Sulla tranquillità dell’anima

Brevi riflessioni sulla tranquillità. La testimonianza di Democrito, filosofo presocratico della Grecia antica.

“Chi vuol vivere con l’animo tranquillo non deve darsi troppo da
fare né per le faccende private né per le pubbliche
né, qualora si assuma delle occupazioni, sceglier quelle che
sono superiori alle sue forze e alla sua natura; deve invece esser
sempre pronto a saper rinunciare, anche se gli si volge la fortuna
e lo sospinge con le illusioni verso condizioni più alte, e
a non accingersi a cosa che sia superiore alle sue
possibilità. E cosa più sicura la grandezza moderata
che l’esagerata gonfiezza “.

Questa testimonianza di Democrito coglie l’esatta cifra
esistenziale della tranquillità, intesa come l’unica forma
possibile di felicità.
L’uomo, infatti, quale essere strutturalmente limitato, viene
richiamato alla consapevolezza che la sua felicità è
“simultaneità-lampo”, ovvero un frammento d’esistenza di
straordinaria intensità e, nel contempo, di fugace
durata.

Si può, di contro, conseguire la tranquillità,
dice Democrito, a patto che ci si renda autonomi dalle cose, o
meglio dall’opinione che abbiamo delle cose, attuando
un’equilibrata disciplina delle passioni.

In altri termini, e tradotto per l’uomo d’oggi, tutto frenesia,
iperattività, costante ricerca di appagamento quantitativo,
omologato a quello stato di “euforia perpetua”, di felicità
a tutti i costi indotta dal Mercato, l’autodominio, il
riconoscimento di quello che è in nostro possesso e di
quello che non dipende da noi, la capacità di godere
dell’essenziale, ovvero di ciò che conta davvero sul piano
etico e affettivo costituiscono gli ingredienti – accessibili a
tutti! – della tranquillità dell’anima.

L’uomo può, così, assicurarsi uno stato di
interiore benessere che, pur senza i picchi della felicità,
avrà, comunque, durata nello spazio-tempo.

Coraggioso sarà, allora, quell’uomo che non investe tutto
se stesso nella lotta per primeggiare nel Mercato tecnologico,
all’interno del quale crede di poter perseguire l’autentica
felicità, bensì colui che, per dirla ancora con
Democrito, vive secondo “rettitudine e una cospicua saggezza”.

Fabio Gabrielli

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