I ranger aborigeni che stanno ripulendo le coste australiane dalle reti da pesca fantasma

Le spiagge nordoccidentali dell’Australia sono sempre più invase da reti da pesca abbandonate. Le popolazioni aborigene locali si sono organizzate per fare pulizia.

Le popolazioni indigene dell’Australia stanno ripulendo le spiagge da reti da pesca fantasma. Queste intrappolano specie animali come tartarughe e squali, raccolgono rifiuti in acqua trasportandoli fino a riva e una volta qui si sgretolano in microplastiche che restano nell’ambiente per secoli.

Di fronte a questa emergenza, le comunità indigene si stanno organizzando con apposite squadre di ranger che setacciano centinaia di chilometri di costa e ripuliscono l’ambiente. Un lavoro lungo e faticoso, fatto anche con il supporto di strumenti tecnologici come i droni, e che ha assunto una portata internazionale con il coinvolgimento di altri paesi, come l’Indonesia, per prevenire l’abbandono delle reti da pesca.

Reti da pesca e altri rifiuti

Sulle spiagge dell’Australia si stanno accumulando reti da pesca fantasma. Non sono state abbandonate dai pescatori locali, anche perché vengono rinvenute soprattutto in aree protette della Terra di Arnhem o dell’isola di Groote Eylandt, dove l’accesso è riservato esclusivamente alle popolazioni aborigene, che hanno un rispetto di tipo sacro per la loro terra. Provengono piuttosto dal sud-est asiatico, dove vengono abbandonate in mare dai pescatori e trascinate dalle correnti fino alla costa nord-occidentale australiana.

L’Australia ha un grosso problema di rifiuti lungo le proprie spiagge. La situazione più drammatica è quella delle isole e secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature, solo sulle isole Cocos nel 2019 sono stati rinvenuti un milione di scarpe, 370 mila spazzolini da denti, 414 milioni di oggetti di plastica per un totale di 238 tonnellate di rifiuti. Negli ultimi anni la situazione è migliorata tanto che una ricerca del 2025 dell’agenzia scientifica nazionale australiana ha certificato una riduzione di un terzo dell’inquinamento lungo le sue coste. 

Le problematiche rimangono e quello delle reti da pesca è una delle urgenze del presente. In alcuni casi vengono rinvenute come blocchi di plastica dura dopo che qualcuno ha provato a farle sparire bruciandole e fondendole in blocchi. Una volta sulla spiaggia queste reti si sgretolano in microplastiche che impiegano anche secoli per decomporsi. In altri casi intrappolano rifiuti e specie animali marine che vengono poi trascinati fino a riva, sconvolgendo gli ecosistemi e incrementando l’inquinamento. 

La missione dei ranger indigeni

La pulizia delle spiagge nordoccidentali dell’Australia dalle reti da pesca fantasma è diventata un’attività sempre più diffusa tra le popolazioni aborigene locali. Squadre di veri e propri ranger ambientali setacciano tratti di costa che si estendono per centinaia di chilometri servendosi di strumentazione di vario tipo. In mare si muovono chiatte con verricelli che individuano le reti da pesca impigliate sui fondali e che vengono così issate in superficie. In cielo invece volano i droni dotati di intelligenza artificiale che individuano le reti dall’alto.

I ranger del popolo aborigeno Anindilyakwa hanno iniziato a lavorare in collaborazione con la Charles Darwin University e l’utilizzo dei droni ha notevolmente semplificato il loro lavoro, visto che è quadruplicato il numero di reti da pesca fantasma individuate. I ranger del popolo Yolŋu, nella penisola di Gove, nel 2025 hanno rimosso circa 13 tonnellate di detriti marini, tra cui numerose reti da pesca.

Raccolta fondi e cooperazione

Nei punti più inquinati delle coste australiane si contano una media di tre tonnellate di detriti per chilometro. E uno dei problemi, quando si trovano le reti da pesca, è cosa farne. Lo spazio nei depositi e nelle discariche è ormai finito e anche quando si trova un buco succede spesso che i gestori le rifiutino per il timore che possano contenere materiali tossici come il piombo. In alcuni casi le reti vengono donate ad artisti locali che le usano per i loro lavori di tessitura ma l’offerta è di gran lunga superiore alla domanda. 

A fine 2025 il governo australiano è intervenuto per dare una mano. Sono stati stanziati 25 milioni di dollari per comprare la strumentazione necessaria per pulire le spiagge e sono stati creati nuovi spazi per lo stoccaggio. Una parte dei fondi è stata invece destinata alla prevenzione, coinvolgendo i paesi del sud-est asiatico responsabili dell’abbandono nelle reti da pesca in campagne di sensibilizzazione destinate ai loro pescatori e in sistemi di monitoraggio efficaci. L’obiettivo del governo australiano e delle popolazioni aborigene delle coste nordoccidentali è quello di eliminare completamente le reti fantasma provenienti da fonti internazionali entro il 2030.

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