Un rap dal Congo contro le stragi razziali negli Stati Uniti

Alcuni studenti congolesi hanno composto un rap a più mani per dire la loro sulla strage di Charleston.

Pierce Freelon è un professore, giornalista e musicista statunitense. Laureato in studi africani, fondatore di Blackademics – comunità online formata da giovani di colore che discutono di fatti di cronaca a sfondo razziale – e del gruppo hip hop The Beast, questo suo mix di passione musicale e preparazione accademica lo ha portato a diventare professore di scienze politiche e studi afro-americani presso l’Università del North Carolina.

 

All’inizio di giugno, Pierce si è recato nella repubblica democratica del Congo per partecipare come docente universitario, ad alcuni laboratori musicali per gli studenti locali, in programma all’interno del Salaam Kivu International Film Festival (SKIFF), il primo film festival internazionale del Congo, nato per riunire artisti e attivisti di tutto il mondo con intenti comuni di trasformazione sociale attraverso l’arte e la creatività.

 musical_workshopFoto by: Pierce Freelon

 

 

Ma proprio mentre Freelon si trovava in Congo, negli Stati Uniti si stava consumando la strage di Charleston, una delle più grandi stragi a sfondo razziale degli ultimi anni, con nove persone uccise nella più importante chiesa della comunità afro-americana del Sud degli Stati Uniti.

 

Cosa ancor più grave, la strage di Charleston ha dato il via ad una serie di atti vandalici in tutti gli stati della costa orientale degli Stati Uniti, con numerosi incendi appiccati in diverse chiese metodiste frequentate dalla comunità afro-americana, azioni che vanno fatte risalire alla guerra civile americana, ma ancora oggi periodicamente tristemente comuni.

 
Mappa dei roghi alle chiese metodiste americane dopo la strage di Charleston (PRI)

 

Ma tornando in Congo e a Pierce Freelon, in un’intervista a PRI (Public Radio International americana) ha affermato:

Gli studenti congolesi con cui stavo collaborando sono stati molto sorpresi nell’apprendere di queste violenze in un paese, secondo loro, civilizzato come gli Stati Uniti. Da qui è partito un approfondito dibattito, che si è concluso con la creazione della canzone dal titolo “Ya Nguvu Weusi”.

 

 

Ya Nguvu Weusi significa Black Power in lingua Swahili e la canzone – afferma Pierce – è l’espressione di un grande lavoro cooperativo per cercare di far nascere qualcosa di costruttivo da esperienze ed eventi estremamente distruttivi, come quello che si è, purtroppo, consumato a Charleston.

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