Marciapiedi più larghi, sorpassi meno azzardati e soprattutto un cambio culturale: il mezzo più pesante sarà più responsabile di quello più leggero.
Dopo oltre trent’anni Velo-city torna in Italia, a Rimini. Riflettori accesi sulla bicicletta e il suo potenziale, per realizzare città più vivibili. Ecco il nostro racconto.
“People first” , ovvero “le persone prima di tutto”, è il messaggio che ci consegna l’ultima edizione di Velo-city, la conferenza mondiale sulla ciclabilità ospitata a Rimini dal 16 al 19 giugno. Un appuntamento importante promosso da European Cyclists’ Federation in collaborazione con Fiab-Federazione italiana ambiente e bicicletta, che ha visto una nutrita partecipazione a livello internazionale, con 1.600 delegati e 400 relatori da più di 60 Paesi.
Insieme per discutere di mobilità attiva e cicloturismo, condividendo buone pratiche, ricerche, strategie da mettere in campo per una transizione verde, con la consapevolezza che quando si parla di mobilità attiva si intersecano molteplici tematiche, dalla pianificazione urbana alle questioni di genere. Velo-city è stata un’occasione preziosa per ascoltare testimonianze da tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Uganda, dall’Olanda al Giappone. Un momento di formazione per chi si occupa di advocacy, per le amministrazioni, per decisori politici, il mondo accademico e le aziende di settore.
Grande assente alla conferenza è stato il governo italiano, sia sul palco che nel pubblico. Come sottolinea Susanna Maggioni, vicepresidente di Fiab impegnata nell’organizzazione dell’evento, “Riportare Velo-city in Italia dopo oltre trent’anni è stato un grande risultato per Fiab, ma anche uno specchio delle sfide che il nostro Paese deve ancora affrontare. A Rimini erano presenti ministri da tutta Europa e oltre, ma è mancata una rappresentanza del governo italiano. Noi continuiamo a costruire il cambiamento partendo dai territori, al fianco dei tanti Comuni e Regioni che stanno investendo con coraggio nella mobilità ciclistica. L’ambizione è che queste esperienze possano contribuire a orientare sempre di più anche le politiche nazionali”.
“Delivering the urban dream” è il titolo dell’edizione di Velo-city 2026. La direzione è chiara: costruire città più vivibili, più verdi e più inclusive. Come? Attraverso una progettazione urbana che metta al centro le persone (anziché le automobili), implementando infrastrutture ciclabili e sistemi di trasporto multimodale, incentivando il turismo attivo e le azioni rivolte verso salute pubblica e inclusione. Dal quadro emerso durante la conferenza, risulta evidente che spesso le città – seppur collocate a differenti latitudini del Pianeta – evolvono incontrando criticità e sfide analoghe.
Molte resistenze si sono affrontate anche in contesti che oggi prendiamo a modello. Basti pensare a Bruxelles che introducendo il limite dei 30 km/h ha puntato anzitutto su una campagna comunicativa per trasmettere le novità in arrivo (dal 2021) e per spiegare che la riduzione di velocità non riguarda solo la sicurezza, ma anche la riduzione di rumore e il miglioramento della qualità di vita. A tal proposito Simona Larghetti si è inserita nella discussione con un contributo per la Città Metropolitana di Bologna ribadendo che “la Città 30 è una misura civica: mette il valore della vita delle persone sopra ogni cosa”.
Partiamo da dati interessanti: il cicloturismo genera oltre 44 miliardi di euro all’anno in Europa. Secondo il Consiglio dell’Unione europea, il turismo contribuisce a circa il 7 per cento dell’economia dell’Ue e sostiene 4,6 milioni di imprese. In questo contesto la rete di ciclovie EuroVelo riporta numeri in crescita: nel 2025 il traffico ciclistico registrato lungo i suoi itinerari è aumentato del 4 per cento rispetto al 2024.
Roberta Frisoni, consigliera della Regione Emilia-Romagna, ha osservato come nella sua regione i servizi legati alla ciclabilità abbiano incoraggiato i visitatori ad andare oltre il lungomare per scoprire l’entroterra. Allo stesso modo Giuseppe Grezzi, consigliere del Comune di Valencia, parlando della trasformazione della città spagnola ha spiegato che il turismo sostenibile non può essere separato dalla qualità della vita dei residenti.
