L’Agenzia internazionale dell’energia spiega che nel 2025 le emissioni di metano sono state pari a 580 milioni di tonnellate.
Le carote cambieranno sapore, i cavoli saranno una rarità e le mele potrebbero cuocere al sole: riusciremo a “digerire” i cambiamenti climatici?
Carote, melanzane, fragole, limoni, patate, lenticchie. I cambiamenti climatici modificheranno la resa e la qualità di numerosi prodotti alimentari nei prossimi decenni. A spiegarlo è uno studio scientifico australiano, pubblicato nel mese di marzo dal Melbourne sustainable society institute, in collaborazione con il Wwf. L’analisi sottolinea come il sapore di alcune varietà di frutta e verdura cambierà sensibilmente a causa delle temperature sempre più elevate. Al contempo, gli episodi meteorologici estremi e via via più frequenti metteranno a rischio alcune colture, e renderanno alcuni prodotti rari e costosi.
È il caso, ad esempio, delle mele, che sono particolarmente sensibili al caldo eccessivo nel periodo di maturazione: anche soli dieci minuti di esposizione a condizioni di calore estremo, spiega il rapporto, possono causare bruciature nella buccia. Già nell’agosto del 2013, uno studio giapponese pubblicato dalla rivista Scientific Reports si era concentrato sul frutto, concludendo che la crescita delle temperature medie porterà ad una fioritura precoce degli alberi, con effetti diretti sull’acidità, sulla consistenza e sulla presenza di zuccheri nelle mele.
Le piantagioni di ananas, che in Australia sono prodotte soprattutto sulle coste settentrionali del Queensland, potrebbero invece subire ripetute distruzioni a causa delle tempeste (come già accaduto col ciclone Yasi nel 2011). Il periodo di impollinazione dei mirtilli potrebbe poi risultare sempre meno ampio, mentre i cavoli (che hanno bisogno di condizioni fresche e umide), potrebbero vedere la fase di maturazione limitata a un solo mese già nel 2030. Le carote potrebbero cambiare sapore, consistenza e struttura fisica; la produzione di latte e formaggi potrebbe subire forti riduzioni, così come quella di miele.

Ancora, gli alberi di limone potrebbero anticipare troppo la comparsa dei frutti, limitando così la raccolta. Per le piantagioni di mais, grano e pomodori diventerà sempre più difficile assicurare la quantità necessaria di acqua. Fragole, limoni, patate, rape, lenticchie e ceci garantiranno infine rendimenti agricoli ben inferiori a quelli attuali, che saranno inoltre minacciati dall’insorgere di malattie.
Lo studio si concentra sull’Australia, ma il problema, come noto, è globale. La Fao, non a caso, ha più volte posto l’accento sulle conseguenze dei cambiamenti climatici sulla fame, la malnutrizione e la sicurezza alimentare nel mondo.
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