Cicloturismo

Il tour del Supramonte: il cuore della Sardegna in bicicletta

Viene chiamato “il tour del Supramonte”, 200 km per esplorare una zona selvaggia della Sardegna in bicicletta tra gole, montagne, mare e qualche pecora.

È la Sardegna che piace di più, almeno a chi intende scoprire di un territorio la vera natura, il cuore profondo, fatto di cultura, natura e tradizione. Un percorso non facile, forse non per tutti, ma questi 200 km possono essere percorsi a tappe e attraversano una zona della Sardegna in bicicletta in modo da poter godere di mare, montagna e pace. È il tour del Supramonte, è la vera isola.

Tour del Supramonte: 200 km di paesaggi diversi per scoprire la Sardegna

Questo itinerario in bicicletta parte dalla statale 125, molto conosciuta da chi utilizza le due ruote in Sardegna: l’Orientale Sarda contraddistinta da pochissimo traffico e paesaggi senza uguali. Silenzio, colori e profumi forti. Da Dorgali si arriva ai mille metri di Genna Silana, il punto più alto di tutta la statale, in mezzo una terrazza naturale sospesa nelle pareti del Supramonte, con un susseguirsi di panorami straordinari e inaspettati, la valle di Oddone, la vista sul canyon di Gorroppu (di cui vi abbiamo già parlato) e uno scorcio di blu del golfo di Orosei. Cime calcaree e il blu del mare, contrasti del territorio, la doppia faccia dell’isola. Qui anche alcune delle spiagge più belle d’Italia: Cala Mariolu e Cala Goloritzé.

Una pendenza del 5 per cento che diventa una discesa rilassante e poi ancora su una strada sinuosa verso le vette del Gennargentu, passando attraverso i paesi di Urzulei e Talana, dove si produce forse il miglior prosciutto dell’isola e si è circondati da mandorli (che diventeranno ottimi amaretti) e sughereti che si trasformano in artigianato tipico.

Supramonte, Sardegna
Il Supramonte attraversato in bicicletta.

Esplorare il Supramonte a due ruote

Il tratto più duro, che arriva all’8 per cento, è quello della salita di S’Arcu ‘e S’Orostode, qui finalmente si ha la vista sul Gennargentu e si resta senza fiato. È la vera natura dell’isola, la zona che custodisce tradizioni e cultura più delle altre, una sorta di confine tra l’Ogliastra e il Supramonte.

Un’altra impervia salita (si arriva al 6 per cento di pendenza, quasi sempre costante) va dai 900 metri sopra il livello del mare e arriva ai 1,250 metri. Il traffico è quasi assente, specie in stagione ancora bassa come adesso e, presso la Cantoniera Pira ‘e Onne, spesso si incontrano anche le pecore. Non ci sono più paesaggi aspri e rocciosi ma boschi di roverella dai colori vivi.

Il tratto veramente impervio termina e la pedalata si fa più agile, si scende sino a Fonni, che con i suoi mille metri è il paese più alto dell’isola, e dove è possibile vedere i primi murales, che non si trovano solo a Orgosolo. La Sardegna è anche un’isola di ottimi vini e qui ci si immerge nei vigneti di Cannonau che anticipano l’arrivo a Mamoiada e poi Orgosolo.

Una veloce discesa porta a Oliena, tra mandorli e ulivi, e di nuovo in salita verso punta Corrasi, il tetto del Supramonte. L’ultimo tratto conduce a Galtellì, un piccolo borgo che sembra simile a molti altri in questa zona della Sardegna, dove vagare per una sosta tra strade silenziose e chiesette e case in pietra. A Dorgali invece è d’obbligo fermarsi per acquistare una delle forme dell’artigianato tipico dell’isola: coltelli (la tipica “sa pattada”), gioielli in filigrana e ceramiche.

L’ultima fatica è all’uscita del paese, sul versante orientale del Monte Tuttavista, 5 km per 250 metri di dislivello, e poi resta solo da risalire il fiume Cedrino sino a tornare a Dorgali.

Quest’itinerario si snoda all’interno del Parco nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu: un gioiello e un vanto per l’isola, un’area protetta per flora e fauna che raccoglie più ambienti, montani e costieri, rappresentativi delle terre della Barbagia e dell’Ogliastra.

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