Il Kirghizistan ha ospitato i World nomad games, per riscoprire la tradizione oltre lo sport

Un grande evento sportivo si è tenuto a settembre in Kirghizistan. Un’occasione per riscoprire tradizioni e culture nomadi: sono i World nomad games.

A settembre si sono tenuti in Kirghizistan i World nomad games. Un grande evento sportivo, un festival culturale in cui le popolazioni nomadi di tutto il mondo, principalmente dell’Asia centrale, portano le proprie tradizioni, culture e il proprio saper fare. La cornice è stata la catena montuosa dello Tien Shan, in cui si trovano, a più di 1.600 metri di altitudine, uno dei laghi salati tra i più grandi al mondo, lo Ysykköl, e la vallata di Kyrchyn, che ospita i pascoli estivi d’alta quota. Le discipline in cui si sono confrontati gli atleti provenienti da 74 Paesi sono legate principalmente alle abitudini dei pastori nomadi che in Kirghizistan sono ancora vive ma si stanno piano piano perdendo. “Solo i vecchi fanno i pastori allo stile nomade”, dice Bekmyrza Sarymsakov, 27 anni. “Io per esempio sto in città dove ho un altro lavoro, mentre un signore si occupa dei miei cavalli ai pascoli”.

La vallata di Kyrchyn in Kirghizistan dove si sono tenute alcune competizioni dei III World Nomad Games 2018 © Gloria Schiavi
La vallata di Kyrchyn in Kirghizistan dove si sono tenute alcune competizioni dei III World Nomad Games 2018 © Gloria Schiavi

Le abitudini dei nomadi

Uno stile di vita come quello dei pastori kirghisi, più vicino alla natura, ai suoi tempi e alle sue regole, è sicuramente più sostenibile rispetto alla strada che ha preso la civilizzazione occidentale e industrializzata, in cui si demanda ad altri la produzione di cibo e tutto è filtrato. Animali al pascolo, consumo e vendita diretta, maggior benessere per gli animali allevati, mercati con prodotti sfusi anche nelle città più grandi, questo si vede in Kirghizistan.

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Ovviamente i lati negativi non mancano. La condizione degli animali da lavoro è dura: poca libertà e molta fatica e non sempre le persone sembrano rendersi conto di essere seduti su un animale senziente mentre lo incitano con veemenza quasi stessero schiacciando il piede sull’acceleratore, o stanno seduti per ore sulla sua schiena come su una comoda sedia, a volte persino in due o in tre. Oggi l’uso del cavallo può sembrare superato, ma rende il ritmo della vita più naturale e l’alternativa sarebbe un’automobile, un costo economico non indifferente.

Marsat Kasymov ad esempio, allevatore di mucche e pecore, passa l’inverno in paese e l’estate in jailoo, i pascoli di montagna. “Ora ho un’auto, il cavallo è morto”, risponde alla domanda se ha un cavallo per curare le bestie. Forse lo ha ucciso per la carne, come spesso accade o ha deciso di cedere il passo al progresso. Aggiunge, in realtà, che il cavallo l’ha ammazzato un lupo. La vita è ancora ruvida per i pastori nomadi kirghisi.

Sport mai visti nelle nostre arene

Tra tutte le competizioni incluse nei Giochi nomadi ci sono le classiche corse di cavalli e competizioni di caccia in cui cani, aquile e falconi devono riportare una finta preda al proprio padrone, il più rapidamente possibile. In alcuni casi aquile e falconi prendono il volo per non tornare più, assaporando la libertà che i lacci alle zampe e il copri-occhi hanno fatto loro dimenticare. Molti di questi uccelli in realtà, sono stati presi dal nido appena nati e questa è la sola vita che conoscono, allenati a cacciare conigli e altri piccoli uccelli. Denis Choi invece, allevatore di falchi arrivato dal vicino Uzbekistan, spiega come la metà degli uccelli che nascono nel suo santuario venga rilasciata in natura con l’obiettivo di ripopolare la specie.

Salbuurun, caccia con le aquile, III World Nomad Games 2018 in Kirghizistan © Gloria Schiavi
Salbuurun, caccia con le aquile, III World nomad games 2018 in Kirghizistan © Gloria Schiavi

Anche i cani taigan aiutano i pastori con la caccia, ma non è questo a farne loro preziosissimi alleati: nonostante siano snelli e apparentemente fragili infatti, sono gli unici ad attaccare i lupi che popolano le montagne kirghise per difendere gli animali. Le gare di caccia o le competizioni di bellezza sono un diversivo.

