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Quindici giovani hanno denunciato il governo del Canada per non aver fatto abbastanza contro i cambiamenti climatici. Ora è iniziato il processo.
A Vancouver si è aperto un processo storico contro il governo federale del Canada per inazione climatica. La causa è stata intentata da un gruppo di giovani che lamentano come gli eventi meteorologici estremi, diretta conseguenza delle politiche canadesi poco incisive sul clima, abbiano influito in modo negativo sulle proprie vite. Sono tante le tematiche portate nell’aula del tribunale: dal cambiamento delle abitudini quotidiane a causa di fenomeni come gli incendi e il caldo estremo alle difficoltà nel pianificare il futuro, passando per l’impatto sulla salute fisica e mentale di una condizione di emergenza climatica divenuta ormai la nuova normalità.
Si tratta della prima causa per il Canada, e tra le prime nel mondo, in cui un governo deve affrontare un processo sulla legittimità e l’adeguatezza delle proprie politiche climatiche. E avviene proprio mentre l’esecutivo guidato da Mark Carney sta smantellando molte delle norme di tutela ambientale, dando nuova spinta al fossile.
Nell’ottobre del 2019 oltre 10mila persone, tra cui l’attivista Greta Thunberg, hanno sfilato per le strade di Vancouver per sollecitare i leader del Canada ad agire concretamente sulla crisi climatica. È in quell’occasione che un gruppo di attivisti, di età compresa tra i dieci e i 19 anni, ha annunciato che avrebbe presentato una causa contro il governo federale per il suo contributo all’emergenza climatica.
Il caso ha preso il nome di La Rose v. His Majesty the King e ha tratto origine dalla convinzione, da parte dei ricorrenti, che l’inazione climatica del Canada abbia violato i diritti alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale tutelati dall’articolo 7 della Carta canadese dei diritti e delle libertà. Inizialmente un tribunale federale l’ha respinta perché ha ritenuto la causa troppo generica, poi una corte d’appello ha permesso ai querelanti di modificare la loro denuncia e di focalizzarla su una politica specifica. I riflettori si sono allora posizionati sulla legge sulla responsabilità per le emissioni nette zero (Net-Zero Emissions Accountability Act) e il relativo piano climatico per il 2030, considerati incompatibili con un sistema climatico sicuro perché troppo blandi. Il caso è stato così ammesso al processo iniziato il 23 ottobre e che è il primo di questo tipo nella storia del Canada.
I querelanti hanno profili e storie diverse ma tutte riconducibili all’emergenza climatica. L’organizzazione non profit ambientalista One Earth ne ha raccolte alcune.
Cecilia, che arriva da Toronto, soffre di asma allergica e le sue condizioni di salute sono andate peggiorando con l’innalzamento delle temperature, le stagioni polliniche sempre più lunghe e l’aumento degli incendi boschivi e dei relativi fumi. Zoe ha invece dovuto passare diversi giorni in casa, come in una sorta di lockdown, a causa degli incendi boschivi che hanno devastato i boschi intorno a Vancouver mentre una casa della sua famiglia a Hopkins Landing è oggi minacciata dall’erosione delle coste. Leandrea, che appartiene al popolo indigeno Tlingit, ha visto siccità, incendi e inondazioni interrompere le attività di raccolta, pesca e apprendimento del suo villaggio. Sophia, che appartiene al popolo indigeno Mi’kmaq, ha sottolineato come il riscaldamento delle acque e il declino delle popolazioni di salmoni abbiano accorciato la stagione della pesca mentre il caldo, la siccità e gli incendi boschivi hanno stravolto la quotidianità della sua comunità. Kira, originaria di Yellowknife, è stata invece sfollata per un mese a causa degli incendi boschivi. Saj ha raccontato come l’emergenza climatica abbia stravolto la sua pianificazione familiare, visto che ha iniziato a mettere in dubbio il suo desiderio di avere figli per il contesto di estrema fragilità ambientale in cui versa il Pianeta.
A testimoniare durante la prima udienza è stata chiamata anche Elizabeth Pinsky, pediatra e psichiatra dell’infanzia e tra le persone che hanno fondato Climate Code Blue, un gruppo di attivisti per il clima nel settore sanitario. Pinsky ha descritto con approccio scientifico come l’incidenza di depressione, ansia e disturbo da stress post-traumatico si impenni tra i più giovani nelle aree colpite da eventi meteorologici estremi.
L’obiettivo del gruppo di querelanti è arrivare a una pronuncia che riconosca come l’inazione statale nella lotta ai cambiamenti climatici costituisca una violazione dei loro diritti costituzionali e che obblighi il governo a sviluppare e attuare in parallelo un piano di decarbonizzazione.
Secondo un rapporto dello stesso governo canadese, dal 1970 il paese si è riscaldato a una velocità doppia rispetto alla media globale e se le attuali politiche climatiche globali dovessero proseguire il Canada potrebbe arrivare a un aumento medio delle temperature di circa cinque gradi entro la fine del secolo. A peggiorare le cose anche la linea del governo guidato da Mark Carney, insediatosi nel 2025. Molte politiche che andavano nella direzione della tutela ambientale e della riduzione delle emissioni sono state smantellate nel corso di questi due anni e tra le misure più contestate ci sono l’abolizione dello standard per i veicoli elettrici, la cancellazione del tetto massimo alle emissioni di petrolio e gas e la fine della tassa sul carbonio a carico dei consumatori. In parallelo l’attuale esecutivo sta dando slancio al settore dei combustibili fossili, con programmi di finanziamento per nuovi oleodotti e di espansione di un impianto di esportazione di gas naturale liquefatto.
“I recenti cambiamenti nelle politiche federali hanno reso l’impegno del Canada a raggiungere le zero emissioni nette ancora più irraggiungibile, minando al contempo la nostra credibilità nel sollecitare altri paesi ad attuare le riduzioni delle emissioni necessarie”, ha evidenziato Ryan Ness, direttore di ricerca presso il Canadian Climate Institute. Secondo gli analisti il Canada si sta sempre più allineando agli Stati Uniti in termini di politiche climatiche tanto che la percentuale di emissioni che il paese dovrebbe abbattere entro il 2030 è stata ridimensionata al 14 per cento rispetto al 30 per cento di qualche anno fa. Con la loro causa storica, la prima di questo tipo nel paese, i 15 querelanti mirano a rimettere il Canada sui binari della lotta ai cambiamenti climatici attraverso politiche efficaci e incisive. E, in caso di vittoria, a dare uno strumento alla società civile di tutto il mondo per denunciare l’inazione climatica dei rispettivi governi.
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