Israele, che cosa ci dicono le vicende di Adania Shibli e Moni Ovadia

Perché Francoforte ha cancellato un premio alla scrittrice palestinese Adania Shibli e Moni Ovadia ha dovuto dimettersi dal Teatro comunale di Ferrara?

  • La scrittrice palestinese Adania Shibli doveva ritirare un premio alla Fiera del libro di Francoforte, ma la cerimonia di consegna è stata annullata a causa degli attentati di Hamas.
  • Moni Ovadia si è dimesso dalla direzione del Teatro comunale di Ferrara dopo le richieste di esponenti di maggioranza: aveva criticato il governo di Israele.
  • Il premio potrà essere riprogrammato e le dimissioni respinte, ma resterebbe comunque un senso di libertà sospesa.

Adania Shibli e Moni Ovadia sono due artisti che con le proprie opere, da anni, diffondono nel mondo le rispettive culture, quella palestinese da una parte, quella ebraica dall’altra. A unirli oggi, oltre alla loro mission artistica, c’è anche un’altra cosa: la censura e le pesanti ripercussioni personali provocate dal clima di tensione instauratosi dopo gli attentati di Hamas del 7 ottobre e con la mastodontica reazione dell’esercito di Israele, andata anche al di là del rispetto del diritto internazionale.

Adania Shibli e Moni Ovadia, così diversi così uguali

Un clima da caccia alle streghe, in cui si è spesso confuso l’essere palestinese con l’essere un militante di Hamas, e in cui si è spesso scambiata la critica politica alle politiche del governo di Israele sugli insediamenti e sull’assedio a Gaza, per antisionismo o perfino antisemitismo. Adana Shibli e Moni Ovadia sono probabilmente, al momento, i personaggi pubblici che ne hanno subito maggiormente le conseguenze.

Premio annullato causa Hamas

Il caso di Adania Shibli, è forse il più eclatante: la scrittrice palestinese infatti in questi giorni non si è esposta pubblicamente circa quanto sta accadendo in Medio Oriente. Nonostante questo, la prestigiosissima Fiera del libro di Francoforte ha deciso di annullare la cerimonia di premiazione nel corso della quale Adania Shibli avrebbe dovuto ricevere il Literaturpreis 2023, un premio assegnato a un’opera di narrativa eccezionale di una scrittrice proveniente dall’Africa, dall’Asia, dall’America Latina o dal mondo arabo.

Litprom, l’associazione culturale che assegna il premio, ha spiegato sul proprio sito che la scelta è dovuta alla “guerra iniziata da Hamas per cui milioni di persone in Israele e Palestina stanno soffrendo”. La Shibli aveva vinto il premio grazie a un’opera chiamataUn dettaglio minore” che racconta tra le altre cose dello stupro e dell’omicidio di una ragazza palestinese compiuto da un gruppo di soldati israeliani nel 1949 e delle indagini, ai giorni nostri, di una giornalista palestinese che rimarrà poi uccisa a sua volta da altri militari israeliani. Un testo giudicato “ideologico” anche da certa stampa tedesca. La decisione ha suscitato molte critiche, soprattutto dagli editori arabi della Sharjah Book Authority e dall’Associazione degli editori turchi, che hanno annullato la propria partecipazione all’evento. In Italia, l’Associazione italiana editori (Aie) e l’associazione degli editori indipendenti hanno espresso la loro contrarietà alla decisione, sostenendo che la libertà di espressione non può essere censurata.

Le dimissioni forzate dal Teatro di Ferrara

Poi è arrivato il caso tutto italiano di Moni Ovadia, artista poliedrico, attore, musicista, cantante e direttore del prestigioso Teatro comunale di Ferrara. Ovadia tutto è fuorché palestinese, bensì uomo di mondo e di grandissima apertura mentale e culturale. Ma, da ebreo, pagherà le critiche a Israele.

Nato in Bulgaria da una famiglia ebraica sefardita, cresciuto a Milano, influenzato dalla cultura yiddish tipica dell’ebraismo mitteleuropeo, Moni Ovadia ha apertamente criticato le politiche aggressive del premier Netanyahu, indicate come una delle cause delle tensioni detonate con gli attentati del 7 ottobre: cosa che peraltro pensa anche una non esigua fetta della stessa opinione pubblica israeliana. Parole che però, in Italia, gli sono valse fortissime critiche e le richieste di dimissioni dal teatro di Ferrara da parte di importanti esponenti della politica italiana.

Le dimissioni alla fine, sono arrivate, motivate non dal pentimento ma dalla volontà di proteggere i lavoratori del teatro: la sua permanenza alla direzione, infatti, avrebbe potuto ostacolare il rinnovo dei fondi destinati al teatro di Ferrara per la prossima stagione. Moni Ovadia oggi ha ribadito la sua opinione in merito alla situazione a Gaza e in Israele: “Per me gli esseri umani sono uguali. La morte di un ebreo, di un israeliano, la morte di un palestinese mi lascia sgomento. Ma qui il problema è che l’oppressione dei palestinesi perdura a Gaza da settantacinque anni e in Cisgiordania da cinquantasei e nessuno dice niente, si lascia correre”.

Tutto è perduto per Adania Shibli e Moni Ovadia?

Tutto è perduto, dunque, per Adania Shibli e Moni Ovadia? Tecnicamente, no. La cerimonia di consegna del premio per la scrittrice palestinese è stata annullata, ma ufficialmente non è stato revocato il premio in sé: la cerimonia potrebbe ancora essere riprogrammata e svolgersi regolarmente, magari in tempi di maggiore calma. La stessa Litprom ha spiegato che “l’assegnazione del premio ad Adania Shibli non è mai stata in discussione” e respinto “fermamente come infondate le accuse e le diffamazioni mosse contro l’autore e il romanzo da parte della stampa”. Così come le dimissioni di Moni Ovadia dal Teatro comunale di Ferrara possono essere respinte dal sindaco di Ferrara (come spera anche il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, insospettabilmente amico di lunga data di Ovadia) e in quel caso, spiega lo stesso artista, “allora io farò la mia valutazione. In caso, sarò comunque felicissimo di dirigere il teatro di Ferrara“. Quello che rimarrà, comunque, è il senso di limitazione almeno provvisorio della libertà di espressione e forse, almeno nel caso di Shibli, di vera e propria discriminazione in base all’etnia.

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