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Da tre giorni Singapore e parte della Malesia sono avvolte da un’insolita cappa di smog causata dagli incendi dolosi nelle foreste indonesiane: un’emergenza che ha portato i livelli di inquinamento dell’aria in città a livello “pericoloso”.
Lo
smog che avvolge Singapore ha superato i picchi raggiunti nella
crisi del 1997, quando le polveri avevano causato almeno 9 miliardi
di dollari di danni agli affari e alla salute delle persone.
Il 20 giugno l’Indice dell’inquinamento di Singapore ha
toccato quota 371, ben oltre la soglia di 300 che costituisce il
passaggio da “molto malsano” a “pericoloso” per la salute
umana.
Nel 1997, quando il fumo proveniente dall’Indonesia avvolse
come oggi la città-stato e la Malesia, il massimo registrato
fu 226. Il fenomeno si ripropone con diversa gravità ogni
anno nella stagione secca, quando vaste aree di foresta sull’isola
indonesiana di Sumatra (che per di più sorgono su piane di
torba) vengono dati alle fiamme per far spazio a piantagioni di
palma da olio.
Dai grattacieli di Singapore, città che di solito si
vanta della sua efficienza nei trasporti e della conseguente
qualità dell’aria, molti lavoratori hanno segnalato una
visibilità inferiore ai 500 metri. Sono iniziati anche i
primi disagi per il traffico aereo e alcune attività
economiche all’esterno. Il primo ministro
Lee Hsien Loong ha anche consigliato di restare al chiuso il
più tempo possibile, almeno finché la situazione non
migliorerà.
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