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Le compagnie petrolifere avrebbero ignorato più volte il sistema di allarme dell’oleodotto, mentre il greggio si riversava nell’oceano.
Era l’inizio di ottobre 2021 quando, per la rottura di un oleodotto nel Pacifico, si è creata un’enorme chiazza di petrolio in mare che ha raggiunto la costa di Huntington Beach, in California. Da subito è stato difficile individuare il motivo scatenante dell’incidente. E ora gli inquirenti vogliono capire se ci sia stata una negligenza da parte delle compagnie petrolifere che gestivano l’impianto.
Il gran giurì federale ha accusato di scarico illegale di petrolio la compagnia petrolifera texana Amplify energy, insieme ad altre due società sussidiarie. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che l’oleodotto fosse stato danneggiato già a gennaio 2021, per l’urto contro l’àncora di una nave mercantile durante una giornata di forte vento. Questo episodio avrebbe quindi contribuito al guasto del 1° ottobre, responsabile dello sversamento di 94.600 litri di petrolio in mare.
Anche dopo l’incidente, le aziende avrebbero ripetutamente ignorato il sistema d’allarme per ben 13 ore. Ore nelle quali il greggio continuava senza sosta a riversarsi nell’oceano, con tutto ciò che ne consegue per l’ecosistema. Amplify energy punta il dito contro la compagnia di navigazione (di cui non è stato reso noto il nome) e sostiene che il sistema d’allarme sia stato ritenuto inattendibile perché già più volte non aveva funzionato correttamente. In caso di condanna, le compagnie petrolifere potrebbero essere soggette a sanzioni milionarie.
Le decine di migliaia di litri di petrolio finiti in mare a inizio ottobre hanno creato una gigantesca chiazza di 33 chilometri quadrati che ha raggiunto la costa della contea di Orange. La spiaggia è stata immediatamente chiusa. Già nei giorni successivi sono stati trovati pesci morti, uccelli ricoperti di petrolio e residui di greggio nelle paludi costiere di Talbert marsh. Si tratta di un ecosistema molto delicato, habitat di diverse specie animali e vegetali endemiche e prezioso anche per la sua capacità di filtrare gli inquinanti. Soltanto a fine novembre è stato ridato il via libera alla pesca, dopo aver verificato che i livelli di tossine nella popolazione ittica restassero entro i limiti di sicurezza.
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