I giudici hanno disposto lo spegnimento dell’impianto, che ha causato centinaia di vittime negli anni. Rimane il tema del lavoro e della riconversione.
Il cooperante era detenuto con la falsa accusa di cospirazione: il rilascio per iniziativa dalla nuova presidenza come segno di apertura all’Occidente.
Dopo 423 giorni, Alberto Trentini è stato finalmente liberato. Il cooperante italiano era detenuto con l’accusa senza fondamento di “cospirazione” in Venezuela dal 15 novembre 2024, dopo qualche settimana dal suo arrivo in Venezuela come cooperante e capomissione per l’organizzazione Humanity & Inclusion, con l’obiettivo di portare assistenza alle persone con disabilità nelle zone più remote. Sarebbe stato accusato di cospirazione e terrorismo, ma nessun capo d’imputazione era stato formalizzato e la sua detenzione era in condizioni molto dure. In questi 14 mesi di silenzi, alcune voci non si sono mai spente. Come quella della madre di Alberto Trentini, Armanda Colusso, che non ha mai smesso di chiedere la sua scarcerazione e chiarezza. Dopo mesi di silenzi, ora Trentini tornerà a casa.
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Insieme a lui è stato liberato anche Mario Burlò, anche lui detenuto in Venezuela, nell’ambito di un’ampia operazione di scarcerazione di diversi prigionieri politici internazionali da parte della nuova presidente ad interim Delcy Rodriguez, come “segno di apertura” all’Occidente dopo la deposizione e l’arresto di Maduro da parte degli Stati Uniti. I nostri connazionali si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas, accolti dall’Ambasciatore Giovanni Umberto De Vito.
Nei giorni scorsi, insieme a prigionieri di altre nazionalità, erano già stati liberati due italiani. Il primo è stato Luigi Gasperin, imprenditore di 77 anni, arrestato il 7 agosto 2025 e portato in un centro di detenzione nella zona di Prados del Este (Caracas), per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo, e che soffre di una patologia cardiaca seria. Il secondo è stato Biagio Pilieri, 60 anni, in possesso di doppio passaporto: Pilieri è un giornalista e politico noto in Venezuela per le sue battaglie contro la censura del regime, ed era stato recluso nell’Helicoide, una tra le carceri più dure del Venezuela, con l’accusa di terrorismo e tradimento alla patria. “Non ci aspettavamo di uscire, non avevamo saputo niente – le prime parole di Trentini, riportate da alcuni quotidiani – non siamo stati torturati, ci hanno trattato bene”. Nelle carceri venezuelani restano ancora 24 italo-venezuelani detenuti per motivi politici, oltre a un’altra manciata in carcere per reati comuni.
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