L’ultima spallata degli Stati Uniti contro le normative per la tutela del clima

Facendo seguito a una proposta avanzata in estate, il presidente degli Stati Uniti Trump abrogherà un testo fondamentale: l’Endangerment finding.

Che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump faccia sul serio nella sua battaglia anti-climatica e anti-scientifica è ormai evidente a tutti. Il miliardario americano è stato per lo meno coerente in questo senso: dal rilancio delle fonti fossili all’uscita dall’Accordo di Parigi, fino all’annuncio dell’abbandono di numerose organizzazioni internazionali per la tutela dell’ambiente, compresa la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc).

Trump vuole eliminare la base giuridica della lotta ai cambiamenti climatici

Ma anche dal punto di vista dell’architettura normativa, se un domani un’altra amministrazione volesse fare marcia indietro e ripristinare un ruolo attivo da parte degli Stati Uniti nella lotta contro il riscaldamento globale, il lavoro da fare sarebbe moltissimo. Lo smantellamento operato da Trump è infatti – questo sì – scientifico: ultima vittima in ordine di tempo è il testo noto con il nome di “Endangerment finding”, già nel mirino dalla scorsa estate.

Non si tratta di una vera e propria legge, quanto piuttosto di un insieme di prove scientifiche, pubblicate per la prima volta nel 2009 dall’Epa, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti. Un documento che costituisce una base legale sulla quale poggiano numerosissime regolamentazioni approvate nel corso del tempo, proprio nell’ottica di lottare contro la crisi climatica.

La vicenda risale a una causa del 2007 che ha coinvolto l’Epa

L’Endangerment Finding si basa su una battaglia legale del 2007: la vicenda “Massachusetts vs. Epa”, finita sul tavolo della Corte Suprema. In precedenza, l’agenzia americana non si riteneva formalmente autorizzata ad adottare azioni volte alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. Di conseguenza, una decina di stati – compreso il Massachusetts – avviarono un’azione legale per imporre tale compito all’Epa. E la Corte suprema diede loro ragione.

Due anni più tardi, l’agenzia aveva allargato la lista degli agenti inquinanti a sei gas ad effetto serra. In nome della deregulation, però, secondo l’attuale amministrazione di Washington occorre privilegiare le capacità produttive delle industrie statunitensi, piuttosto che la tutela del clima.

Il direttore dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Epa) degli Stati Uniti, il conservatore Lee Zeldin
Il direttore dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa) degli Stati Uniti, il conservatore Lee Zeldin © Leon Neal/Getty Images

Eliminare la capacità da parte dell’Epa di regolamentare le emissioni di CO2, metano e altri gas, consentirà al governo Trump di abrogare molto più facilmente una serie di normative discendenti proprio dall’Endangerment Finding. Una prospettiva che, secondo Lee Zeldin, trumpiano e capo dell’Epa, “rappresenterà il più grande atto di deregolamentazione della storia degli Stati Uniti”.

“Così l’Epa diventa l’Agenzia per la protezione di chi inquina”

Al contrario, Manish Bapna, presidente dell’organizzazione non governativa, ha bollato la manovra come “il più grande attacco di sempre contro le prerogative nella lotta alla crisi climatica. Il presidente Trump cerca di trasformare l’Agenzia per la protezione dell’ambiente nell’Agenzia per la protezione di chi inquina”.

Ciò che è certo, è che la cancellazione del testo sarà oggetto di una nuova battaglia legale, che potrebbe tornare nuovamente al vaglio della Corte Suprema. E sebbene quest’ultima sia ormai di orientamento conservatore, potrebbe scegliere di non sconfessare una decisione emanata dalla stesso massimo organismo della giustizia americana.

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