L’Arabia Saudita ha un ministro dell’Energia, al posto del Petrolio

L’Arabia Saudita ha un nuovo ministro. Quello dell’Energia. Guiderà il percorso di Riad verso l’abbandono della dipendenza dal petrolio.

Procede a grandi passi il cammino dell’Arabia Saudita verso l’era post-petrolifera. Con una decisione che costituisce l’equivalente di un terremoto per il settore energetico, Ali al Naimi, il potente ministro del Petrolio saudita, in carica dal 1995, è stato licenziato da re Salman. Al posto dell’uomo che per più di vent’anni ha disegnato le strategie energetiche del Regno, il sovrano ha nominato Khaled al Falih, già presidente del colosso petrolifero di stato Saudi Aramco.

 

Un rimpasto di governo contro la crisi

Il dicastero del Petrolio, che da oggi raccoglie anche la gestione del settore elettrico, sarà rinominato ministero dell’Energia, dell’Industria e delle Risorse minerarie. Il cambio si inserisce nell’ambito di un rimpasto di governo che coinvolge anche i vertici dell’Acqua, dei Trasporti, del Commercio, degli Affari sociali, della Salute e del Pellegrinaggio: un’operazione che mira a risollevare le sorti dell’economia interna, duramente colpita dal crollo dei prezzi del greggio.

Un impianto fotovoltaico in Medioriente. © Fahad Shadeed/Reuters
Un impianto fotovoltaico in Medioriente. © Fahad Shadeed/Reuters

La Saudi Vision 2030

Nel primo comunicato emesso dopo la nomina, Al Falih ha dichiarato che l’Arabia Saudita intende “rafforzare la sua posizione di fornitore di energia più affidabile del mondo” e che il nuovo dicastero nasce per realizzare gli “ambiziosi obiettivi” indicati dal piano recentemente varato dal principe Mohammed, figlio di re Salman, e vice principe ereditario. La Saudi 2030 Vision è di fatto una rivoluzione economica con cui l’Arabia Saudita intende affrancarsi dalla dipendenza dall’oro nero attraverso la creazione di un fondo sovrano e la cessione di una quota di Aramco.

Lo scontro sulla produzione di petrolio

Al Naimi, secondo i bene informati, avrebbe pagato il fatto di essersi schierato contro la decisone di re Salman di abbassare la produzione di petrolio di fronte al calo dei prezzi, una strategia opposta a quella seguita in passato. Sulla possibilità di ridurre le quote produttive si è consumato uno scontro sia tra i paesi dell’Opec che tra quelli esterni al cartello, come la Russia. Il mese scorso, un accordo tra russi e sauditi per cercare di riequilibrare il mercato impegnandosi almeno a congelare la produzione, è fallito in mancanza del sostegno dell’Iran.

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