Alberi

Un esercito di coccinelle per salvare gli storici pini di Roma

Quasi 400mila pini di Roma sono a rischio per un parassita: le istituzioni puntano su una cura a base di insetticidi, ma c’è anche l’opzione coccinelle.

C’è un virus silenzioso che lentamente sta facendo strage di pini a Roma. È arrivato dall’America Latina ormai sei anni fa, sbarcando per la prima volta in Campania, ma dal 2018 sembra aver fermato la sua corsa nella capitale, mettendo a serio repentaglio la vita dei circa 380mila esemplari censiti in città, e anche la sicurezza dei cittadini. Si chiama Toumeyella parvicornis, la cocciniglia tartaruga, ed è un parassita capace di infestare rapidamente gli alberi di pino, creando un fungo dal colore scuro che ne impedisce la fotosintesi portandoli alla morte nel giro di tre anni: essendo arrivato a Roma proprio tre anni fa, è nel corso del 2021 che è esplosa l’emergenza, quando gli esperti e i semplici abitanti romani hanno iniziato ad accorgersi della morte di diversi esemplari.

La storia ricorda per certi versi quella degli olivi pugliesi, infestati dalla Xylella fastidiosa, che ha costretto al disboscamento di migliaia di ettari di terreno al Sud Italia, con l’intervento delle istituzioni per redigere un piano di emergenza, anche se ci sono esempi più calzanti risalenti ai primi anni Duemila: quello del punteruolo rosso delle palme quello del cinipide dei castagni.

Un ruolo importante nella storia e nella cultura

Ma a Roma, anche se è tempo di campagna elettorale, l’emergenza dei pini non sembra avere un ruolo così centrale nell’agenda dei principali candidati. Eppure i pini sono una vera e propria istituzione di Roma, sono parte essenziale dell’arredamento urbano, e perfino della sua cultura: numerosissimi in città fin dall’antichità, sono stati celebrati prima da Ottorino Respighi nel suo poema sinfonico “I pini di Roma” nel 1924, e più recentemente dal cantautore Antonello Venditti, che in uno dei suoi brani più famosi canta “come i pini di Roma, la vita non li spezza, questa notte è ancora nostra”. Inoltre, vivono e abbelliscono moltissime delle aree archeologiche della città, dall’Appia Antica ai Fori imperiali, dalle Terme di Caracalla al colle dell’Aventino e il vicino quartiere di San Saba, oltre a strade, ville e parchi.  Eppure, se non si interviene in fretta, ora rischiano di spezzarsi davvero.

I pini sono parte integrante del paesaggio archeologico romano © Pixabay

Endoterapia o soluzione naturale?

Solamente lo scorso 21 giugno le istituzioni si sono mosse: il ministero delle Politiche agricole e forestali ha introdotto l’obbligo per le amministrazioni locali di combattere la cocciniglia tartaruga, e quello della Salute ha autorizzato l’utilizzo della tecnica dell’endoterapia, ovvero l’iniezione di insetticidi all’interno dei tronchi degli alberi. Una soluzione valida a breve termine ma che non convince pienamente le associazioni e comitati di quartiere che si occupano dei parchi interessati. Tanto che alcune di loro si sono riunite in una unica onlus, Coccinella Libera Tutti, per provare un rimedio alternativo, del tutto biologico. Quale? Liberare coccinelle: e il 30 settembre andrà in scena il quarto Coccinella day.

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Posted by Coccinella libera tutti on Wednesday, July 7, 2021

Le comuni coccinelle infatti, spiega Massimo Proietti Rocchi, presidente dell’associazione Amici di Villa Leopardi e della Consulta verde del II Municipio di Roma, e promotore dell’iniziativa, sono le antagoniste naturali della Toumeyella parvicornis, solo che per azione dell’uomo sono quasi scomparse in città negli ultimi decenni: “L’idea è reintrodurle nei parchi di Roma, e ripristinare semplicemente lo stato naturale pre-esistente”. Una soluzione non inquinante, più economica, ma soprattutto definitiva. “L’endoterapia si fa con prodotti tossici, fuori legge, rimessi sul mercato per 4 mesi con un apposito decreto sanitario (l’utilizzo è stato consentito infatti solo da maggio ad agosto, per l’insetticida Vargas contenente abamectina, e da settembre a dicembre per il Kestrel, a base di acetamiprid, ndr).  Ma prima bisognerebbe provare con le azioni biologiche”.

Per almeno due ottime ragioni, spiega Proietti Rocchi: la prima è che utilizzando la chimica “si inizia un circolo vizioso: l’endoterapia si pratica facendo dei buchi nei tronchi, e già questo non va bene. E poi è un procedimento che va ripetuto ogni anno. Introdurre le coccinelle invece è una operazione una tantum, perché loro si riproducono da sole, al ritmo di 300 uova l’anno ciascuna”.

La seconda è il costo: a fronte di 500mila euro stanziati finora dalla Regione Lazio, “l’endoterapia costa 50 euro ad albero, per 400mila pini la spesa sarebbe di 20 milioni di euro l’anno. Chi li mette questi soldi?”.  Il costo dell’alternativa biologica, neanche a dirlo, è decisamente inferiore: Coccinella Libera Tutti ha aperto una raccolta fondi su GoFundMe, e punta a raccogliere 4mila euro per acquistare e liberare 600mila coccinelle per trattare i primi 600 alberi. Alcune sono state già liberate nei tre Coccinella day precedenti, l’ultimo lo scorso luglio. Il prossimo appuntamento è fissato per il 30.

Terza liberazione effettuata dal Comitato Don Minzoni insieme al Servizio Giardini. Il prossimo #CoccinellaDay sarà a…

Posted by Coccinella libera tutti on Monday, July 5, 2021

Il punteruolo rosso e la vespa samurai

Il risultato, assicura Proietti Rocchi, sarebbe garantito. Del resto, per tornare alle epidemie del recente passato sopra citate, l’esperienza insegna: “Negli ultimi anni abbiamo avuto il punteruolo rosso, un grosso insetto che ha attaccato le palme, che è stato affrontato con la chimica: il risultato è che abbiamo perso il 90 per cento delle nostre palme, perché il trattamento costava mille euro l’anno per ogni albero e in molti casi è stato insostenibile”.

E poi, continua, “abbiamo avuto il caso del cinipide, una cimice asiatica che ha attaccato i castagni soprattutto nel beneventano, dove invece si è intervenuti introducendo la vespa samurai, il suo antagonista naturale, e il problema è stato definitivamente superato nel giro di tre anni”. Adesso è il turno delle coccinelle: il piccolo esercito è pronto ad entrare in azione.

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