La rapidità con cui intere colonie di api sono morte ha fatto inizialmente pensare alla sindrome dello spopolamento degli alveari (Ssa), fenomeno non ancora pienamente compreso che dal 2006 ha causato la morte di milioni di insetti tra Stati Uniti ed Europa. I sintomi sono tuttavia diversi e la causa sembra essere solo una: i pesticidi.
Nella maggior parte delle api morte sono infatti state rinvenute tracce di Fipronil, un insetticida ritenuto “moderatamente tossico per l’uomo” dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), classificato dall’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (Epa) come cancerogeno del gruppo C, e vietato nell’Unione europea proprio per contrastare la moria di insetti impollinatori.
La principale causa di morte delle api in Brasile, secondo gli esperti e le analisi di laboratorio, sarebbe dunque l’uso di pesticidi come il Fipronil e i neonicotinoidi. Nell’aprile del 2018 questi ultimi sono stati vietati dall’Unione europeaper invertire il declino delle api: non possono più essere impiegati all’aria aperta, ma solo in serra.
Il Brasile, dove l’agricoltura riveste un ruolo molto importante per l’economia nazionale, è una delle nazioni al mondo nelle quali si fa un uso più intensivo di pesticidi. Dal 1990 al 2016, secondo la Fao, il consumo di pesticidi nel paese sudamericano è aumentato del 770 per cento. Questa tendenza è addirittura peggiorata da quando il presidente Jair Bolsonaro è entrato in carica.
“La morte di tutte queste api è un segno del fatto che siamo stati avvelenati”, ha dichiarato Carlos Alberto Bastos, presidente dell’Associazione apicoltori del distretto federale del Brasile. Già ora gli effetti dei pesticidi sono evidenti sulla popolazione: ogni anno, sono circa 100mila i casi di intossicazione, e questa tendenza non potrà che aumentare, così come, dal 2020 in poi, il numero di api morte è destinato a salire. I nuovi pesticidi e prodotti antiparassitari approvati dal neopresidente a base di sulfoxaflor, noto per essere altamente tossico per gli animali impollinatori, saranno infatti utilizzati su colture come cotone, pomodori, grano, fagioli, melone, anguria, soia e agrumi a partire da ottobre.
Le api, lo sappiamo, sono fondamentali per la sicurezza alimentare poiché provvedono all’impollinazione di oltre due terzi delle colture utilizzate per la nutrizione umana. In Brasile, secondo la Piattaforma brasiliana della biodiversità e servizi ecosistemici (Bpbes), circa il 60 per cento delle 141 colture coltivate per il consumo umano e animale dipende in parte dall’impollinazione delle api. Gli effetti nefasti del loro declino non si limitano però all’agricoltura, non esistono infatti solo le api che da millenni sfruttiamo per produrre il miele, ma migliaia di specie. Queste specie, che secondo le stime dovrebbero essere circa 20mila (oltre 300 delle quali endemiche del Brasile), sono fondamentali per la sopravvivenza dei rispettivi ecosistemi, dalle foreste tropicali ai prati di montagna, aiutando le piante a espandere il proprio areale e a riprodursi.
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