Dalla Somalia alla Svizzera, fino all’Himalaya: la siccità è una minaccia crescente
Raccolta di acqua nei pressi di Kismayo, in Somalia @ Simon Maina/Afp/Getty Images
In numerose regioni del mondo la siccità sta provocando fughe di massa, rischio di incendi, allarmi per l’approvvigionamento idrico.
Raccolta di acqua nei pressi di Kismayo, in Somalia @ Simon Maina/Afp/Getty Images
Quasi 62mila persone sono state costrette ad abbandonare le loro terre in Somalia a causa della siccità. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che indica come siano ormai ben tre nuovi spostamenti su quattro ad essere determinati dalla mancanza di precipitazioni. Un dato che risulta in aumento del 22 per cento rispetto allo scorso anno, “a conferma della crescente gravita del caos climatico”, precisa la stessa Oim.
“Quando per via della siccità non ci sono acqua e raccolti, la sola opzione è la fuga”
È in particolare in cinque province – Baidoa, Dayniile, Kahda, Diinsoor e Doolow – che si registra in questa fase la situazione peggiore. Complessivamente, si prevede che altre 125mila persone debbano fuggire dalla siccità soltanto nel secondo trimestre dell’anno in corso. “Quando l’acqua scompare, quando i raccolti sono scarsi e mancano i mezzi di sussistenza, la sola opzione che resta è andarsene. Senza un’azione rapida, la siccità continuerà ad accrescere la vulnerabilità e ad aggravare la fame in tutta la Somalia”, ha dichiarato Manuel Pereira, capo-missione dell’Oim nella nazione africana.
Nelle cinque province citate la situazione è definita “disastrosa”. E il tutto è, appunto, direttamente legato ai cambiamenti climatici, come indicato dalle stesse Nazioni Unite. Dal momento che dal punto di vista pluviometrico, la situazione non accenna a migliorare, lo stato di degrado delle coltivazioni e degli allevamenti “dovrebbe intensificarsi ulteriormente nei mesi a venire”.
Situazione definita “disastrosa” in cinque provincie della Somalia
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni sottolinea il fatto che i centri urbani situati nelle regioni limitrofe non sono in grado di fronteggiare l‘aumento repentino della popolazione, garantendo accoglienza alle decine di migliaia di persone in arrivo. “Ciò impone a moltissime persone di doversi spostare nuovamente, installandosi in zone informali, ma servite, con accesso estremamente limitato ai servizi di base”, precisa ancora l’Oim.
Un’analisi effettuata in particolare nella regione di Gedo a evidenziato il fatto che numerosi profughi climatici sono costretti a percorrere lunghe distanze per raggiungere punti di distribuzione di acqua. A ciò si aggiunge la perdita del bestiame, che risulta in aumento, anche per via delle condizioni di caldo estremo che spesso accompagnano le lunghe marce. Un problema che, inevitabilmente, si ripercuoterà anche in futuro, poiché pur ipotizzando un ritorno alla normalità dal punto di vista delle condizioni meteorologiche, le risorse a disposizione non saranno a quel punto più sufficienti.
In Europa 156mila chilometri quadrati colpiti da siccità. “Grande pericolo” incendi in Svizzera
In Europa, come noto, mediamente i mezzi a disposizione per rispondere alle crisi sono maggiori rispetto ai paesi poveri come la Somalia. Tuttavia, il fenomeno della siccità è altrettanto presente: secondo un’analisi di Eurostat, nel corso del 2024 più di 156mila chilometri quadrati di territorio dell’Unione europea sono stati colpiti dal fenomeno. E benché il dato risulti inferiore rispetto a quelli di alcune annate drammatiche dell’ultimo decennio (in particolare il 2018 e il 2022), la tendenza complessiva è chiaramente di incremento.
Nella Svizzera occidentale e nella porzione nord del Ticino si sta registrando una condizione di siccità severa. Tanto che il rischio di incendi forestali è già a livello 4 du 5 (il che indica “grande pericolo”). In alcune regioni, secondo quanto riferito da 24heures.ch, le autorità hanno dovuto imporre fin da ora il divieto assoluto di accendere fuochi all’aperto: il provvedimento riguarda in particolare la val Poschiavo e la val Bregaglia.
Dall’Himalaya alla Corea del Nord agricoltura e approvvigionamento idrico a rischio
Dall’altra parte del mondo, condizioni di mancanza di precipitazioni sufficienti si registrano anche sulle cime dell’Himalaya. Fino alla fine di gennaio la neve non è caduta sull’intero stato dell’Uttarakhand, che ospita una parte importante della catena montuosa. Similmente, nel vicino Himachal Pradesh a cavallo tra il 2025 e il 2026 si era registrato il sesto anno con meno precipitazioni della storia. Il deficit nevoso nel Cachemire è stato del 40 per cento e nel Ladakh del 70 per cento.
#WIONClimateTracker | The Hindu Kush Himalaya is losing its snow reserves at an alarming rate
A new report by the International Centre for Integrated Mountain Development says snow cover has fallen nearly 28% below normal@JyotsnaKumar13 has further details on this pic.twitter.com/N79LdVfLcr
Per tutte le regioni limitrofe si tratta di un rischio enorme, poiché le riserve naturali di acqua dipendono proprio dalla coltre che si forma a monte. Un intero ecosistema è minacciato: non solo per quanto riguarda l’agricoltura e gli allevamenti ma anche, ad esempio, per la produzione di piante medicinali.
Allo stesso modo, una grave situazione di siccità si sta verificando in Corea del Nord. L’agenzia di stampa governativa Kcna ha spiegato che “una situazione anormale persiste su gran parte del territorio. È un fenomeno osservato raramente negli anni precedenti. I lavoratori di diverse regioni stanno concentrando i loro sforzi per proteggere le colture”.
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Alte temperature e piogge al minimo hanno compromesso le fioriture e la produzione di miele che segna -40 per cento, mentre l’uva per il vino si raccoglie anticipatamente.