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Nell’isola di Corvo morivano migliaia di esemplari di berta maggiore atlantica a causa delle luci. Ora gli abitanti organizzano blackout volontari per salvaguardarli.
È arrivato quel periodo dell’anno in cui l’isola di Corvo, alle Azzorre, spegne le luci. Dal 26 al 30 ottobre infatti le poche centinaia di abitanti hanno replicato l’ormai tradizionale iniziativa introdotta per combattere l’inquinamento luminoso e facilitare i primi voli verso l’oceano dei piccoli di berta maggiore atlantica, un uccello marino endemico dell’Atlantico.
Per anni la luce delle abitazioni e dei lampioni ha disorientato la specie e questo si è tradotto in una strage. L’iniziativa di blackout volontario promossa dall’organizzazione non governativa SPEA e dalla Câmara Municipal do Corvo da qualche anno sta contribuendo a salvaguardare gli uccelli.
Nel mese di ottobre alcune specie di uccelli delle isole Azzorre, in Portogallo, lasciano il loro nido e si dirigono verso il mare. Il trasferimento avviene durante la notte, seguendo la luce delle stelle, con l’obiettivo di evitare i predatori. Ma con il tempo, mano a mano che l’antropizzazione delle isole si è intensificata, è emerso un nuovo tipo di problema che si è rivelato fatale per migliaia di esemplari. L’inquinamento luminoso derivante da lampioni, automobili e abitazioni, che ha iniziato a disorientare il volo dei più piccoli.
Tra le specie maggiormente afflitte c’è la berta maggiore atlantica. L’85 per cento della popolazione mondiale di questo uccello nidifica in cavità di scogliere e coste ripide delle isole Azzorre e di Madeira. Ed è qui che negli anni si è consumata una strage senza precedenti.
Nel 1991 la comunità locale notò numerosi esemplari di berta riversi al suolo senza vita e il fenomeno iniziò a ripetersi anno dopo anno in dimensioni sempre maggiori. Secondo i dati dell’organizzazione non governativa SPEA, che si occupa di salvaguardia degli uccelli, ogni anno nella macroarea regionale morivano circa 1.100 uccelli marini per effetto dell’inquinamento luminoso. I biologi stimavano invece che ogni autunno circa il 6 per cento dei giovani esemplari nati da pochi mesi precipitasse nell’entroterra delle isole perché abbagliato dai lampioni e dai fari stradali. Numeri che sono progressivamente migliorati grazie alla mobilitazione della comunità locale.
Gli abitanti dell’isola di Corvo all’inizio degli anni Novanta si sono organizzati per soccorrere i piccoli di berta che trovavano feriti al suolo. Nel 1995 il governo delle Azzorre ha lanciato una campagna di protezione delle berte maggiori atlantiche e negli anni successivi anche l’ong SPEA si è unita, rafforzando le iniziative di soccorso e tutela. Fino all’ultimo decennio, quando è stato aggiunto un nuovo tassello a questa mobilitazione: il blackout volontario dell’isola per evitare di disorientare i voli dei piccoli esemplari di berta verso l’oceano.
Quest’anno le luci resteranno spente per cinque notti, dal 26 al 30 ottobre. Dopo il tramonto i lampioni rimangono spenti, le automobili non circolano e le abitazioni chiudono le imposte per evitare che la luce possa fuoriuscire. Nell’oscurità totale, illuminata solo dalle stelle, le berte si mettono in viaggio mentre la cittadinanza vaga con scatole di cartone per soccorrere gli esemplari che cadono e poi rilasciarli da una scogliera vicino all’oceano.
La campagna per la salvaguardia della berta atlantica ha permesso di salvare oltre 30mila pulcini dal 2015 in tutte le Azzorre, di cui circa 6mila solo sull’isola di Corvo, dove avviene il blackout volontario. L’ong SPEA ha condotto un sondaggio su 207 abitanti di Corvo a proposito dell’interruzione della luce per salvaguardare gli uccelli e il sostegno è stato unanime.
“Questo sforzo collettivo è un esempio lampante di come la riduzione dell’inquinamento luminoso possa ripristinare l‘equilibrio ecologico. Dimostra che anche piccoli cambiamenti possono influenzare significativamente la biodiversità”, ha raccontato al quotidiano britannico The Guardian il fotografo documentarista Andrea D Zanenga, che proprio sulla storia delle berte di Corvo ha sviluppato il progetto “The Second First Flight”. “Come può un’azione del genere ispirare una riflessione globale? Questo blackout intenzionale non è solo un atto di conservazione, ma un passo avanti verso lo sviluppo della capacità di coesistere con la natura senza sconvolgerne i ritmi”.
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