Siccità, ondate di caldo estremo, mega-incendi, tempeste e inondazioni non provocano soltanto danni localizzati nelle aree colpite. Al contrario, si ripercuotono sull’economia, sulle capacità produttive e anche sui portafogli di ciascuno di noi, anche a lungo termine. Nei mesi scorsi, si sono susseguite anomalie termiche e mancanza di precipitazioni, seguite da ondate di temporali di straordinaria intensità. Tutto ciò sta provocando già quella che è già stata definita da alcuni economisti climateflation, ovvero inflazione climatica.
Oxford Economics: a livello mondiale previsto un aumento dei prezzi dei beni alimentari dell’11,8 per cento
Gli eventi climatici estremi si ripercuotono infatti direttamente sul settore agricolo, sui raccolti, sulla logistica e, a cascata, sui prezzi dei beni alimentari. A livello mondiale, secondo un’analisi di Oxford Economics, nel corso dell’anno i prezzi dei beni alimentari dovrebbero aumentare dell’11,8 per cento. Un dato che per ora non può essere attribuito a El Niño, fenomeno climatico ciclico che consiste nel riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale.
📉Europeans face higher food prices as drought-hit harvests, rising production and transport costs put pressure on food system
🌾Successive heat waves and scarce rainfall deplete soil moisture across western and central Europe, affecting maize, wheat, vegetables, fruit and… pic.twitter.com/EdSE2DCCIO
Quest’ultimo, infatti, farà sentire il suo peso soltanto a partire dal prossimo autunno, e dunque si ripercuoterà successivamente sui prezzi al consumo, amplificando il problema sul medio e lungo periodo. Il caldo asfissiante e prolungato che abbiamo vissuto è dipeso dunque in larghissima parte dai cambiamenti climatici provocati dalle attività umane, a partire dalla combustione di carbone, petrolio e gas. Ad aggravare il tutto c’è poi il fatto che proprio i prezzi di questi ultimi sono cresciuti enormemente negli ultimi mesi a causa delle tensioni geopolitiche internazionali, incidendo sui costi di trasporto delle merci.
A pesare è anche il costo dell’energia e, di conseguenza, dei trasporti
Una situazione di generalizzata difficoltà, dunque, che spinge gli industriali a ripercuotere i costi sui prezzi al consumo. Se si considera che la stragrande maggioranza dei beni è distribuita infatti attraverso mezzi alimentati da motori termici, si comprende come alle intemperie occorra aggiungere la dinamica nel settore dell’energia. Una miscela esplosiva di cui ci apprestiamo a pagare il prezzo.
La Coceral – associazione europea che rappresenta il settore del commercio di cereali, riso, mangimi, semi oleosi, olio d’oliva, oli e grassi e forniture agricole – ha pubblicato a luglio un rapporto nel quale lancia un allarme sulle previsioni di raccolta dei cereali. La produzione totale dei ventisette paesi membri dell’Unione europea, sommata a quella del Regno Unito, dovrebbe calare dai 311,3 milioni di tonnellate dello scorso anno a 295,5 milioni. La raccolta di orzo, ad esempio, dovrebbe passare da 63,8 a 58,8 milioni di tonnellate.
Raccolta di cereali in calo generalizzato: “Primavera troppo arida e poi caldo estremo”
In particolare, secondo quanto indicato dall’agenzia Afp, un report della Federazione degli agricoltori tedeschi indica che la produzione complessiva di cereali è prevista in calo del 7 per cento, a 41,9 milioni di tonnellate contro i 45,2 milioni del 2025. Le rendite, allo stesso modo, dovrebbero calare del 9 per cento. La stessa associazione di categoria non ha dubbi circa le ragioni di tale dinamica negativa: “I fattori determinati sono stati una primavera troppo arida e l’ondata di caldo estremo della seconda metà di giugno, cha in molte zone ha provocato una maturazione precoce”. Allo stesso modo, l’organizzazione non-profit inglese Energy and climate intelligence unit ha stimato in circa 10 milioni di tonnellate le perdite lorde, il che implicherà un calo dei ricavi per gli agricoltori di circa 2 miliardi di euro.
That means less food, which means more expensive food.
Ma le tensioni nel settore si moltiplicano in numerose regioni di tutto il mondo. Tra i beni di cui si prevede un aumento generalizzato dei prezzi figura il caffè: che sia in grani, macinato o in capsule. La storica siccità che ha colpito il Brasile ha fortemente ridotto la raccolta mondiale sia di arabica che di robusta. Caldo estremo seguito da precipitazioni torrenziali hanno danneggiato i raccolti di fave di cacao in Costa d’Avorio e in Ghana (principali produttori mondiali).
Olive, agrumi, patate, caffè e cacao: i prezzi non faranno che crescere
La mancanza di pioggia e lo stress idrico prolungato hanno colpito poi la coltivazione di olivein Toscana, mentre nel Levante ligure le inondazioni e i temporali estremi che si sono registrati nella terza decade di agosto hanno provocato, secondo Coldiretti, gravi perdite. “In alcune aree – ha spiegato l’associazione di categoria – le perdite per l’olivicoltura siano arrivate fino al 50 per cento con pesanti danni anche ai vigneti”. I raccolti sono complicati anche in altre regioni, comprese le aree produttive di Spagna e Grecia. È facile attendersi perciò aumenti nei prezzi dell’olio d’oliva nel breve e nel medio periodo.
Similmente, la siccità in Brasile, assieme all’espansione della malattia del dragone giallo (Hub) potrebbe far impennare i prezzi degli agrumi, compresa sia la frutta fresca che, ad esempio, i succhi d’arancia. Anche paesi come l’Italia, infatti, importano una quota importante di derrate dalla nazione sudamericana (così come da Messico e Turchia).
Al contempo nei campi europei caldo estremo e piogge intense degli ultimi mesi stanno provocando un crollo storico dei raccolti di patate, riducendo anche drasticamente le dimensioni dei tuberi. A patirne le conseguenze è in particolare il Belgio, maggiore esportatore mondiale di patatine surgelate.
Pressione anche sulla produzione di grano, zucchero e burro
Le condizioni termiche non hanno risparmiato poi il grano duro, e anche in questo caso ci si attende una diminuzione della disponibilità e una conseguente crescita dei prezzi. Mentre la siccità nei pascoli, i costi alti degli alimenti sostitutivi, nonché lo stress subito dal bestiame a causa del caldo hanno diminuito la raccolta complessiva di materia grassa dal latte, rendendo più difficile la produzione di burro e altri derivati.
Infine, la coltivazione di zucchero di canna in Asia soffre le anomalie registrate nei monsoni, mentre quella di barbabietole in Europa ha dovuto fronteggiare la mancanza di acqua in estate. Il che non potrà che ripercuotersi, allo stesso modo, sui prezzi al consumo.
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