I dati diffusi dal Brazilian climate observatory parlano di un calo del 36 per cento della deforestazione tra agosto 2025 e luglio 2026.
Un rapporto dell’Ocse punta il dito contro l’inquinamento: i decessi potrebbero triplicare nei prossimi decenni. E i costi economici esploderanno.
Se il mondo non agirà in modo efficace per contrastare il problema, l’inquinamento atmosferico potrebbe arrivar a causare da sei a nove milioni di morti premature all’anno nel 2060. E – in termini di cure mediche, calo dei rendimenti agricoli e giorni di malattia dei lavoratori – potrebbe costare circa l’1 per cento del prodotto interno lordo mondiale. Ovvero circa 2.600 miliardi di dollari all’anno.
A fornire la fotografia delle drammatiche conseguenze dell’inquinamento dell’aria è un nuovo rapporto dell’Ocse, intitolato The Economic Consequences of Air Pollution, secondo il quale (tenuto conto delle stime demografiche), la perdita in termini di Pil procapite sarà nel 2060 pari a 330 dollari. A ciò vanno aggiunti i circa 2.600 dollari che ciascun abitante della Terra, in media, dovrà sborsare ogni anno per difendersi in vario modo dalle conseguenze dell’inquinamento. Cifra che attualmente non supera i cinquecento dollari.
In particolare, i costi annuali sostenuti dagli stati per le cure di patologie legate agli agenti tossici respirati in tutto il mondo potrebbe raggiungere i 176 miliardi di dollari (contro i ventuno miliardi del 2015). Mentre il numero di giorni di lavoro persi a causa delle malattie potrebbe passare da 1,2 a 3,7 miliardi a livello globale.
Ma il dato certamente più inquietante è quello relativo ai decessi: “Il numero di vite umane perse in ragione dell’inquinamento è già oggi enorme. L’aumento potenziale nei decenni a venire sarà terrificante. E se questo non fosse una ragione già di per sé più che sufficiente per agire, il rapporto che abbiamo curato indica anche che tutto ciò provocherebbe un costo economico considerevole”, ha spiegato Simon Upton, dirigente dell’Ocse, nel corso dell’ottava Conferenza “Un ambiente per l’Europa”, che si è tenuta a Batumi, in Georgia. “Nostro dovere – ha aggiunto – è impedire che questa proiezione diventi realtà”.
L’inquinamento atmosferico è responsabile già oggi di oltre tre milioni di morti premature all’anno, soprattutto tra persone anziane e bambini. Gli aumenti più forti nei tassi dei decessi sono attesi nei prossimi decenni in India, Cina, Corea del Sud e in altre nazioni asiatiche come ad esempio l’Uzbekistan. È in tali paesi, infatti, che l’incremento demografico e la marcata urbanizzazione provocheranno le conseguenze peggiori.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
I dati diffusi dal Brazilian climate observatory parlano di un calo del 36 per cento della deforestazione tra agosto 2025 e luglio 2026.
Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (Ppwr) interviene sul packaging già nella fase di progettazione.
Innalzamento dei livelli del mare e cementi, così le spiagge sono sotto attacco su tutti i fronti. L’allarme di Legambiente e una proposta parlamentare.
La Corte dei Conti certifica i ritardi del nostro Paese, i geologi ambientali propongono attestati di pericolosità, monitoraggio, educazione nelle scuole.
A Pescasseroli, nel cuore dell’Appennino, si terrà la conferenza dell’Iba sulla conservazione e la coesistenza con gli orsi. LifeGate sarà media partner.
Il sisma del 31 luglio ha lasciato senza casa più di 800 persone e ha messo in luce l’imminente crisi abitativa di un intero territorio.
Una proposta di legge di iniziativa popolare punta a vietare la macellazione degli equidi e a garantire loro maggiori tutele.
Le ondate di calore sono ormai un lungo continuum: la parlamentare Patty L’Abbate chiede nuovi diritti per i cittadini e interventi politici attivi.
Da oltre due mesi migliaia di persone in Albania protestano contro un progetto turistico nella laguna di Narta. Ne parliamo con Besjana Guri.

