Speciale: Festa dell’umanità a Terra Madre

Il primo “Incontro mondiale delle comunit

“Che bella l’umanità nella sua multicolore
varietà!”. E’ questa la prima esclamazione che è
venuta spontanea entrando nell’immenso salone al Palazzo del lavoro
di Torino in cui è stato allestito questo primo “Incontro
mondiale delle comunità del cibo”.
Se uno dei temi portanti era la biodiversità,
inteso come appello per la salvaguardia della varietà di
specie animali e vegetali sul pianeta, non c’era argomento
più valido, per sostenere la bellezza
e la ricchezza della varietà, in quanto tale, di questa
prima forte impressione all’entrata della manifestazione.

Neri del Ciad, avvolti da bianchi turbanti; colorate fanciulle
del Kirghizstan; opulente matrone dall’Honduras, signore
dall’aspetto venerabilmente antico dalle pendici dell’Himalaya;
sorridenti pionieri americani dell’agricoltura biologica, dalle
lunghe trecce bionde sui volti abbronzati; indios
Guaranì in pompa magna; lapponi in sfavillante costume
tradizionale; bellissime donne
indiane
, finlandesi, turche, nigeriane, colombiane, e
bellissimi uomini
senegalesi
,
australiani
, pakistani, russi…

Un campionario di umanità autentica, trasportata come per
magia da villaggi sulle rive di fiumi e di mari, di foreste e valli
montane, in questo mega punto d’incontro organizzato da Slow Food,
in contemporanea al Salone del Gusto, con il Ministero delle
Politiche agricole e forestali, la Regione Piemonte e la
Città di Torino e con l’assistenza e la partecipazione della
FAO, di Coldiretti, Regione Autonoma Val D’Aosta, Fondazione CRT e
New Holland (macchinari agricoli). Solo un tale dispiegamento di
forze, infatti, ha potuto consentire il confluire di 4300 delegati
dalle Comunità del cibo di 130 paesi del mondo, che hanno
richiesto più di 1400 visti straordinari, concessi dal
Ministero degli Esteri.

L’incontro è stato organizzato principalmente per loro, i
rappresentanti di un modello
sostenibile
di produzione e distribuzione del cibo:
attento all’ambiente ma anche alla qualità della vita e del
lavoro. Non era ammesso il pubblico – ad eccezione dei giornalisti
– perché è stato concepito come una festa per
conoscersi , condividere saperi, testimonianze, problemi, e
soluzioni elaborate localmente. Una festa forse
unica al mondo, in cui le persone erano disposte in ordine sparso
su sedie di paglia, tavolini, panni multicolori
per terra e tutti giravano come in un movimentato mercato di
Cochabamba – così come veniva descritto nelle canzoni degli
Inti Illimani – con volti sorridenti, desiderosi di chiacchierare,
di raccontarsi e ascoltare.

Dialogo tra le
saggezze

L’incontro sull’esperienza dei sistemi agricoli indigeni, uno dei
61 laboratori organizzati a Terra Madre, su temi interessanti per
tutti coloro che sono attenti alle risorse ambientali, agli
equilibri del pianeta alla qualità dei prodotti e alla
salvaguardia della diversità.

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