Blaxploitalian, per un cinema italiano contro gli stereotipi

Ci vuole una rappresentazione dell’Italia più plurale e inclusiva, anche al cinema. Ecco perché è nato il documentario Blaxploitalian.

“L’idea si è impadronita di me all’improvviso. Un giorno, camminando per le strade di New York, dove vivo ormai da qualche anno, ho capito che fin da adolescente non mi ero mai visto riflesso nello specchio che i media italiani propongono della nostra società. Ero stato tagliato fuori dal mio immaginario perché quelli come me, nel cinema, e sui mezzi di informazione, non vengono rappresentati”. Fred Kuwornu è un regista italiano di origini ghanesi. In questi giorni ha presentato alla casa del Cinema di Roma il suo Blaxploitalian, Cent’anni di afrostorie nel cinema italiano.

 

https://www.youtube.com/watch?v=l6-C2y8CJlo

 

Da Blaxploitation a Blaxploitalian

Il termine è un neologismo frutto della fusione delle tre parole Black (nero) Exploitation (sfruttamento) e Italian (Italiano), coniato sulla falsariga del Blaxploitation: un genere cinematografico sorto negli Stati Uniti nei primi anni Settanta, con film a basso costo infarciti di stereotipi, che avevano come attori protagonisti e pubblico di riferimento gli afroamericani.

 

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La locandina del film Slaughter di Jack Starrett (Usa/1972), considerato uno dei primi film della Blaxploitation

 

La presenza afro in 100 anni di storia del cinema

Il documentario prende le mosse dalla prima apparizione di attori neri avvenuta nel 1915 nel film Salambò di Domenico Gaido, per poi passare al cinema neorealista degli anni Quaranta e Cinquanta di Paisà, Senza Pietà e Tombolo; il racconto prosegue passando agli anni Sessanta e Settanta con gli attori neri utilizzati nei kolossal , polizieschi e nel soft-core. Fino ad approdare agli Novanta dove i ‘neri’ interpretano spesso la parte di immigrati e non d’italiani qualunque.

“È un dato di fatto che in Europa le etnie ‘altre’ siano ampiamente sottorappresentate al cinema e in tv, sia sia sullo schermo, con situazioni stereotipate, che a livello produttivo”, spiega Kuwornu, sottolineando che “mentre all’estero, da Hollywood alla Bbc, il problema almeno è noto e ampiamente discusso, l’Italia fatica anche solo a riconoscerlo”.

 

 

Il fenomeno migratorio e gli stereotipi

Da qui l’idea di un documentario che racchiude oltre cento anni del nostro cinema e che, partendo dalle pellicole mute di epoca coloniale, arriva fino alle produzioni contemporanee, raccontando il contributo di attori Afroamericani che, come John Kitzmiller, Harold Bradley, Fred Williamson, hanno recitato nei film del Neorealismo, in quelli storico-mitologici, nella commedia anni Sessanta, o nei polizieschi di moda nel decennio successivo.

“La situazione, per gli attori di colore in Italia era difficile già prima, ma dagli anni ’90 in poi, con l’inizio del fenomeno immigratorio, è di certo peggiorata” spiega il regista, secondo cui “gli attori neri “sono relegati sempre in ruoli di immigrato o straniero, mai in ruoli normali come, che so, un medico”.    

Blaxploitalian, anteprima alla casa del Cinema di Roma  © Alessia de Luca Tupputi/LifeGate
Blaxploitalian alla casa del Cinema di Roma © Alessia de Luca Tupputi/LifeGate

 

A chi potrebbe obiettare che forse il cinema rispecchia una realtà che non è, purtoppo ancora integrata, Kuwornu risponde chiaramente: “I medici, i poliziotti, gli infermieri e i professori di origini straniere nel nostro paese esistono. Ma sono invisibili agli occhi dei media, per cui la parola ‘straniero’ è sinonimo di ‘immigrato. Di fatto, gli immigrati costituiscono la minoranza degli stranieri attualmente presenti in Italia, ma sono una categoria iper-rappresentata”.  

 

Campagna United Artists for Italy
La Campagna di United Artists for Italy © Alessia de Luca Tupputi/Lifegate

 

La Campagna di United Artists for Italy

Blaxploitalian si inserisce all’interno di una più vasta campagna  – United Artists for Italy – che riconosca i diritti degli attori ‘neri’ italiani e di altri gruppi sociali  ne combatta la discriminazione professionale. “La nostra è una campagna contro la discriminazione in genere. Parliamo anche della comunità Lgbt, dei disabili, delle categorie over 50”, sottolinea il regista.  

 

Con l’hashtag #diversitymatters, gli artisti riuniti attorno a Fred chiedono che i mezzi di informazione, cinema compreso, “riequilibrino questa situazione, poiché a loro – anche con il finanziamento pubblico – è affidato il compito di rappresentare la società nella sua interezza”.

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