La foresta di bambù di Sagano ha un suono da preservare

Il suono della foresta di bambù di Sagano, in Giappone, è stato inserito dal governo giapponese nella lista dei cento suoni da preservare.

Il concetto di “paesaggio sonoro” – traduzione italiana di “soundscape” – viene teorizzato per la prima volta negli anni Settanta dal compositore, studioso e ambientalista canadese Raymind Murray, nonché ideatore del World soundscape project, progetto interdisciplinare di ricerca per lo studio comparato dei paesaggi sonori del mondo.

Le sue teorizzazioni hanno dato vita a una vera e propria disciplina alternativa di studio del suono, del rumore e dell’ambiente – da lui stesso chiamata ecologia acustica – che ha visto l’applicazione di una grande quantità di studiosi. Ma non solo. Forse è anche grazie a questa disciplina che negli anni si è sviluppata una certa sensibilità nel percepire un paesaggio non più solo come ciò di un ambiente che è visibile, ma anche come ambiente percettivo a 360 gradi, e quindi anche con un aspetto uditivo.

 

Per esempio, da anni in Giappone si sta conducendo un’iniziativa di riscoperta e difesa dei propri paesaggi grazie ai loro suoni e i loro poteri meditativi. Il ministero dell’Ambiente giapponese ha addirittura individuato le cento migliori postazioni fonetiche del Paese: un’iniziativa per contrastare l’inquinamento acustico, per preservare i suoni della natura e per la diffusione del piacere dell’ascolto.

 

Sono state settecentotrentotto le segnalazioni pervenute da tutto il Giappone, le quali sono state poi prese in esame da un gruppo di studiosi di soundscape che ne hanno decretato le migliori cento.

 

Fra queste spicca la foresta di bambù di Sagano: un territorio di sedici chilometri quadrati nel distretto di Arashiyama, a pochissimi chilometri dal centro di Kyoto, oggi una delle mete più visitate di tutto il Giappone proprio grazie al suo bosco. I bambù, alti più di dieci metri, filtrano la luce ma anche il vento, e regalano giochi di luce e soprattutto di suoni unici.

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