La protesta millennial di Raury sulla passerella di Dolce&Gabbana

Il cantautore afroamericano Raury ha portato la protesta contro Trump e le scelte di Dolce&Gabbana direttamente sulla passerella del duo della moda italiana.

Qualche settimana fa in occasione della sfilata Dolce&Gabbana per la settimana della moda milanese, magazine online e non hanno lungamente parlato del botta e risposta sui social tra Stefano Gabbana e la cantante Miley Cirus.

Il fratello di Miley ha partecipato alla sfilata del duo della moda italiana, che quest’anno ha visto come protagonisti una selezione di giovani influencer e figli famosi che, secondo gli stilisti, hanno cambiato le regole della moda grazie all’utilizzo dei nuovi canali social.

Ma Miley non si è lasciata scappare l’occasione di attaccare le politiche e le scelte attuate da D&G, colpevoli soprattutto di aver deciso di vestire la first lady Melania Trump.

Stefano Gabbana non è andato per il sottile e su instagram ha duramente risposto a Miley Cirus.

Ma questa non è stata l’unica polemica scaturita dalla passerella, anzi. Tra i modelli-artisti invitati alla sfilata c’era, infatti, anche il cantautore afroamericano Raury.

Il nastro nascente della scena hip hop statunistense non ha neppure atteso la fine dello show per manifestare il proprio disaccordo nei confronti della casa di moda per cui stava sfilando: ancora sul catwalk, si è tolto il bomber D&G e ha mostrato le scritte sul petto nudo: “Protest. DG give me freedom” e “I am not your scapegoat”, per poi lasciare la passerella, senza unirsi al resto dei modelli per le foto.  

Raury ha brevemente spiegato il motivo del suo gesto pubblicando una foto sul proprio profilo instagram e commentando così l’accaduto:

“Non mi sono mai sentito così solo, così terrorizzato, eppure così vivo (…) Se anche tu fai parte di questo ambiente ricordati che c’è un Dio e Dio protegge ciò che è buono. Seguirò il mio cuore da oggi in avanti nella consapevolezza che io sono una realtà e se questo vuol dire la mia fine, così sia. Il Futuro è adesso”.

Maggiori dettagli sono scaturiti, però, dall’intervista alla rivista GQ, in cui Raury ha dichiarato di essere venuto a conoscenza dell’appoggio incondizionato di Dolce&Gabbana a Melania Trump quando ormai era troppo tardi per tirarsi indietro.

Ma in realtà quello che non è proprio andato giù all’artista è stata la loro recente campagna di “boicottaggio”: una sapiente campagna marketing che ironizza proprio su chi non è d’accordo sulle politiche D&G.

Secondo il cantautore, però: “Boicottare è la voce della gente”. Raury, spiegando le sue ragioni, ha usato parole molto dure nei confronti degli stilisti: “Sono un giovane di Stone Mountain, Georgia, il luogo di nascita del Ku Klux Klan (…) Chissà cosa sarebbe successo se la gente non avesse mai boicottato, se Rosa Parks e MLK non avessero fatto un passo in avanti per tutti noi…sarei ancora qui? Boicottare è una cosa reale. Mentre l’intera campagna di Dolce dice che non lo è”. E ha aggiunto:

Pensano di poter fare ironia sul boicottaggio, sostenere la first lady di un presidente che è il corrispettivo di Hitler e portarci indietro di millenni.

Raury protesta sulla passerella di Dolce & Gabbana a petto nudo.
Raury protesta sulla passerella di Dolce & Gabbana. Foto dal profilo Instagram @raury.

Secondo Raury, nonostante i due stilisti abbiamo risposto ai commenti di Miley Cirus affermando che chi fa moda non si occupa di politica, in realtà la moda, la musica, il cinema, l’arte, le persone, tutti hanno a che fare con la politica e tutti dovrebbero prendersi le proprie responsabilità rispetto a scelte che riguardano gli esseri umani in generale.

Raury, insomma, ha fatto capire che, anche se ci sono alcune persone che la pensano diversamente, i millennial non si fanno usare e non staranno di certo zitti davanti a questioni che reputano non ingiuste.

Raury sul palco del SXSW nel 2015. Foto by Rachel Murray/Getty Images for PANDORA Media.

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