Sierra Leone, alluvione drammatica: mezza Freetown è sepolta nel fango

Almeno 400 morti di cui 100 bambini e oltre seimila sfollati per la valanga di fango che ha colpito la capitale: aiuti umanitari in corso.

Almeno 400 morti accertati, di cui un centinaio bambini, e altre 600 persone disperse. È tragico, e rischia di diventarlo ancora di più col passare dei giorni, il bilancio delle alluvioni e delle ondate di fango che alla vigilia di Ferragosto hanno colpito la capitale della Sierra Leone, Freetown, distruggendo di fatto parte della città: seimila persone hanno visto la propria casa letteralmente portata via dal fango, in quello che è uno dei paesi più poveri del mondo. L’Onu, dopo le richieste d’aiuto del presidente della Sierra Leone, Ernest Bai Koroma, ha immediatamente iniziato tramite il World Food Program (Wfp) l’attività di assistenza alimentare a 7.500 persone colpite.

La stagione delle piogge e la deforestazione

L’alluvione si è scatenata nei pressi di Freetown, il 14 agosto, provocando frane e smottamenti che si sono riversate sulla capitale, in cui si trovano molte baraccopoli con edifici di fortuna e ben poco resistenti: subito la situazione è apparsa molto grave, con le immagini che rimbalzavano dai siti locali di persone intente a scavare disperatamente nel fango per estrarre i propri cari ancora vivi. La sciagura è avvenuta nel periodo che in Sierra Leone corrisponde al culmine della stagione delle piogge: già nel 2015 un evento del genere causò una decina di morti e migliaia di sfollati. Nulla a che vedere comunque con quanto accaduto stavolta, anche a causa della deforestazione forzata delle zone ai margini di Freetown, che negli ultimi anni è stata oggetto di una rapida espansione ed edificazione.

La risposta umanitaria

Le Nazioni Unite hanno incaricato il Wfp di sostenere e coordinare una risposta umanitaria congiunta ed efficace per assicurare cibo, ripari e altra assistenza essenziale il più rapidamente possibile a quanti ne hanno bisogno. “Le frane hanno lasciato una scia di morte e devastazione” ha detto Housainou Taal, direttore del World food program in Sierra Leone. “I nostri pensieri e le nostre preghiere vanno alle vittime e alle loro famiglie. Ci stiamo ora concentrando sui sopravvissuti, in modo che possano ristabilirsi e riprendere le proprie vite”. Anche la Croce Rossa internazionale è all’opera, nella speranza di riuscire a salvare ancora qualche vita.

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