Recuperabilità e rigenerazione, le nuove frontiere dell’auto

Il mutamento coinvolge l’auto nella sua interezza, dai processi produttivi all’uso di materiali biobased. Riuso e riciclo sono le nuove parole d’ordine.

Dalla A di Audi alla V di Volkswagen, passando per Cupra, Porsche, Seat e Škoda, il Gruppo Volkswagen ricerca la massima sostenibilità a 360°. Una prospettiva all’interno della quale l’auto elettrica è la punta di un iceberg fatto di metodologie, scelta dei materiali e dei processi che abbiano l’impatto minore possibile sull’ambiente. Lolla di riso, utilizzo della plastica raccolta in mare, lana e olio biologico sono solo alcuni dei materiali innovativi e salva-ambiente che si trovano sulle auto del Gruppo tedesco. Ecco fino a dove si sono spinte la ricerca e l’applicazione sul prodotto di serie, marchio per marchio, in rigoroso ordine alfabetico. Senza dimenticare quanto fatto finora anche nei confronti dei fornitori esterni.

Audi, tessuti dalle bottiglie di plastica

Sull’Audi A3, l’89 per cento delle opzioni di rivestimento in tessuto con cui è possibile personalizzare gli interni deriva da materiali riciclati; nello specifico, dalle bottiglie di plastica. Un processo che inizia con la raccolta delle bottiglie usate trasparenti – le più facili da tingere – che vengono private del tappo, lavate e triturate da un macchinario. Questo procedimento permette di ricavare il granulato, dal quale un’azienda specializzata crea le fibre di poliestere, le quali a loro volta diventeranno filo. Per ogni sedile Torsion della A3 occorrono 45 bottiglie da 1,5 litri e per i tappetini ne servono 62. Una bella sottrazione di plastica inquinante dall’ambiente.

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Dalle bottiglie ai sedili dell’Audi A3, il circolo virtuoso della plastica © MoDo

E non è finita, perché le materie prime seconde danno origine per esempio – dopo opportune lavorazioni, ovviamente – anche ai pannelli utilizzati per assorbire il rumore, per rivestire il bagagliaio e il pianale di carico. Audi ovviamente non si ferma qui: nel pieno rispetto dei propri elevati standard qualitativi, intende infatti allargare la percentuale di materiali riciclati utilizzati, fermo restando l’utilizzo delle materie prime rinnovabili.

L’auto elettrica è molto di più: il percorso che una casa automobilistica deve compiere per diventare un’azienda green ha diverse sfaccettature. Ed è proprio sull’auto elettrica che lo sforzo in direzione della sostenibilità deve essere a tuttotondo: che senso avrebbe viaggiare a emissioni locali zero se i materiali con cui è fatta la vettura sono di tipo tradizionale, non riciclato, né biologico, né a basse emissioni? Audi, insieme ad Alcoa e Ronal Group, ha attivato un progetto per la realizzazione di cerchi ruota in alluminio a basse emissioni di CO2, grazie a un processo di fusione in cui viene rilasciato ossigeno anziché anidride carbonica.

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I cerchi in alluminio non sono tutti uguali. Quelli della e-tron GT sono a basso impatto di CO2 © MoDo

Tessuti naturali associati a fibre residue

Dentro, la gran turismo 100 per cento elettrica accoglie i passeggeri con la solita qualità ma con la massima attenzione per l’ambiente. I materiali sono sempre più riciclati e mixati fra loro, l’ecopelle con la microfibra, il tessuto costituito in gran parte da fibre di poliestere, prodotte partendo da bottiglie di plastica riciclate, associato con tessuti naturali o costituiti da fibre residue. Per dare un’idea di quanto materiale potenzialmente dannoso venga risparmiato all’ambiente, basti pensare che il rivestimento Kaskade di un solo sedile richiede 119 bottiglie di plastica. Fibre e nylon riciclati (da scarti di produzione, di tessuto, da vecchi tappeti e vecchie reti da pesca) vengono invece sfruttati per ricavare moquette e tappetini.

