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Gli incubi possono essere una forma di autopunizione della psiche o essere causati dalla sospensione di un farmaco. E’ possibile analizzarli e affrontarli.
Di solito si verificano durante la fase REM, e anche se sembrano
interminabili, non durano mai più di quindici-venti
minuti.
In passato si credeva che il fenomeno fosse dovuto all’invasione di
spiriti maligni sessuati (l’incubus che voleva giacere con la
donna, il succubus con l’uomo); per Freud era la libido emergente
che incontrava l’istanza repressiva. E’ una forma di autopunizione
della psiche, oppure una manifestazione dell’ombra di cui parla
Jung, la parte rifiutata dell’individuo che assume le spoglie di
personaggi terrorizzanti del suo stesso sesso: un pazzo, un
assassino, una strega. Possono essere provocati dalla sospensione
brusca di alcuni farmaci, come i sonniferi, o dall’eccessiva
assunzione di alcool.
In un momento di grande vulnerabilità, come il sonno,
l’esperienza del sopravvento di contenuti spaventosi è molto
traumatizzante: può però esser vista come l’irruzione
di una parte della personalità che lotta per uscire, con le
sue esigenze emotive che chiedono attenzione e priorità.
Può essere utile, da svegli, riscrivere il sogno dal punto
di vista del personaggio terrorizzante (io sono il mostro, o
l’incendio, e voglio…).
Ma soprattutto quando i temi sono ricorrenti, ci si continua a
chiedere come liberarsene.
Decidere di affrontare il mostro già modifica l’incubo: se
non ci si spaventa esso perde il suo potere. Sovente però si
sfugge svegliandosi. L’ideale sarebbe restare nell’esperienza
onirica e, ricordando che nel sogno non è possibile farsi
male, approfittarne per imparare a resistere alla paura e a
gestirla. Si può chiedere l’aiuto di “amici del sogno”, o
chiedere a ciò che più ci terrorizza: “Chi sei? Che
cosa vuoi?”. Non è facile, nel sogno, ricordarsi di farlo,
ma funziona anche se lo si fa appena svegli, restando al buio, con
gli occhi chiusi.
Olga Chiaia
Psicologa Psicoterapeuta
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