Vivienne Westwood, la stilista attivista che si batte per l’ambiente

Irriverente, audace e ribelle di natura, Vivienne Westwood ha trasformato la moda in un mezzo per richiamare l’attenzione sui cambiamenti climatici e non solo.

Una designer attiva su più fronti il cui motto “nel dubbio, meglio esagerare” rappresenta la sua filosofia di vita e il suo operato tanto nel mondo della moda quanto nell’attivismo politico e ambientale. Una paladina della giustizia che difende il bene del Pianeta, delle persone e degli animali contro politiche governative scorrette. Una mente ingegnosa e creativa che ha contribuito alla diffusione dello stile punk negli anni Settanta. Vivienne Westwood, che da poco ha compiuto 80 anni, è tra i personaggi più discussi a livello globale grazie alle sue sfilate e alle campagne di protesta che mirano a sensibilizzare l’industria della moda e la politica sull’importanza di salvaguardare l’ambiente per contrastare i danni provocati dai cambiamenti climatici.

Chi è Vivienne Westwood

Nata e cresciuta in Inghilterra, Vivienne Isabel Swire ha ereditato il cognome dal suo primo matrimonio con Derek Westwood, finito ufficialmente nel 1966. La passione per la moda e l’arte è sempre stata fervida in Vivienne che arrotondava il suo stipendio da insegnante creando e vendendo gioielli artigianali a Portobello Road. La carriera nel settore dell’abbigliamento è iniziata più tardi, precisamente dopo l’incontro con Malcolm Edwards McLaren che diventerà suo compagno nella vita e sul lavoro. Nel 1971 aprono Let It Rock, il loro primo negozio di abiti e vecchi dischi rock’n’roll che, nel 1979, prenderà definitivamente il nome di Worlds End.

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Vivienne Westwood durante una sfilata a sostegno dell’organizzazione Fashion for Relief © Ian Gavan/Getty Images

Traendo ispirazione dal revival della cultura anni Cinquanta che andava diffondendosi tra le strade di Londra, la giovane coppia ha ideato una rivisitazione in chiave moderna dell’unione tra musica rock’n’roll e moda alla teddy boy inventando un nuovo modo di vestire fatto di magliette bucate, stracciate, reggiseni da strada, borchie e accostamenti trasgressivi. Questo era solo il preludio dello stile punk che ben presto avrebbe conquistato l’intero mondo della moda.

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La sua militanza politica risale a moltissimi anni fa © Carl Court/Getty Images

L’attivismo politico e ambientale

Vivienne Westwood ha fatto del punk il suo credo anche nella lotta contro i cambiamenti climatici. “La rivoluzione climatica è punk. Il punk vive! Stesso atteggiamento, ma con idee più sviluppate, più solide e spero più efficaci nel cambiare la Terra di quanto non siano state in passato”, racconta nella sua autobiografia.

Anticonformista sin da piccola, si è avvicinata al mondo della politica grazie all’influenza di Malcolm, assiduo frequentatore delle riunioni del partito socialista operaio. Oggi si serve della moda e delle sue creazioni come mezzo per lanciare messaggi di protesta contro pratiche e politiche che mettono a repentaglio l’equilibrio del nostro Pianeta. Famose sono state, ad esempio, la sfilata della collezione Vivienne Westwood Red Label SS 2016 in cui le modelle sono entrate in scena manifestando contro il fracking; il sostegno alla campagna Save The Arctic per fermare le trivellazioni e la pesca industriale nell’Artico, fortemente afflitto dai cambiamenti climatici; le t-shirt realizzate in collaborazione con Marie Claire e People Tree per raccogliere fondi da devolvere alle tribù indigene della foresta pluviale; e ancora, il suo progetto ambientalista annunciato alla cerimonia di chiusura delle Paraolimpiadi di Londra nel 2012 srotolando uno striscione contenente il nome dell’iniziativa, “Climate Revolution”.

Ultimamente sta guidando la campagna #FurFreeBritain, insieme a Stella McCartney, sottoponendo la questione dei diritti animali direttamente all’attenzione del governo britannico. Con una lettera rivolta al primo ministro Boris Johnson, Vivienne Westwood e altri famosi stilisti hanno espressamente richiesto di trasformare il Regno Unito nel primo paese al mondo a vietare le vendita di pellicce.

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Il ricavato dalla vendita delle t-shirt per Save The Arctic in cotone organico non candeggiato è stato devoluto a Greenpeace © Ian Gavan/Getty Images

Il suo attivismo non si limita esclusivamente alla questione ambientale. Dal 2005 Vivienne è entrata a far parte di Liberty, meglio conosciuta come National Council for Civil Liberties per la difesa dei diritti umani nel Regno Unito. E allo stesso modo, collabora anche con Reprieve e Amnesty International, due organizzazioni umanitarie che si occupano di problematiche simili ma a livello globale.

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Dotata di grande forza e coraggio, la stilista si batte per garantire un mondo migliore per le nuove generazioni © John Phillips/Getty Images

La sua moda è sostenibile e cruelty-free

Le sue creazioni di moda risultano coerenti con il suo impegno nella salvaguardia del Pianeta e dei diritti animali. Promotrice del vegetarismo e diretta sostenitrice dell’organizzazione no-profit PETA per la tutela degli animali, tutti i prodotti firmati da Vivienne Westwood sono cruelty-free, privi di pelli e pellicce d’origine animale.

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Vivienne Westwood in occasione della giornata mondiale dell’acqua insieme a Peta ©Peta

Cosciente dell’impatto della moda sull’ambiente, la stilista sceglie infatti di utilizzare materiali naturali e lavorati in maniera da inquinare il meno possibile. Cercando al contempo di sensibilizzare anche i consumatori sull’importanza della qualità dei vestiti piuttosto che della quantità attraverso uno slogan affisso all’interno delle sue boutique: “buy less, choose well, make it last” che in italiano vuol dire “compra meno, scegli meglio e fallo durare”. Perché, come ricorda Vivienne Westwood, “ciò che è bene per il Pianeta è bene per l’economia. Ciò che è male per il Pianeta, è male per l’economia”.

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