Cooperazione internazionale

8 donne che stanno cambiando il mondo

Queste donne stanno cambiando il mondo. Come? Sovvertendo gli stereotipi, impegnandosi nella difesa dei diritti e lasciando un segno indelebile nella storia.

Nina Gualinga

È diventata il volto degli indigeni Kichwa, impegnati nella protezione dell’Amazzonia ecuadoriana. Gli abitanti del suo villaggio, Sarayaku, hanno finora difeso il loro territorio dall’esplorazione petrolifera, anche facendo causa al governo di Quito nel 2012. Gualinga era a Parigi durante la Cop 21: ha navigato la Senna a bordo di una canoa costruita nel suo villaggio per mettere in risalto la lotta della sua tribù.

 

Maryam al-Khawaja

È stata arrestata nel suo paese natale, il Bahrain, nell’agosto 2014 quando aveva 27 anni. Era andata a trovare suo padre, anche lui attivista per i diritti umani, condannato all’ergastolo. Quando è uscita di prigione ha lasciato il paese ed è stata condannata a un anno di reclusione con una sentenza emessa in contumacia. Al-Khawaja co-dirige il Gulf centre for human rights, che dà supporto ai difensori dei diritti umani nella regione del Golfo.

 

Lizzie Velasquez

Nata negli Stati Uniti nel 1989, è affetta da una malattia rarissima che non le permette di prendere peso. È diventata celebre con con il video La donna più brutta del mondo, all’età di 17 anni. Grazie anche a questo episodio ha trovato la forza di inseguire i suoi sogni. Oggi è motivatrice (motivational speaker) ed è autrice di tre libri. A Brave Heart è il documentario che racconta la sua storia.

 

Kathy Jetnil-Kijner

Poetessa delle Isole Marshall, ha raccontato le minacce che affrontano gli stati isola a causa dei cambiamenti climatici in diversi appuntamenti ufficiali come la Cop 21 di Parigi. Al Climate summit delle Nazioni Unite del 2014 ha recitato la sua poesia Cara Matafele Peinem, in cui promette che proteggerà sua figlia dagli effetti del riscaldamento globale. Aiuta i giovani delle Marshall a diventare difensori dell’ambiente.

 

Chimamanda Ngozi Adichie

Nata in Nigeria nel 1977, si trasferisce negli Stati Uniti a 17 anni. È uno degli scrittori africani viventi più famosi. I suoi libri, tra cui Half of a Yellow Sun, da cui è tratto il film omonimo del 2013, raccontano cosa vuol dire essere donna in Nigeria e immigrata negli Stati Uniti. Parte del suo discorso We should all be feminists (tutti dovremmo essere femministi) è stata usato da Beyoncé come testo della canzone Flawless.

 

Birgitta Jónsdóttir

Nata in Islanda nel 1967, l’ex portavoce di Wikileaks ha co-prodotto Collateral Murder, il video girato in Iraq nel 2010 che mostra l’uccisione di dodici innocenti da parte dell’esercito statunitense. Ha fondato l’International modern media inititative, che lavora per promuovere la libertà di stampa, la democrazia e la trasparenza. Jónsdóttir è membro del parlamento islandese per il Partito Pirata.

 

Bethany Hamilton

Nata alle Hawaii, ha cominciato a praticare surf a livello agonistico a otto anni e nel 2013, all’età di tredici, ha perso il braccio sinistro a causa dell’attacco di uno squalo tigre di quattro metri. Dopo un mese si è rimessa sulla tavola, intraprendendo una carriera di successo. Dalla sua autobiografia, un bestseller, è tratto il film Soul Surfer del 2011. Hamilton offre supporto ad altre persone con gli arti amputati.

 

Anita Sarkeesian

Quando, nel 2012, ha lanciato una campagna Kickstarter per finanziare un video blog sulla rappresentazione delle donne nei videogiochi, è diventata vittima di una campagna diffamatoria sul web (è stata anche minacciata di strupro). Ma non si è arresa: dopo aver raccolto oltre 140mila euro, ha creato la serie Youtube feminist frequency. Il Time l’ha scelta come una delle persone più influenti del 2015.

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