La tempesta invernale negli Usa non è segno che il riscaldamento globale non esiste, come lasciano intendere i negazionismi climatici.
Groenlandia, Canada, Scandinavia, Labrador e Russia, nei Mari del Nord, in Islanda, nelle isole Faer Oer (possedimento danese), nelle Shetland (britanniche), la caccia ai cuccioli di foca prosegue. 600mila esemplari uccisi ogni anno in tutto il Circolo Polare Artico.
Ufficialmente, solo i governi di Canada e Norvegia ammettono di
autorizzare l’uccisione di centinaia di migliaia di
foche. Ma ci sarà sempre un forte divario tra
cifre ufficiali e uccisioni praticate.
In Canada il piano di uccisioni programmato dal governo canadese
era di 275.000 foche, nel 2000. Ora siamo a più di 320.000.
In aumento, anno dopo anno.
Delle oltre 320.000 foche, tre su quattro hanno meno di un anno
di età. Cuccioli di foca. Più facili da uccidere:
sono praticamente dei “sacchetti di pelliccia” che si muovono
impacciati. Basta solo trovarli e “raccoglierli” con la piccozza
tra le nevi. Bell’e pronti. L’unico inconveniente è che la
madre (le foche adulte possono raggiungere i due metri di
lunghezza) potrebbe essere nei dintorni, e aggredire, lanciando
urla disperate, il cacciatore umano. Che rischia qualche morso. Ci
sono testimonianze fotografiche.
Caccia necessaria per la sopravvivenza delle popolazioni
indigene? Non è così. Delle oltre 320.000 foche
uccise in Canada ogni anno, quelle cacciate dalle popolazioni
locali per “scopi di sopravvivenza” sono 2.000.
Si è tentato di giustificare ufficialmente queste stragi
con la scusa della ricerca scientifica. I “test” sarebbero volti a
sperimentare quale metodo di uccisione è più efficace
e “umano”, i colpi in testa, di piccone, di arpione, di arma da
fuoco.
Secondo una Risoluzione del Parlamento Europeo (B4-0053/96),
testualmente, “i cacciatori usano metodi d’uccisione
particolarmente crudeli”, e sono colpevoli di “spellare i cuccioli
di foca spesso mentre sono ancora vivi”.
I governi ribattono: “la caccia alle foche è necessaria
per la
costante diminuzione degli stock di pescato“.
Ma è la massiccia iper-pescagione a
causare il depauperamento delle risorse
ittiche nei mari del Nord! Se l’attenzione non si
punterà sull’eccesso di pesca, il problema non si
risolverà mai, anzi sarà sempre più grave.
Sempre più ipocritamente,
essendoci meno pesce, bisognerà
uccidere sempre più foche. Sempre più cuccioli.
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