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In un parco nazionale thailandese, grazie alle fototrappole, è stata documentata una nuova popolazione stanziale di tigri indocinesi.
La tigre indocinese, detta anche tigre di Corbett (Panthera tigris corbetti) è una sottospecie di tigre ormai estremamente rara in natura, si stima che ne vivano nelle foreste di Cambogia, Laos, Birmania, Thailandia e Vietnam meno di duecentocinquanta esemplari. Questo grande felino, che un tempo esercitava il proprio dominio in tutto il Sudest asiatico, è stato decimato dal bracconaggio, dalla deforestazione e dal massiccio sviluppo infrastrutturale. Dalla fitta giungla della Thailandia orientale arrivano però notizie incoraggianti per questa carismatica specie.
In occasione di un censimento delle tigri thailandesi, grazie alle trappole fotografiche, i ricercatori delle associazioni per la conservazione della natura Freeland e Panthera, in collaborazione con il Dipartimento thailandese dei parchi nazionali, avrebbero infatti scoperto una piccola popolazione riproduttiva di tigre indocinese con almeno sei cuccioli, in un parco nazionale situato nella Thailandia orientale, nell’area del Dong-Phayayen Khao Yai Forest Complex. Prima di scoprire l’esistenza di questo branco era nota solo un’altra popolazione stanziale e riproduttiva di tigri indocinesi in tutto il mondo. Si tratta dunque di una scoperta eccezionale che potrebbe significare un futuro meno precario per questo raro mammifero.
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Secondo le associazioni ambientaliste questa scoperta è il frutto dell’intensificazione degli sforzi antibracconaggio in Thailandia e dell’applicazione delle politiche di conservazione. Tra queste spicca il progetto Tx2 lanciato dal Wwf nel 2010 che prevede di raddoppiare il numero delle tigri selvatiche entro il 2022.
“Il ritorno delle tigri nella Thailandia orientale è a dir poco miracoloso”, ha commentato entusiasta John Goodrich, direttore del programma relativo alle tigri di Panthera. “L’intensificazione delle pattuglie anti-bracconaggio e l’azione di contrasto a questo fenomeno hanno svolto un ruolo fondamentale nella conservazione delle popolazioni di tigri, garantendo loro un ambiente sicuro in cui riprodursi – ha spiegato Songtam Suksawang, direttore dei parchi nazionali della Thailandia. – Dobbiamo tuttavia restare vigili e continuare questi sforzi, perché i bracconieri costituiscono ancora una grave minaccia”.
La Thailandia è stata vittima di un’incontrollata deforestazione che ha ridotto enormemente le sue aree verdi, a tal punto che il disboscamento è stato vietato nel 1980. Per invertire questa tendenza il Paese ha istituito diversi parchi nazionali, ma questi sono stati inizialmente funestati dal disboscamento illegale e dal bracconaggio. A causa di questi fattori nei primi anni 2000 si riteneva che in Thailandia rimassero ormai popolazioni di tigri molto piccole e frammentate. Oggi invece, grazie alla corretta gestione dei parchi, il Paese si ritrova inaspettatamente ad essere l’ultima roccaforte della tigre indocinese.
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