in tutto il mondo.

“Nemo dat quod non habet”: nessuno può dare quello che non
ha. E dunque è difficile instaurare una relazione basata
sulla fiducia, il rispetto, l’attenzione se qualcuno non l’ha
insegnato prima a noi, se in passato, in famiglia, non abbiamo
sperimentato questo tipo di relazione. Ritrovare l’amore per noi
stesse, se nessuno ce lo ha insegnato, o se ce lo hanno trasmesso
con troppi limiti e condizioni, è possibile con un percorso
di crescita non affannoso e non solamente razionale: non serve
ripetersi che ci si deve amare, ma cercare, a poco a poco, nelle
situazioni della vita, quel nutrimento emotivo che ci è
mancato.

Emma Chiaia

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