Azione, contemplazione e purificazione

Azione, contemplazione e purificazione; questo autentico agire, finalizzato a rendere migliori noi stessi e gli altri, nasce sempre da un vedere con gli “occhi dell’anima”.

I Greci ci hanno insegnato che la contemplazione – il “theorein” – è una sorte di visione incarnata, un vedere interiore che ci permette di ridisegnare la geografia morale della nostra anima e del mondo.

Contemplare significa, infatti, dialogare con noi stessi, saggiare la nostra interiorità, auto-formarci moralmente per trasformare noi stessi e la realtà che ci circonda, cercando di correggere le storture, i vizi della nostra anima e dell'”anima del mondo”. Non è possibile, infatti, agire, se prima non abbiamo sottoposto i nostri codici morali ad un duro, paziente e fecondo esame interiore; troppo spesso cerchiamo di cambiare gli altri, di modellare la realtà sulla nostra visione del mondo, dimenticando che prima occorre un travagliato lavoro di dissodamento del nostro terreno morale, per poi coltivare quello degli altri.

L’uomo deve perciò purificare se stesso, tramite un vero sapere e una vera conoscenza, al fine di acquisire quelle autentiche virtù, con le quali rendere gravide anche le altre anime.

Vale, allora, la pena di leggere e meditare questo pregnante passo di Platone, mirato proprio a sottolineare la purificazione interiore: “O caro Simmia, guarda che non sia questo il giusto scambio nei riguardi della virtù, cioè lo scambiare piaceri con piaceri, dolori con dolori e paure con paure, i più grandi con i più piccoli, così come se fossero monete; e sta bene attento che l’unica moneta autentica, quella con la quale scambiare tutte queste cose, non sia piuttosto il sapere … e che, insomma, la virtù sia solo quella accompagnata dal sapere, sia che vi si aggiungano sia che non vi si aggiungano piaceri, timori e tutte le altre passioni come queste! Quando queste cose sono separate dal sapere e scambiate fra di loro, bada che la virtù che ne deriva non sia che una vana parvenza, una virtù veramente servile, che non ha a di buono e di genuino; e che la virtù vera non sia se non una purificazione da ogni passione, e che la temperanza, la giustizia, il coraggio e il sapere medesimo non siano altro che una specie di purificazione”.

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