Cupra e Seat, nuovi sviluppi dal mare e dai campi

Seaqual Yarn è un nome che in sé dice poco; eppure, questo materiale innovativo contribuisce in maniera sensibile alla salute di mare e spiagge. Utilizzato per i sedili della Cupra Born, è realizzato con fibre polimeriche realizzate a partire dai rifiuti plastici raccolti in mare, un esempio di creatività e impegno dei marchi Cupra e Seat nella ricerca di materiali sostenibili. Non è da meno la lolla di riso, le cui peculiarità vengono sintetizzate così da Iban Ganduxé, Ceo di Oryzite. “È una materia prima a base 100 per cento vegetale e per riciclarla abbiamo sviluppato Oryzite, un materiale che può essere miscelato con altri composti termoplastici e modellato”.

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Cupra Born, sostenibile in movimento, sostenibile a ruote ferme, grazie ai materiali biologici © MoDo

Con questo materiale – e quindi con una parte di lolla di riso – Seat realizza il rivestimento del portellone posteriore, il doppio pianale di carico del bagagliaio e il rivestimento del “cielo” dell’abitacolo. Queste parti normalmente sono fatte di plastica: soluzioni come Oryzite non “solo” riducono la dipendenza dal petrolio dell’industria, ma contribuiscono ad alleggerire le auto. E si sa, auto più leggere sono auto che consumano e inquinano meno.

Porsche, fibre naturali per le parti aerodinamiche

Un alettone in fibra di lino per un’auto da corsa come la Porsche 718 Cayman GT4 Clubsport MR. Ovviamente, la fibra di lino è solo una delle fibre naturali presenti nell’ala (e nelle portiere) di questa auto ad altissime prestazioni, ma dà l’idea di quali e quante possano essere le applicazioni delle fibre organiche su una vettura. L’intenzione degli ingegneri Porsche è quella di estendere ulteriormente l’utilizzo di queste fibre per realizzare altre parti della carrozzeria, dai paraurti ai parafanghi fino alle parti più aerodinamiche dell’auto. Un altro esempio di come le cose stiano progressivamente cambiando lo troviamo sulla Porsche Taycan – un’auto elettrica dalle prestazioni decisamente sportive – dove la pelle viene conciata con un processo che utilizza le foglie di ulivo.

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Massime prestazioni e sostenibilità vanno a braccetto sulla Porsche 718 Cayman GT4 Clubsport MR © MoDo

Škoda, riciclo e riuso crescono su tutti i modelli

Škoda Enyaq iV è il primo modello “nativo” elettrico del marchio ceco, un modello che all’efficienza del powertrain associa una crescente attenzione alla sostenibilità con l’utilizzo di tappetini (dell’abitacolo e del bagagliaio) confezionati con fibre ricavate da bottiglie di plastica riciclate, o con l’isolamento acustico realizzato con materiali ricondizionati. Quanto ai sedili, da segnalare il riconoscimento Woolmark Wool Blend Performance, assegnato ai prodotti che contengono tra il 30 e il 49,9 per cento di lana vergine; sulla Škoda Enyaq, la quota è del 40 per cento, mentre il restante 60 è ottenuto da bottiglie di plastica riciclate. Un’ulteriore versione di questo modello, la ecoSuite, propone rivestimenti realizzati con una forte riduzione di prodotti chimici utilizzati nei vari processi.

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La pelle color cognac dei sedili della Enyaq iV è ottenuta mediante un processo sostenibile © MoDo

Volkswagen, trucioli di legno per dare colore alle vernici

Un’auto senza vernice: è questo l’ambizioso obiettivo finale che si sono posti gli uomini del marchio Volkswagen. Il primo passo in questa direzione è la vernice trasparente – che sfrutta i trucioli di legno come colorante e un agente indurente a base biologica – utilizzata per la carrozzeria della concept car ID. Life.

Per ora è solo una concept car ma molte delle soluzioni della ID. Life troveranno applicazione di serie © MoDo

Altre soluzioni interessanti sono gli pneumatici prodotti con gomma naturale, silice da lolla di riso e olio biologico; le cornici in legno della plancia e della zona dei sedili posteriori vengono realizzate con materie prime certificate, mentre gli inserti sui sedili, sui pannelli delle portiere e sui poggiatesta sono costituiti al 71 per cento da bottiglie in Per riciclate e t-shirt usate. Fra le soluzioni adottate sul concept ID. Life per ridurne l’impatto c’è persino una vernice realizzata utilizzando pneumatici dismessi sminuzzati.

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