Impostare l’aria condizionata non mette sempre d’accordo tutti e tutte. Scegliere la temperatura ideale diventa controverso perché esistono esigenze specifiche e personali. Ma per quanto sia difficile disegnare uno schema, c’è una chiara differenza di genere che divide donne e uomini.
Per capire la differenza, dobbiamo tornare negli anni sessanta, quando l’ingegnere danese Povl Ole Fanger stabilì il modello di comfort termico per governare il clima interno degli edifici. Tra i fattori considerati oltre alla velocità dell’aria, l’umidità, la temperatura dell’ambiente e quella media radiante, l’ingegnere prese in considerazione il tasso metabolico e l’isolamento termico dato dall’abbigliamento. Il primo fattore fu tarato sui i valori di un uomo medio, il secondo sul vestiario tipico dell’impiegato dell’epoca, cioè uomo in giacca, camicia e cravatta. La questione è che la maggior parte degli spazi climatizzati ancora oggi mantiene il termostato secondo questo standard.
Una ricerca pubblicata su Nature Climate Change dice che il tasso metabolico medio misurato nelle donne risulta circa dal 20 al 32 per cento più basso di quello usato per decidere di quanto raffreddare gli uffici in estate, perché tarato su quello degli uomini. La differenza sta nel fatto che gli uomini hanno in media più massa muscolare, che genera calore, mentre le donne hanno una percentuale maggiore di grasso corporeo, che isola gli organi interni ma riduce il trasferimento di calore verso la pelle. Il corpo femminile ha una strategia di termoregolazione differente, perché trattiene meglio il calore all’interno, ma, avendo meno muscoli, finisce per attivare la vasocostrizione prima che negli uomini e per ridurre quindi l’afflusso di sangue verso mani e piedi per proteggere gli organi interni. Tuttavia, la risposta termica femminile è soggetta a tante variabili come mestruazioni, gravidanza e menopausa.
Gli spazi interni climatizzati (come uffici, scuole, negozi) risultano meno confortevoli per le donne perché aumentano il rischio di andare in overcooling. Quando parliamo di overcooling, si intende di uno stato in cui il raffreddamento eccessivo ha portato un ambiente al di sotto delle temperature di comfort raccomandate. Oltre al disagio, questo raffreddamento eccessivo ha altri rischi concreti. Per esempio, le superfici raffreddate sotto il punto di rugiada favoriscono la condensa e, di conseguenza, la proliferazione di muffe. È chiaro che alzare di pochi gradi i termostati significa garantire equità ma significa garantire una temperatura ideale anche a quegli uomini che soffrono ambienti troppo freddi. E poi c’è l’energia, la cui domanda è aumentata in media di circa il 4 per cento l’anno dal 2000, il doppio rispetto a quella per il riscaldamento dell’acqua. Basti pensare che oggi i condizionatori e i ventilatori elettrici assorbono circa un quinto dell’elettricità usata negli edifici nel mondo, ovvero il 10 per cento di tutti i consumi elettrici globali.
Innalzamento dei livelli del mare e cementi, così le spiagge sono sotto attacco su tutti i fronti. L’allarme di Legambiente e una proposta parlamentare.
La Corte dei Conti certifica i ritardi del nostro Paese, i geologi ambientali propongono attestati di pericolosità, monitoraggio, educazione nelle scuole.
A Pescasseroli, nel cuore dell’Appennino, si terrà la conferenza dell’Iba sulla conservazione e la coesistenza con gli orsi. LifeGate sarà media partner.
Il giorno del sovrasfruttamento cade sei giorni più tardi rispetto al 2025, ma non è un miglioramento: lo spostamento dipende dalla revisione dei dati sugli oceani, mentre l’impronta ecologica reale continua a crescere.