ACCIDIA: ovvero i progetti incompiuti

L’accidia non coincide con l’ozio radicale e radicato, con la pigrizia, bensì con la mancanza di una volontà, un’incapacità di portare a termine i propri progetti.

C’è una lunga tradizione filosofica che va da Kierkegaard ad Heidegger, passando per Pascal, che vede nell’uomo un essere “possibile”, cioè progettante. Siamo al mondo per rendere abitabili i deserti, vivibili gli spazi, e soprattutto significative le nostre esistenze.

L’accidioso è colui, invece, la cui volontà è “fredda”, oscillante, instabile. Insomma, colui, che non riesce a portare a termine nessuno dei suoi progetti, perché non ha spirito di sacrificio, si distrae continuamente, fatica a mantenere la concentrazione.

Non a caso, l’accidia è uno dei sette vizi capitali. Il termine deriva dal greco akedia, che significa negligenza , mentre, in latino, accidia si rende anche con il sostantivo desidia, che, letteralmente, significa “l’indugiare seduti”. Quest’ultimo significato rende assai bene la figura dell’accidioso, che, iniziato un progetto, in breve tempo indugia, sta seduto, non lo completa, nè lo perfeziona. La noia è la più grande nemica dell’accidioso, intesa come disagio esistenziale, o meglio come incapacità di cogliere in ogni attività umana un senso di grandezza, di possibilità, creando e costruendo, di essere quasi degli dei minori.

Spesso l’accidia nasconde anche un senso di rifiuto della realtà, giudicata povera, priva di autentici significati, per i quali valga la pena vivere. Ebbene, a costoro rivolgiamo le splendide parole del grande Edgar Morin: “La terra è una piccola pattumiera cosmica divenuta in modo improbabile non soltanto un astro molto complesso, ma anche un giardino, il nostro giardino…Eccoci dunque minuscoli umani, sulla minuscola pellicola di vita che circonda il minuscolo pianeta perduto nel gigantesco universo…Ma allo stesso tempo, questo pianeta è un mondo, la vita è un universo pullulante di miliardi di miliardi di individui, e ogni essere umano è un cosmo di sogni, di aspirazioni, di desideri”.

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