Elogio dell’agire

Marco Aurelio ed Epitteto c’insegnano che “la vita buona” non consiste nel vuoto parlare, bensì nell’agire.

Nei suoi Pensieri, Marco Aurelio afferma che: “Non devi
assolutamente più discutere su come dev’essere un uomo
virtuoso, ma devi esserlo veramente”.

E in modo ancor più puntuale così si pronuncia
Epitteto: “Non viene un architetto a dire: “Ascolta la mia
discussione sull’architettura”, ma, concluso il contratto per una
casa, mostra, nel modo in cui la costruisce, di possedere un’arte.
Fa’ qualcosa di simile anche tu: mangia da uomo , bevi da uomo,
adornati, sposati, fa’ figli, partecipa al governo dello Stato:
sopporta gli oltraggi, tollera il fratello sconsiderato, tollera il
padre, tollera il figlio, il vicino, il compagno di viaggio. Queste
cose devi mostrarci onde vediamo davvero che i filosofi t’hanno
insegnato qualcosa”.

Il vivere in modo virtuoso non consiste, dunque, nel vuoto parlare,
nel costruire raffinate teorie filosofiche sulla virtù,
sulla saggezza, sulla “vita buona”, ma nel vivere sul campo le
sfide, i rischi, i progetti connaturati al nostro stesso essere
uomini.

Non dobbiamo confinare la nostra vita nella infeconda astrattezza e
neppure dobbiamo farci condurre dal lei in modo passivo o
impersonale, bensì dobbiamo essere noi, in prima persona,
con tutte le nostre risorse, a dare un’impronta irriducibile al
nostro stare nel mondo.

In quanto uomini abbiamo la straordinaria prerogativa di non avere
una natura determinata, ma di poterci autodeterminare ,e di
determinare il mondo, secondo la nostra volontà, la nostra
intelligenza progettante.
Ciò che conta, però,è offrire viva
testimonianza della nostra virtù o delle nostre
capacità, senza limitarci a teorizzare qualità che
non siamo poi capaci di calare nella “viva carne” della
realtà.

La missione dell’uomo consiste, in definitiva, nel rendere migliore
se stesso e gli altri tramite il suo agire, spesso sofferto e
faticoso, nella quotidianità.
Ecco, a questo proposito, lo splendido messaggio del grande Fichte:
“L’uomo esiste per divenire egli stesso sempre migliore moralmente
e per rendere migliore materialmente (se consideriamo l’uomo nella
società) e moralmente tutto quanto lo circonda,
conquistandosi così una felicità sempre
maggiore”.

 

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