3, 4, 5 e 6 luglio sono stati tre giorni da record, i più caldi della storia della Terra

Quattro giorni (3-6 luglio), altrettanti record di temperatura media giornaliera registrati sulla superficie della Terra, con una media globale di oltre 17 gradi centigradi.

Ultimo aggiornamento del 7 luglio 2023 – Anche la giornata del 6 luglio si è inserita nel solco delle precedenti, facendo registrare un ulteriore, nuovo record.

Ultimo aggiornamento del 6 luglio 2023 – Dopo lunedì, anche martedì e mercoledì sono stati tra i giorni più caldi mai registrati sulla Terra. Il 3 luglio la temperatura ha raggiunto i 17,01 gradi, mentre i due giorni dopo, il 4 e il 5 luglio si sono toccati i 17,18 gradi. Il record precedente a questa “tripletta” era stato toccato nel 2016, con 16,92 gradi. Le rilevazioni sono state fatte dal National Centers for Environmental Prediction degli Stati Uniti. È facilmente prevedibile che sarà un’estate con nuovi record a causa di un insieme di fattori, come le concentrazioni di gas serra record in atmosfera e la presenza de El Niño.


La Terra ha battuto un nuovo, preoccupante record. Prima di lunedì 3 luglio, la temperatura media sulla superficie delle terre emerse e degli oceani non aveva mai raggiunto un livello così alto da quando i rilievi meteorologici vengono effettuati con regolarità. Il dato ha raggiunto i 17,01 gradi centigradi, superando con una facilità sconcertante il massimo precedente, che era stato di 16,92, registrato il 13 agosto 2016 e il 24 luglio 2022.

A confermare il record assoluto è stato l’Agenzia americana di osservazione oceanica e atmosferica (Noaa). E non è affatto detto che non possa essere a sua volta battuto, anche tenendo conto del fatto che nell’emisfero settentrionale la stagione estiva è soltanto agli inizi. Normalmente, la temperatura media globale tende a proseguire la sua crescita fino all’inizio di agosto.

Il record potrebbe essere di nuovo battuto nelle prossime settimane

Ma, soprattutto, a pesare potrebbe essere El Niño,  fenomeno meteorologico che avviene naturalmente e consiste nel riscaldamento della temperatura superficiale dell’oceano Pacifico centro meridionale e orientale: la variazione è di almeno mezzo grado ma può arrivare a 3-4. E comporta conseguenze a livello globale.

Lo scorso 8 giugno la stessa Noaa aveva confermato ufficialmente la presenza di El Niño. E sempre nel mese di giugno numerosi record sono stati battuti (dall’Asia al Regno Unito, fino al Messico). Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale abbiamo il 66 per cento di possibilità di superare la soglia degli 1,5 gradi centigradi di aumento della temperatura media globale, rispetto ai livelli pre-industriali, già tra il 2023 e il 2027. Ovvero il limite massimo che il mondo aveva deciso di non superare, per non passare da una condizione di crisi climatica ad una di potenziale catastrofe.

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