Il ritorno dei bracconieri in Sudafrica, uccisi 24 rinoceronti in 10 giorni

I bracconieri sono ritornati all’attacco: 24 carcasse di rinoceronte sono state ritrovate in Sudafrica solo nei primi dieci giorni di dicembre.

Sembrava che la pandemia da Covid-19 avesse frenato i bracconieri, però purtroppo come accade spesso prima del periodo natalizio, sono tornati alla carica. Nei primi giorni di dicembre sono state ritrovate 24 carcasse di rinoceronte. La scia di sangue ha colpito i più importanti parchi del Sudafrica, sette rinoceronti al Kruger national park, sei al KwaZulu-Natal e altri sette a Mpumalanga. L’unico sopravvissuto, ma in grave pericolo, è il quinto dei rinoceronti colpiti in una riserva nel Western Cape, tra i quali anche una femmina incinta.

Tuttavia, la nota positiva è che nove persone sono state condannate per le uccisioni di questi giorni.

rinoceronte
9 persone condannate per le uccisioni ©Elena Blessing/Pexels

La più grande popolazione di rinoceronti

Il Sudafrica ospita la più grande popolazione di rinoceronti di tutta l’Africa, e i bracconieri non hanno mai smesso di mietere vittime. Prima di questo periodo di pausa, nel 2020 sono stati registrati 394 rinoceronti uccisi per le loro corna. Nel 2019, 594. Il record è avvenuto nel 2014 quando ne sono stati uccisi 1.215. Il dato drammatico è che nel 2007 le uccisioni erano state solamente 13, purtroppo da quel momento la domanda dei corni di rinoceronte è esplosa, poiché in Asia il corno di rinoceronte divenne più prezioso dell’oro.

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La piaga del traffico delle corna di rinoceronte © Leon Neal/Getty Images

Non solo bracconieri

La povertà costringe molte persone ad essere reclutate come bracconieri, i blocchi e le restrizioni per il coronavirus hanno devastato il turismo del paese –importante fonte di finanziamenti per la conservazione– ma anche 4,5 per cento dei posti di lavoro e 3 per cento del Pil del Sudafrica pre-pandemia. La mancanza di queste entrate ha distrutto parchi e riserve, costringendo a non assumere e a licenziare il personale. Così come ha affermato anche Cathy Dean, amministratore delegato di Save the rhino international, “Le uccisioni probabilmente sono legate a questo crollo delle entrate dall’eco-turismo”.

Il bracconaggio rimane una piaga da eliminare, non solo combattendolo attivamente ma anche indirettamente, responsabilizzando economicamente le comunità locali.

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