Messaggi per  l’ambiente: leopardo delle nevi e ghiacciai

Le alte montagne che coprono la maggior parte del Kirghizistan sono popolate anche di un altro predatore: il leopardo delle nevi, che è stato scelto come mascotte dei Giochi. Grazie alla sua conformazione montagnosa, la metà del Paese potrebbe essere un habitat adeguato a questo animale, ma ad oggi si stima ne siano rimasti un massimo di 500 esemplari a causa di perdita dell’habitat naturale, del bracconaggio e dell’aumento dei conflitti con le comunità locali di cui minaccia le greggi. Per proteggerlo, in Kirghizistan sono in atto programmi di sostegno alle comunità locali cui vengono offerte fonti di reddito alternative, sistemi di protezione delle greggi e incentivi a partecipare ai programmi di difesa di questa specie in via d’estinzione.

In un paese come il Kirghizistan, ricco di ghiacciai che producono acqua potabile per uomini e animali, i Giochi nomadi sottolineano l’importanza di questo elemento a rischio, simbolo di vita e prosperità. Nel corso della cerimonia di chiusura un’ampolla d’acqua dei ghiacciai è stata offerta alla Turchia, paese ospitante di prossimi Giochi, in un simbolico passaggio di testimone.

I cavalli, la chiave della società nomade

Tornando ai cavalli, fondamentali per la cultura nomade, alcuni sono considerati delle star: sono quelli da competizione utilizzati nel kok-boru, una versione del polo in cui le due squadre si contendono una carcassa di capra con cui, a fine partita, i concorrenti banchetteranno, in un momento conviviale in forte contrasto con la dura sfida realizzata in campo. Il gioco è violento, nella mischia i cavalli dribblano gli avversari galoppando verso la porta, strattonati dai cavalieri che si appendono alle briglie mentre cercano di rubarsi la capra, ferendo la bocca degli animali. I cavalli sono allenati e sanno come funziona il gioco, ma capita che l’impatto con la porta sia violento e quando i cavalli da competizione si infortunano, a volte non recuperano più. Solo in Kirghizistan comunque la porta è così prominente, simile a un grande braciere. Negli altri paesi dell’Asia centrale è solo un cerchio nella terra.

Kok-boru, polo con la capra, III World Nomad Games 2018 in Kirghizistan © Gloria Schiavi
Kok-boru, polo con la capra, III World Nomad Games 2018 in Kirghizistan © Gloria Schiavi

Al termine della partita è stato un sollievo vedere la squadra francese portare i cavalli a fare un bagno nel lago, abitudine comune viste le alte temperature di settembre e considerato che normalmente il kok-boru si gioca in inverno, quando i pastori sono meno impegnati con gli animali.

I cavalli che fanno una vita più tranquilla sono quelli che vivono al pascolo (e sono moltissimi), come quelli di Bermyrza, che produce il kymyz, la bevanda nazionale fatta di latte fermentato.

Il futuro dei Giochi e delle tradizioni nomadi

Le tradizioni nomadi in Kirghizistan sono in declino e secondo la viceministra della Cultura, dell’Informazione e del Turismo, Ainura Sultanbaeva, i motivi principali sono l’avanzamento tecnologico, il progresso e la globalizzazione, e il fatto che i giovani preferiscono una vita più comoda. Per questo esistono i Giochi internazionali nomadi, per rafforzare queste tradizioni e farle vivere, per lo meno, in ambito turistico.

Yurte nel campo allestito per i III World Nomad Games 2018 nella vallata di Kyrchyn in Kirghizistan © Gloria Schiavi
Yurte nel campo allestito per i III World Nomad Games 2018 nella vallata di Kyrchyn in Kirghizistan © Gloria Schiavi

Questi giochi puntano quindi a sviluppare un turismo ‘etnico’, ad attirare viaggiatori interessati a conoscere le tradizioni più antiche, vivere con le famiglie di pastori, dormire nelle yurte ed esplorare questo Paese ancora poco conosciuto.

Con la Turchia Paese ospitante dei prossimi giochi del 2020 potrebbe sorgere una contraddizione. Come capitalizzare questa ricchezza che ha permesso al Kirghizistan di raddoppiare i numeri del rispetto all’edizione del 2014? Per questo, una delle soluzioni è cercare di riportate l’evento in queste terre, almeno ogni sei anni.

Alla fine dell’evento, i partecipanti si preparano a lasciare la valle di Kyrchyn. Mentre smontano il campo di yurte l’atmosfera è rilassata: sembra quasi una conferma dell’abitudine di queste persone a muoversi, verso la prossima meta, verso i loro villaggi.

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