Quando la musica è a colori

Melissa McCracken ha esperienze sinestetiche sin da piccola: quando ascolta la musica è a colori. Per questo ha deciso di dipingerla su tela.

La sinestesia è solitamente conosciuta come la figura retorica con cui vengono accostati termini che appartengono a due sfere sensoriali differenti: un profumo luminoso, un gusto appuntito, una parola fresca. La stessa etimologia della parola lo suggerisce: dal greco sýn “con, assieme” e aisthánomai “percepisco, comprendo”; quindi “percepisco assieme”.

 

La sinestesia, però, è anche un fenomeno sensoriale percettivo (reale e ampliamente studiato a partire dagli ultimi decenni del Novecento) per cui, in alcuni individui, uno stimolo in un’unica modalità sensoriale (ad esempio, l’udito) provoca involontariamente una sensazione in un’altra modalità (ad esempio la vista).

 

Lo sa bene Melissa McCracken, una ragazza americana di Kansas City, che sin da piccola ha esperienze sinestetiche nella forma pura, cioè che si manifestano involontariamente e non sono indotte. Fino all’età di quindici anni era convinta che tutti percepissero i suoni come fa lei: Melissa, infatti, possiede la forma detta acustico-ottica e, ogni volta che ascolta un suono, una nota, lei vede un colore.

 

Per questo motivo ha deciso di mettere le sue percezioni su tela, traducendo la musica in un flusso di colori e texture. Ha dipinto una varietà di suoni – dal nome di qualcuno sentito nominare per caso alle canzoni che passa la radio. Ma, ovviamente, si è concentrata sui suoi artisti preferiti: da Jimi Hendrix a Stevie Wonder, da David Bowie agli Smashing Pumpkins.

L’associazione suono-colore e il concetto di sinestesia è stato spesso usato nell’arte, sia da artisti che effettivamente possedevano la sinestesia, sia da artisti che hanno indagato a fondo il “miscuglio dei sensi”: da Mozart a Kandinsky, da Rimbaud a Liszt fino ad arrivare al compositore Messiaen e al pittore e musicista lituano Čiurlionis.

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