Non sorprende che l’intermodalità sia stata un tema ricorrente in questo dibattito. I relatori hanno ribadito che biciclette e treni rappresentano la combinazione vincente. Vanessa Pérez, consulente senior dell’Unione internazionale delle ferrovie, ha spiegato come il settore si sia evoluto “all’evitare le bici al vederle come un’opportunità”.
Un esempio eclatante è arrivato da Tokihiro Nakamura, governatore della prefettura di Ehime, in Giappone. Qui troviamo Shimanami Kaido, un itinerario ciclabile di circa 70 chilometri che attraversa il Mare Interno di Seto collegando sei isole con una serie spettacolare di ponti sospesi. Si tratta di una delle destinazioni cicloturistice più celebri al mondo, con un aumento di 50 volte dei noleggi di biciclette da parte di utenti internazionali e una crescita del 122,8 per cento dei pernottamenti turistici su base annua. E sarà proprio la città di Matsuyama nella regione di Ehime, ad ospitare la prossima edizione di Velo-city nel 2027.
Oslo si è aggiudicata il “Cycling improvement award”, il premio per lo sviluppo della ciclabilità. La città infatti in una decina d’anni è passata dall’essere dominata dalle automobili a diventare bike-friendly. “I politici hanno avuto la volontà e il coraggio di cambiare e abbiamo iniziato a costruire. Così abbiamo trascorso i successivi dieci anni a realizzare la rete ciclabile”, ha raccontato Aslak Heggland, Project Manager della Città di Oslo. Grazie a una forte volontà politica, i miglioramenti delle infrastrutture hanno portato nel tempo a un cambiamento culturale esemplare.
A Helsinki va il premio per la sicurezza stradale. Nel 2025 infatti questa città ha attirato l’attenzione internazionale per un risultato senza precedenti: zero vittime della strada nell’arco di 12 mesi. Il dato è stato riportato nel luglio 2025, ma il traguardo continua a stimolare il dibattito su come altre città possano replicarlo. La riduzione dei limiti di velocità è considerata il fattore più importante: oggi oltre il 50 per cento delle strade ha un limite di 30 km/h, rispetto ai precedenti 50 km/h.
Questa misura rientra in una strategia più ampia che mette al primo posto la sicurezza dei bambini e delle persone che si spostano a piedi o in bici, influenzando una progettazione più intelligente degli incroci, attraversamenti pedonali più sicuri e controlli del traffico più efficaci. Helsinki ci dimostra che gli scontri mortali e le gravi conseguenze sulla strada possono essere totalmente prevenuti.
Alla città di Rimini il premio per le infrastrutture ciclabili ottenuto grazie al Parco del Mare inaugurato nel 2020. Un progetto che si sviluppa lungo 15 chilometri di costa con una passeggiata pedonale, palestre all’aperto, aree gioco e piste ciclabili.
La riconquista dello spazio urbano sottratto alle automobili e la progettazione di corridoi pensati per le persone hanno quindi trasformato non solo la mobilità, ma anche la salute e la sostenibilità di un’intera città. “È un premio che riconosce vent’anni del nostro lavoro qui a Rimini. Credo che grazie a questa infrastruttura Rimini sia oggi, e sarà in futuro, ancora più accogliente di quanto non lo sia mai stata”, ha dichiarato Valentina Ridolfi, vicesindaca del Comune di Rimini.
Da Velo-city esce quindi un’Italia che viaggia a due velocità. Da un lato c’è la spinta che arriva dai singoli Comuni e dalle Regioni, dal mondo accademico, dalle figure esperte del settore, dalle aziende, dalle amministrazioni locali e non ultimo dalle associazioni che proprio in questi giorni comunicano la nascita di Rime, Rete italiana mobilità equa che riunisce per la prima volta realtà che si occupano di sicurezza, mobilità attiva e trasporti, con l’obbiettivo di dare forza alla Vision Zero e alla democrazia dello spazio pubblico.
Dall’altro lato c’è il governo nazionale che fatica a comprendere la rilevanza di questi temi e la portata di questa trasformazione, “bucando” un evento come Velo-city. Un’assenza che pesa sia livello internazionale, sia di fronte alle tragiche notizie che ci raggiungono a Rimini con le ennesime vittime di violenza stradale. Mentre le esperienze portate da tutto il mondo dimostrano che il cambiamento è possibile, ci domandiamo se e quando diventerà una priorità anche per la nostra politica mettere le persone al primo posto.
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