Ancora un altro pacchetto sicurezza per fermare manifestanti, ong e migranti

Dietro alle norme sulle baby gang spuntano sanzioni elevatissime, arresti preventivi, esternazionalizzazione dei flussi migratori e la “norma Almasri”.

  • A pochi mesi da un ddl, poi diventato decreto, che già interveniva sulle manifestazioni, un nuovo giro di vite che prevede interventi preventivi.
  • Nuove misure anche contro l’immigrazione: le navi di soccorso potrebbero non essere autorizzate a entrare nelle acque italiane.
  • All’origine del nuovo provvedimento la necessità di intervenire sulla sicurezza visto l’aumento di violenza giovanile e microcriminalità urbana.

Ancora un altro pacchetto sicurezza, una vera ossessione per il governo italiano. E dentro, se da una parte ci sono alcune norme che intercettano un’esigenza reale e diffusa di contrasto alla violenza giovanile e alla microcriminalità urbana, in particolare quella legata alle cosiddette baby gang, dall’altro si può leggere una nuova stretta sui diritti e sulle libertà civili, che colpiscono in modo particolare il diritto di manifestare e ampliano in maniera significativa i poteri preventivi delle forze dell’ordine. Oltre a questo, nel mirino tornano le cosiddette “ong del mare”, i migranti. E poi, dulcis in fundo, c’è la norma Almasri.

Il pacchetto sicurezza e il contrasto alla manifestazioni

Sul fronte della sicurezza urbana, il testo rafforza strumenti già esistenti e ne crea di nuovi. Viene ampliato il ricorso agli ammonimenti da parte del questore anche per minori molto giovani, vengono giuntamente inasprite le sanzioni per il porto di coltelli e strumenti atti ad offendere e si introducono responsabilità economiche dirette a carico dei genitori. Misure che rispondono a episodi sempre più frequenti di violenza tra adolescenti e che sicuramente trovano un consenso trasversale nell’opinione pubblica.

Accanto a queste norme, però, c’è un nuovo attacco alla libertà di manifestazione: le violazioni delle regole sulle manifestazioni vengono depenalizzate, ma al posto delle sanzioni penali arrivano multe monstre, che possono raggiungere i 20mila euro per il mancato preavviso, per il mancato rispetto dei percorsi autorizzati o per l’inosservanza delle prescrizioni imposte dall’autorità. Una norma che rischia di colpire, come già fatto dal precedente decreto sicurezza, movimenti, associazioni e realtà sociali che già faticano ad avere accesso a risorse economiche.

Il ddl introduce inoltre strumenti di forte impatto preventivo: il Daspo urbano viene esteso anche a persone solo denunciate o condannate con sentenze non definitive, e compaiono forme di trattenimento preventivo fino a 12 ore per soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi per lo svolgimento di una manifestazione (in pratica impedendo a chiunque di parteciparvi); si ampliano le possibilità di perquisizione sul posto anche in assenza di un reato già commesso. Tutti elementi che, letti insieme, disegnano un modello di gestione dell’ordine pubblico alla ‘minority report’, basato su un sorta di preveggenza del crimine.

Migranti e ong ancora nel mirino

Ancora più marcato è il pugno di ferro sull’immigrazione.  Una norma consente l’interdizione delle acque territoriali italiane per motivi di sicurezza o pressione migratoria: è evidente che sia rivolta incidere direttamente sull’azione delle Ong che operano nel soccorso in mare, già fortemente limitate da altri interventi in precedenza. Cosa succede allora ai migranti a bordo di una nave di soccorso impossibilitata a entrare in acque italiana? Potranno essere trasferiti verso Paesi terzi con cui l’Italia ha accordi: l’Albania, ma in futuro non solo, un nuovo passo verso l’esternalizzazione delle responsabilità delle frontiere.

Nel testo compare anche una disposizione che consente la consegna allo Stato di appartenenza di persone considerate pericolose per la sicurezza nazionale o per le relazioni internazionali. Una norma che, per modalità e finalità, sembra pensata per evitare nuovi casi politicamente imbarazzanti come quello di Almasri, il capo delle milizie libiche della Rada, al centro di una scabrosa vicenda lo scorso anno, che vide indagati alcuni membri del governo (poi salvati dal Parlamento che votà per l’immunità) proprio per aver restituito a Tripoli un personaggio ricercato dalla Corte penale Internazionale per crimini contro l’umanità.  Sul fronte dei ricongiungimenti familiari, infine, il ddl introduce un doppio binario: da un lato agevolazioni mirate per lavoratori qualificati richiesti dal mercato, dall’altro una stretta significativa sui requisiti per molte altre categorie, con criteri economici più rigidi e l’esclusione di alcune tipologie di familiari. Una scelta che privilegia una migrazione selettiva, funzionale alle esigenze produttive, ma che riduce le possibilità di stabilità e integrazione per chi è già presente sul territorio.

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